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MIA 2023, il futuro di piattaforme e tv: sempre più reality e doc

MIA 2023, il futuro di piattaforme e tv: sempre più reality e doc

James Townley, Chief Content Officer di Banijay, è intervenuto alla nona edizione del Mercato Internazionale Audiovisivo a Roma per parlare di prodotti televisivi non scripted

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Spesso guardare oltreoceano ci permette di prevedere le tendenze che arriveranno in Italia. E sul lato dell’intrattenimento i numeri parlano chiaro: in televisione e sulle piattaforme vedremo sempre più reality show, un format che piace e che funziona.

“Stiamo studiando nuove proposte, perché non vogliamo che l’audience si annoi. Gli spettatori chiedono più prodotti audiovisivi non scripted, come documentari e, appunto, reality show”, queste le parole di James Townley, Chief Content Officer, Development di Banijay, nel corso della nona edizione del MIA, il Mercato Internazionale Audiovisivo, che si svolge a Roma fino al 13 ottobre.

I nuovi reality di successo

Banijay è tra i produttori internazionali che investe per portare sul mercato idee nuove e allettanti per il pubblico, anche quando si parla di reality show. Tra i format nuovi e originali che hanno avuto molto successo Love is blind, distribuito anche in Italia su Netflix; l’australiano The Summit, in un cui un gruppo di persone cerca di raggiungere la cima di una montagna, affrontando varie peripezie o il danese Shaolin Heroes, dove alcune celebrità vengono addestrate da maestri di kung fu. “La società cambia – ha spiegato Townley - e l’intrattenimento si adatta a questi cambiamenti per riflettere il proprio tempo. Prendiamo il Grande Fratello: ovviamente non può svolgersi nello stesso modo rispetto a venti anni fa. Oggi c’è un approccio diverso, un’attenzione a ogni cultura e ogni sensibilità. In un reality che funziona gli spettatori possono riconoscersi”.

Nel 2024 arriverà negli Stati Uniti Deal or no deal Island, ossia un programma a metà tra il game show e il reality: i concorrenti del format che in Italia è conosciuto come Affari tuoi si sfideranno su un’isola, anziché nel classico studio televisivo. Una strana accoppiata su cui Banijay scommette, grazie all’intuizione dei suoi creativi. “A Banijay – ha detto Townley – siamo una squadra unita che condivide i rischi delle nuove idee. Ascoltiamo qualsiasi proposta e proviamo a capire insieme se è possibile svilupparla: al momento stiamo investendo in oltre cento progetti. Credo che le idee dei bravi creativi vadano supportate, loro sono il punto di forza del settore. Per questo l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituirli, nonostante sia un ottimo strumento da utilizzare come supporto. Abbracciare le tecnologie è necessario per non essere lasciati indietro, ma ChatGPT non può sostituire l’empatia dei creativi”.

I documentari

Un altro prodotto non scripted che il pubblico gradisce e chiede alle piattaforme sono i documentari. “Ci sono incredibili storie là fuori e la sfida è quella di scegliere le migliori e raccontarle con qualità e talento”, ha detto Townley. In Italia l’investimento sui docu-film e sulle docu-serie sta aumentando sempre di più: dalla Rai a Netflix, fino ai produttori indipendenti, tutti stanno investendo su storie vere. “Mi piace sempre molto venire in Italia perché è un Paese di esperti. Il livello del lavoro è altissimo in materia di documentari. Il mercato italiano è sempre da tenere d’occhio, c’è molto da imparare perché sono i professionisti del settore (che siano produttori, tecnici o commerciali) hanno esperienza e lungimiranza”.

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