La libertà simmetrica di Wes Anderson. L'americano cosmopolita, gioioso e rigoroso che ama girare film con gli amici
di Antonio MondaMentre lo intervistavo per questo giornale sui Tenenbaum mi sono reso conto che Wes Anderson continuava a studiare il modo in cui parlavo, gesticolavo e persino il modo in cui ero vestito. Ero spiazzato e un po’ intimidito, e ho capito il perché di quello strano atteggiamento quando mi ha proposto qualche giorno dopo di recitare nelle Avventure acquatiche di Steve Zissou. Ho citato questo episodio personale perché l’esperienza sul suo set mi ha fatto capire perché esiste un culto di Wes Anderson, che trascende l’aspetto puramente cinematografico.
Il giorno in cui andai a fare la prova costumi mi resi conto che gli abiti erano di una misura più piccola della mia taglia, e dal momento che la responsabile era Milena Canonero, vincitrice di quattro Oscar, non potevo pensare si trattasse di un errore. Ho notato infatti che tutti gli altri interpreti stavano stretti nei loro abiti e ho capito che si trattava di un’idea di regia: nel…
Mentre lo intervistavo per questo giornale sui Tenenbaum mi sono reso conto che Wes Anderson continuava a studiare il modo in cui parlavo, gesticolavo e persino il modo in cui ero vestito. Ero spiazzato e un po’ intimidito, e ho capito il perché di quello strano atteggiamento quando mi ha proposto qualche giorno dopo di recitare nelle Avventure acquatiche di Steve Zissou. Ho citato questo episodio personale perché l’esperienza sul suo set mi ha fatto capire perché esiste un culto di Wes Anderson, che trascende l’aspetto puramente cinematografico.
Il giorno in cui andai a fare la prova costumi mi resi conto che gli abiti erano di una misura più piccola della mia taglia, e dal momento che la responsabile era Milena Canonero, vincitrice di quattro Oscar, non potevo pensare si trattasse di un errore. Ho notato infatti che tutti gli altri interpreti stavano stretti nei loro abiti e ho capito che si trattava di un’idea di regia: nel film i personaggi sono costantemente a disagio, e questa inaspettata costrizione funzionava perfettamente per proiettare tale condizione.
Lo stesso giorno ho capito che Wes ama circondarsi di persone fidate, con cui ha instaurato un rapporto di autentica amicizia. Non è un caso che in tutti i suoi film, a cominciare da Bill Murray, ci sono quasi sempre gli stessi attori, ed è questo il motivo per cui spesso recitano non professionisti. È un’impostazione per lui imprescindibile: Wes costruisce intorno a sé un ambiente protetto e giocoso, e per quanto possa apparire incredibile, il motivo per cui Asteroid City è stato girato in Spagna e non in Italia, è che non ha trovato un albergo nei pressi di Cinecittà che avesse a disposizione in quei giorni posto per l’intero cast e la troupe. Nasce dalla stessa filosofia l’arrivare ai festival tutti insieme sul pullman di proprietà del regista che, detestando i voli aerei, ha contemplato di acquistare anche un treno per gli spostamenti americani.
Il terzo elemento appreso in quell’occasione è che ha nei confronti dell’arte e della vita l’atteggiamento di assoluta serietà che hanno i bambini quando giocano. Questa apparente contraddizione ne genera un’altra ancora più significativa: il suo linguaggio è nello stesso tempo giocoso ed estremamente rigoroso. L’eleganza eccentrica che contraddistingue i suoi personaggi obbedisce a una minuziosa ricerca di ordine e parallelamente a un anelito di libertà: in questo interpreta come nessuno le contraddizioni del nostro tempo, e la sua raffinatezza dandy lo rende il più riuscito dei suoi personaggi.
Non c’è nulla di inquietante e autoritario in questa ricerca d’ordine, anzi sembra rispondere all’anelito per qualcosa che dia un’armonia, forse addirittura un senso all’intera esistenza. Grazie ai colori vivaci e i personaggi over the top tutto viene reso lieve da una dimensione da fiaba che genera una realtà parallela appena distante da quella reale: ciò è evidente anche nelle ambientazioni, come ad esempio la città dei Tenenbaum che è, ma nello stesso tempo non è New York. I suoi film hanno inoltre un sottofondo malinconico ma sono pieni di un’ironia, e questa ennesima contraddizione, che ha un ruolo catartico, è retta da un talento indubbio e originalissimo, che lo rende imitato ma inimitabile.
C’è da aggiungere che Wes è imprescindibilmente americano, ma nello stesso tempo assolutamente cosmopolita: nativo di Houston, vive tra Parigi, New York e la campagna inglese. Infine, trattandosi di un autentico artista, Wes è dotato anche di intuizioni profetiche: in quel film mi chiese di interpretare il direttore di un festival dieci anni prima che lo diventassi. Questa dialettica tra ordine e libertà non gli impedisce momenti di creazioni nonsense: in occasione dell’uscita del DVD del film nel quale recitavo immaginò insieme a Noah Baumbach, all’epoca suo sceneggiatore, un finto programma di critica cinematografica di una immaginaria rete televisiva italiana intitolato Mondo Monda. Anche in quel caso curò nei minimi dettagli i costumi e mi chiese di porre domande assolutamente pompose alle quali lui e Noah rispondevano in maniera nonsense, alternate a questioni demenziali alle quali replicavano in maniera seriosa. Nel frattempo la linea saltava costantemente e appariva il monoscopio. Si trattava di un divertissement, ma alcuni critici ritennero che fosse un autentico programma televisivo che definirono “bizzarro.”