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Amore e violenza alla Mostra del cinema. E Venezia si specchia nei colori di Roma

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Tre dei sei film italiani in concorso sono ambientati nella Capitale
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VENEZIA — C’è tanta Roma nella Mostra di Venezia che s’apre oggi. La capitale è protagonista di tre dei sei film italiani in concorso e di molti altri nelle sezioni della rassegna: raccontano una capitale di grande bruttezza o di terribile bellezza in cui s’intrecciano alto e basso, politica e suburra, centro storico e periferia degradata. Un città che è specchio del Paese, di cui si affronta la storia e l’immaginario: cinematografico, mediatico, criminale.

Finalmente l’alba di Saverio Costanzo è la Cinecittà dei sandaloni — i film di antichi romani — gli anni Cinquanta dei divi e delle comparse, dei festini orgiastici e del caso Montesi. Adagio di Stefano Sollima è l’Apocalisse dei fuochi all’orizzonte e dei blackout…

VENEZIA — C’è tanta Roma nella Mostra di Venezia che s’apre oggi. La capitale è protagonista di tre dei sei film italiani in concorso e di molti altri nelle sezioni della rassegna: raccontano una capitale di grande bruttezza o di terribile bellezza in cui s’intrecciano alto e basso, politica e suburra, centro storico e periferia degradata. Un città che è specchio del Paese, di cui si affronta la storia e l’immaginario: cinematografico, mediatico, criminale.

Finalmente l’alba di Saverio Costanzo è la Cinecittà dei sandaloni — i film di antichi romani — gli anni Cinquanta dei divi e delle comparse, dei festini orgiastici e del caso Montesi. Adagio di Stefano Sollima è l’Apocalisse dei fuochi all’orizzonte e dei blackout, il corto circuito in una metropoli terminale tra l’arroganza impunita delle nuove bande e la generazione sbiadita del romanzo criminale. Enea di Pietro Castellitto, i circoli e le serate sballate nella capitale allucinata degli iperborei, nichilismo romantico e spaccio, genitori altoborghesi sedati dal benessere ma con le radici affondate nella voglia di vita del Boom. I film degli altri autori in gara, Matteo Garrone (Io, capitano) Edoardo De Angelis (Comandante) e Giorgio Diritti (Lubo) sono invece altrettante finestre sul mondo — l’Africa, la Svizzera, l’Atlantico — affrontano i temi di confini, accoglienza, segregazione, soccorso.

'Comandante' Piefrancesco Favino nel film di Edoardo De Angelis - trailer

Il presidente di giuria Damien Chazelle, che ha girato un anno fa Babylon sulla ruggente Hollywood degli anni Venti, apprezzerà la ricostruzione di quella sul Tevere fatta da Saverio Costanzo. Il regista torna al Lido (il primo settembre) nove anni dopo Hungry hearts e a cinque dal passaggio con la serie L’amica geniale. 1954: la ventenne Mimosa (Rebecca Antonaci) accompagna, scortata dalla madre, la sorella a Cinecittà ai provini per un peplum sulla prima donna faraone dell’Egitto. Incrocia la sua strada con la diva Lily James e il giovane divo col sorriso di Joe Keery di Stranger Things. È l’inizio di un viaggio notturno di crescita, eccitante, straniante, pericoloso. La storia è ambientata pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Wilma Montesi sulla spiaggia di Capocotta. Ventun anni, figlia di un falegname e di una casalinga, legata alla sorella Wanda, fidanzata — senza entusiasmo — a un poliziotto, comparsa a Cinecittà, sulla morte tante ipotesi tra cui quella di un festino nella villa di un potente. «Ero partito dall’idea di un film su quello che rappresentò per l’Italia il primo assassinio mediatico, poi ho preso un’altra strada» spiega il regista.

Adagio, il 2 settembre: siamo in una Roma al grado zero — groviglio di strade e cemento, appartamenti fatiscenti, black out e incendi. Un sedicenne, spedito a una festa segreta per filmare un personaggio misterioso, si ritrova incastrato in un meccanismo più grande, tra mondo di mezzo, politica, istituzioni corrotte. Per Sollima, che chiude la trilogia dopo Romanzo criminale e Suburra, è «il racconto del declino inesorabile, struggente, di tre vecchie leggende della Roma criminale alla ricerca di una redenzione impossibile in un mondo piu cinico, caotico e feroce di quello che avevano governato negli anni d’oro». Le vecchie leggende sono Favino, Servillo e Mastandrea. Il 5 settembre tocca a Pietro Castellitto, 31 anni, due anni fa debuttava con I predatori, stavolta porta Enea in cui recitano il padre Sergio e il fratello Cesare, l’amata è Benedetta Porcaroli, l’amico è Giorgio Quarzo Guarascio, il cantautore Tutti Fenomeni. È il racconto di una generazione che vive tra circoli luossuosi e spaccio, tra noia e ricerca d’emozioni, non lontana da quella del romanzo di debutto di Castellitto, Gli iperborei: «Vogliono capire — dice il regista — fino a che punto ci si possa sentire vivi oggi, all’alba di un millennio saturo di guerre raccontate e attentati soltanto visti».

La Roma al Lido è anche quella del nuovo governo, in procinto di “occupare” il tappeto rosso e le poltrone del Palazzo del cinema. È già al Lido il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, a cui è affidato il futuro prossimo della Mostra: la scelta del nuovo presidente della Biennale dopo il saluto di Roberto Cicutto, mentre il direttore Alberto Barbera si proietta nell’edizione 2024 per portare a termine un progetto iniziato nel 2012 che ha rimesso la rassegna veneziana al centro del cinema mondiale.

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