L’ultimo viaggio, in ordine di tempo, dell’Italia all’Oscar avviene per mare, sul barcone di Io capitano, guidato da Matteo Garrone, esponente di punta del nostro cinema. Il nostro Paese con l’Academy ha un vissuto speciale. E’ senza dubbio uno dei Paesi che più ha influenzato l’industria cinematografica statunitense attraverso De Sica e Fellini – citati, generazione dopo generazione, dai registi anche mainstream.
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Una storia lunga, iniziata con il cosiddetto "Oscar dimenticato", ovvero quello del primo italiano vincitore del premio, Tony Gaudio, direttore della fotografia originario di Cosenza, che conquistò il riconoscimento nel 1937, per il film Avorio nero di Mervyn LeRoy. Poi, dieci anni dopo, nel 1947, l'Italia salì di nuovo alla ribalta con il neorealismo di Sciuscià, Vittorio De Sica vinse un premio speciale (allora denominato "onorario"), che sarebbe stato la base dei futuri Oscar ai film in lingua straniera (oggi film internazionali).
De Sica, il Neorealismo e la grande Storia
Con l'istituzione dell'Oscar al miglior film straniero è stata per decenni una lunga sequenza di successi. Sarebbero seguiti Ladri di biciclette (1948), Ieri, oggi e domani (1963) e Il giardino dei Finzi-Contini (1970). Pare che gli americani fossero interessati a produrre loro stessi Ladri di biciclette, ma invece dello sconosciuto Lamberto Maggiorani avrebbero voluto Cary Grant, così De Sica se ne era tornato in Italia. Di quel film ci fu una proiezione privata a casa di Merle Oberon e tra gli spettatori Charlie Chaplin. Dopo la proiezione un silenzio lungo, poi Chaplin con gli occhi pieni di lacrime avrebbe detto: “De Sica, torni in Italia perché qui è troppo presto per film così”.
I sogni di Federico
Federico Fellini, il più vincente agli Oscar insieme a De Sica, ha agguantato la statuetta per la prima volta con la pellicola La strada (1954) seguita da Le notti di Cabiria (1957), Otto e ½ (1963) e Amarcord (1973). Il 13 aprile del ’63, contrariato dall’idea di un nuovo viaggio verso l’America, fu premiato, per la terza volta.
Di quel viaggio avrebbe amato ricordare che tutti gli chiedevano di fare un film sull’America, su New York, o magari di mettersi a girare una personalissima Divina commedia, o perché no, un film di fantascienza pura. Lui annuiva “chissà”, pensando che non vedeva l’ora di tornare alla sua amatissima Cinecittà. Altri film vincitori di premio Oscar sono Le mura di Malapaga (1949, produzione italo-francese) di René Clément e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) di Elio Petri.
Le due parole di Tornatore
Una lunghissima pausa, e poi il ritorno alla vittoria con Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso (1988). Ecco un aneddoto dell’autore su quella serata. “Il produttore, Franco Cristaldi, mi chiese se in caso di vittoria sarebbe potuto salire sul palco con me. Ci preparammo entrambi un discorso da 45 secondi. Fellini mi aveva messo in guardia: lascia parlare prima lui e afferra tu l’Oscar, altrimenti se lo prende lui si tiene l’originale e ti dà una copia. Così Billy Crystal ci chiamò su palco, io afferrai la statuetta e lasciai parlare per primo Franco. Che consumò tutti i 45 secondi. Quando arrivai al microfono feci giusto in tempo a dire "excuse me...", volevo scusarmi del mio cattivo inglese, e subito partì la musica e poi la pubblicità. Il giorno dopo il Los Angeles Times scrisse: ieri sera il giovane regista italiano ha vinto due premi in una serata, l’Oscar al film straniero e quello per il più breve discorso nella storia degli Oscar”.
Salvatores e la statuetta nascosta
Nel 1991 è la volta di Mediterraneo di Gabriele Salvatores, una statuetta che l’autore ora tiene sulla libreria di casa, dopo averlo nascosto per anni prima in banca, poi negli uffici della casa di produzione, la Colorado: “Non volevo averlo sotto gli occhi. Perché un Oscar ti cambia la vita, soprattutto nello sguardo degli altri. È come un superpotere, tutti pensano che sei bravo ma non è un microchip in testa che diventi più bravo, sei esattamente quello di prima e rischi di entrare in conflitto con te stesso. E non so nemmeno se me lo sono meritato. Il mio rivale era Lanterne rosse, per me è più bello”.
Il grido di Sophia: “Roberto!”
La vita è bella, 1997, di Roberto Benigni, la passeggiata sugli schienali delle sedie, Sophia Loren che lo chiama dal palco: “Roberto!!!”. Lui, da perfetto italiano, chiamò la mamma per dirle delle tre statuette: “Mamma! – le ho detto - ho avuto sette nomination. E lei mi ha detto: Bravo Robertino, ti voglio tanto bene! Però se le dicevo: mamma, non ho avuto neanche una nomination, lei mi avrebbe risposto: Bravo Robertino, ti voglio tanto bene!”.
‘La grande bellezza’, i Talking Heads e Maradona
E, infine, la vittoria di Paolo Sorrentino con La grande bellezza (2013), l’ultimo italiano a vincere la statuetta. È entrato nella storia del cinema il suo discorso sul palco, anzi la citazione delle sue "fonti di ispirazione": Federico Fellini, Martin Scorsese, Talking Heads e Maradona.
Kolossal e musica
L’Italia riesce ad accaparrarsi anche un Oscar per il miglior regista grazie a Bernardo Bertolucci e al suo kolossal L’ultimo imperatore (1987), che ne vince nove. Ennio Morricone, candidato più volte e vincitore di un Oscar per la colonna sonora di The Hateful Eight (2015), oltre al premio per la carriera. Due riconoscimenti come attrici protagoniste a due grandi stelle italiane: Anna Magnani, che vinse nel 1955 per La rosa tatuata e a Sophia Loren nel 1962 per La ciociara, film diretto da De Sica.
"Tecniche” si fa per dire
Un altro grande vanto per l'Italia sono eccellenze nelle categorie "tecniche": Vittorio Storaro, il musicista Giorgio Moroder, il mago degli effetti speciali Carlo Rambaldi (creatore di E.T. e Alien) e gli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Con loro tanti altri premiati che vanno da Danilo Donati a Pietro Scalia, a Gabriella Pescucci.
Una carriera da ricordare
A vincere l’Oscar alla carriera sono stati Sofia Loren (1991), Federico Fellini (1993), Michelangelo Antonioni (1995) Ennio Morricone (2007), Piero Tosi (2014), Lina Wertmuller (2020), quest’ultima entrata nella storia come prima regista candidata all’Oscar grazie a Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto. Di quella storica serata amava ricordare: “Andai senza troppe aspettative di vittoria, la corsa all'Academy è in realtà una costosissima campagna. Con me c'erano Giancarlo Giannini, Tullio Kezich e sua moglie Lalla. Ricordo che prendemmo un charter notturno per tornare a San Francisco, dove il giorno dopo avevamo le riprese. Aspettammo l'alba in albergo, mangiando a morsi un salame".