Calopresti e il documentario su Versace: “Vicenda surreale, prima invitato alla Festa di Roma poi bocciato senza ragioni”
di Arianna FinosIl regista Mimmo Calopresti
Invitato, revocato, censurato? Mimmo Calopresti racconta la surreale vicenda legata al suo docufilm su Gianni Versace, L’imperatore dei sogni, che prima ha ricevuto l’invito alla Festa del cinema di Roma da parte della direttrice Paola Malanga e poi la revoca dell’invito, indirizzata ai produttori di Quality Film: causa “la mancata partecipazione della famiglia Versace al titolo in oggetto, la festa di Roma ritira l’invito”. Interpellato da Repubblica per messaggio, Santo risponde gentilmente di “non essere interessato all’argomento”. Il produttore di Minerva, Gianluca Curti, al telefono: “Posso dire solo questo alla base c’è un fraintendimento, il doc a parer nostro non era finito, non è pronto, bisogna lavorarci ancora, anche se è una buona base”.
Versace nel suo studio, 1985
Calopresti, cosa è successo?
"Una follia. Prima di Venezia avevano visto il fi…
Invitato, revocato, censurato? Mimmo Calopresti racconta la surreale vicenda legata al suo docufilm su Gianni Versace, L’imperatore dei sogni, che prima ha ricevuto l’invito alla Festa del cinema di Roma da parte della direttrice Paola Malanga e poi la revoca dell’invito, indirizzata ai produttori di Quality Film: causa “la mancata partecipazione della famiglia Versace al titolo in oggetto, la festa di Roma ritira l’invito”. Interpellato da Repubblica per messaggio, Santo risponde gentilmente di “non essere interessato all’argomento”. Il produttore di Minerva, Gianluca Curti, al telefono: “Posso dire solo questo alla base c’è un fraintendimento, il doc a parer nostro non era finito, non è pronto, bisogna lavorarci ancora, anche se è una buona base”.
Versace nel suo studio, 1985
Calopresti, cosa è successo?
"Una follia. Prima di Venezia avevano visto il film i selezionatori della Festa di Roma, un docufilm con una piccola parte documentaristica, anche con delle ricerche molto importanti, con scoperta di materiali su Gianni Versace. Abbiamo iniziato a parlarne, è arrivata una lettera che diceva che il 29 ottobre si prevedeva una proiezione importantissima. La Film Commission della Calabria era felice, abbiamo iniziato a organizzare una grande festa con musica e indossatrici”.
È vero che erano previste Carla Bruni e Naomi Campbell?
“Carla Bruni è ovviamente un’amica e ne avevamo parlato, mi proponevo di chiamare Naomi, cosa normale per un film come questo. E la Calabria Film Commission era pronta a sostenere la cosa, c’è una lunga parte del film girata in Calabria, si parla di quando Versace era ragazzo, della sua formazione, del rapporto con la madre, che comprende la sua sensibilità particolare. La produzione è al cinquanta per cento di Matteo Curti e Minerva, che fino a quel momento ha pagato, c’è dentro tanto Versace in Minerva. Due giorni prima della conferenza stampa la direttrice chiama la produzione e dice che non se ne fa niente perché Santo non è d’accordo, non gli va bene”.
Ma l’ha visto e non gli è piaciuto?
“No, non lo so. Posso ipotizzare che volesse fare un altro progetto sul fratello partendo dal suo libro, o una fiction, o che tutte le volte che esce qualcosa sul fratello c’è sempre un problema psicologico enorme”.
Ma come mai questa cosa non è uscita nell’anno e mezzo di produzione?
“Per questo parlo di follia. Quando il Festival ha revocato l’invito, Santo mi ha mandato un messaggio: “Caro Mimmo, io sono fuori dal progetto, non c’entro niente con questo progetto”. Ripeto, mi sembra una questione psicologica. Parlare del fratello forse gli crea problemi. Io mi ritengo un buon amico di Santo, lo conosco da così tanti anni….”.
La Festa di Roma può metterlo anche se metà dei produttori non vogliono?
“Ma se gli piace un progetto un festival lo tiene. Anche perché l’altro 50 per cento di produttori del film, invece, è favorevole alla partecipazione al festival. Non mi è piaciuto questa risposta generica data da Malanga, così da amica di Santo... Poi, ufficialmente, il festival dice che il film non era finito ma era lo stesso che avevano visto prima di Venezia, a parte un piccolo lavoro di post produzione che non ne altera il senso. Che la famiglia Versace si metta a censurare un film su Gianni mi pare troppo, anche perché ci sono materiali forniti da Santo”.
E ora?
“Usciremo lo stesso, troveremo un distributore nazionale e internazionale, gli altri produttori vogliono andare avanti”.