Wes Anderson: "Vi racconto come si vive sul mio set: tavolate collettive e poi si suona la chitarra"
dalla nostra inviata Chiara UgoliniVivere in un mondo alla Wes Anderson è il desiderio di tanti spettatori. Che qui a Cannes o da settembre nei cinema italiani potranno rivivere l'incanto di entrare in uno degli spazi paralleli costruito dal regista texano. Con Asteroid City, presentato al festival in concorso, ha ricostruito nel deserto spagnolo un'immaginaria cittadina americana a due passi dagli esperimenti nucleari nel 1955. Qui, un gruppo di scienziati cadetti e i loro genitori si riuniscono per premiare i più inventivi e celebrare i progressi della scienza e della corsa allo spazio nel luogo dove un meteorite è conservato come una reliquia.
Ci sono la diva cinematografica Midge Campbell (Scarlett Johansson) e la sua brillante figlia, un padre da poco vedovo Augie Steenbeck (Jason Schwartzman) con il figlio che ha inventato una macchina per proiettare sulla luna immagini commerciali, le tre figlie piccole e il nonno (Tom Hanks), un'intera classe in gita scolastica con l'irremovibile ma affettuosa insegnante (Maya Hawke), un gruppo di musicisti cowboy capitanati da Montana (Rupert Friend); e, ancora, il tipo che gestisce il motel di bungalow (Steve Carell), la scienziata che lavora all'osservatorio (Tilda Swinton), il meccanico (Matt Dillon) e un'infinità di altri personaggi le cui storie si intrecciano fino a che l'apparizione di un alieno, venuto a riprendersi il suo meteorite, non costringerà l'esercito e il presidente Usa a mettere tutti in quarantena.
"Abbiamo scritto il film durante la parte più intensa della pandemia da Covid, sicuramente senza quella esperienza la quarantena nel film non ci sarebbe stata ma non l'abbiamo fatto apposta. Il momento della scrittura è quello di maggiore improvvisazione: prima non hai niente, poi una scintilla e tutto quello che appartiene alla vita entra in quello che scrivi - spiega Wes Anderson - Le riprese sono avvenute in una fase in cui erano ancora validi i protocolli Covid e questo è stato un bene per noi. Io amo formare una truppa e stare sempre insieme, vivevamo nel deserto nel mezzo del nulla e non voglio dire che il Covid sia stata una cosa buona però noi lo abbiamo sfruttato per il film".
'Asteroid city', il nuovo film di Wes Anderson a Cannes
Poi il regista di Moonrise kingdom e Grand Budapest hotel (che nel frattempo ha già girato in Inghilterra il suo prossimo film, The wonderful story of Henry Sugar da Roald Dahl) racconta nei dettagli la vita da set che ha fatto fare ai suoi interpreti. "Amo stare con gli attori, fin dal mio primo set (Rushmore, ndr), che era il primo su cui mettevo piede in vita mia: lì ho capito che gli attori sono diversi da chiunque altro membro della troupe e da me. Sono connessi tra loro perché loro saranno il film e cercano di osservare e ricreare i dettagli più piccoli, questo crea una connessione affascinate che amo. Mi piace creare delle grandi tavolate ed è stato bello dopo cena fare musica insieme. Sul set c'era il musicista brasiliano Seu Jorge (uno dei cowboy) che dopo cena tirava fuori la chitarra e altri si univano a lui per fare musica e in qualche modo questa atmosfera è finita dentro il film".
A chi in conferenza gli ha chiesto se crede negli alieni ha risposto: "Non farei affidamento sulle mie opinioni a riguardo, non sono particolarmente preparato. La ricerca che è andata in questo, per quanto ampia fosse, per il momento non ha trovato riscontri nel mondo accademico. Stephen Hawking insisteva sul fatto che è numericamente improbabile che non ci sia vita extraterrestre, ma io non lo so davvero".
Mentre a chi gli fa notare che il suo cinema è molto lontano dai prodotti mainstream e nonostante due youtuber abbiano provato a realizzare un trailer di Star Wars in stile Wes Anderson il suo stile è unico e inimitabile, il regista replica: "L'atmosfera che creo sul set finisce per condizionare tutto il modo di fare il film. Molti aspetti di Asteroid city avremmo potuto realizzarli in postproduzione e invece lo abbiamo fatte nel deserto spagnolo. Quando Scarlett dice che si è sentita come in una pièce teatrale sono contento perché quello è l'effetto che voglio ottenere, amo il teatro non ho mai realizzato uno spettacolo teatrale perché bisogna prenotare la sala molto tempo prima e non potrei gestire l'ansia di non finire in tempo la sceneggiatura. Non potrei mai lavorare con il green screen, io lavoro con la pellicola; il mio modo di fare cinema è più simile ai film degli anni Trenta che alla maggior parte di quelli di oggi".