✕

Carlo Conti e quella serata con Francesco Nuti: "Nessuno lo aveva dimenticato, vinceva con la tenerezza"

(ansa)
Il conduttore ricorda l'amico scomparso a 68 anni. "Vennero in settemila per abbracciarlo quando lo festeggiammo a Firenze. Geniale e fragile, aveva bisogno dell'affetto del pubblico"
1 minuti di lettura

Carlo Conti ha la voce rotta dall'emozione, la morte di Francesco Nuti lo tocca profondamente: «Era una persona speciale, univa l’intelligenza alla tenerezza, un mix perfetto».

Il ricordo più emozionante?
«Il pensiero va alla serata al Mandela Forum di Firenze, l’11 maggio del 2014, quando arrivarono settemila persone per abbracciarlo. Avrebbe compiuto 59 anni il 17. Con Marco Masini, Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni gli organizzammo la festa».

Era pieno di gente, nessuno lo aveva dimenticato.
«E nessuno lo dimenticherà, il pubblico è legatissimo ai suoi film, commedie entrate nella storia del cinema. La figlia Ginevra gli dedicò Sarà per te, lui per salutare la gente che lo acclamava riuscì ad alzarsi dalla carrozzina. Commovente. Poi ricordo un’altra serata, allegra, gioiosa, prima dell’incidente».

…

Carlo Conti ha la voce rotta dall'emozione, la morte di Francesco Nuti lo tocca profondamente: «Era una persona speciale, univa l’intelligenza alla tenerezza, un mix perfetto».

Il ricordo più emozionante?
«Il pensiero va alla serata al Mandela Forum di Firenze, l’11 maggio del 2014, quando arrivarono settemila persone per abbracciarlo. Avrebbe compiuto 59 anni il 17. Con Marco Masini, Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni gli organizzammo la festa».

Era pieno di gente, nessuno lo aveva dimenticato.
«E nessuno lo dimenticherà, il pubblico è legatissimo ai suoi film, commedie entrate nella storia del cinema. La figlia Ginevra gli dedicò Sarà per te, lui per salutare la gente che lo acclamava riuscì ad alzarsi dalla carrozzina. Commovente. Poi ricordo un’altra serata, allegra, gioiosa, prima dell’incidente».

Racconti.
« Andammo con Francesco e Leonardo al ristorante, solo noi tre. Una serata passata a chiacchierare e a ridere davanti a un buon Chianti».

(fotogramma)

Il carattere?
«Era affettuoso, geniale e fragile, aveva bisogno dell’affetto del pubblico. Oggi mi viene da pensare, con amarezza, che se anche avesse dovuto scontare qualche peccatuccio, l’ha scontato con un calvario terribile».

È stato di ispirazione?
«Era un fuoriclasse, con una sensibilità unica nel raccontare le storie, ci faceva emozionare e teneramente divertire. Per noi toscani è stato un punto di riferimento con i Giancattivi, come Paolo Poli e Roberto Benigni. Diventargli anche amico è stato un privilegio».