Jane Fonda, Michael Douglas, Matthew Modine firmano una lettera contro il nucleare. Effetto Oppenheimer

Jane Fonda, Michael Douglas, Matthew Modine firmano una lettera contro il nucleare. Effetto Oppenheimer

I divi di Hollywood, insieme al nipote dello scienziato, chiedono che si tenga alta la guardia sulle armi atomiche

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Effetto Oppenheimer: alla vigilia degli Oscar dove il film di Christopher Nolan dovrebbe fare man bassa di premi, Jane Fonda, Michael Douglas, Matthew Modine (che nel film di Nolan interpreta il padre del Progetto Manhattan, Vannevar Bush) e Tony Goldwyn (l'alto funzionario dell'amministrazione Truman Gordon Gray), Lily Tomlin, Lisa Rinna, Kristen Stewart, Emma Thompson hanno firmato una lettera aperta chiedendo di non dimenticare l’eredità morale del tormentato fisico nucleare interpretato sul grande schermo da Cillian Murphy. "Oppenheimer aveva ragione a metterci in guardia. Oggi nove Paesi possiedono 13 mila armi atomiche. Alcune 80 volte più potenti di quelle che nel 1945 hanno distrutto Hiroshima e Nagasaki", si legge nel messaggio firmato anche da Alan Cumming, Julianne Moore, Bill Nye, accanto a Charles Oppenheimer, il nipote dello scienziato.

Accompagnato da tabelloni, manifesti e una campagna online, l'appello è stato lanciato per conto della Nuclear Threats Initiative, un think tank globale indipendente che si batte per contenere la minaccia delle armi di distruzione di massa. "Centinaia di migliaia di americani hanno subito danni per il fallout radioattivo di centinaia di test condotti sul suolo degli Stati Uniti. Dal primo esperimento a Los Alamos l'intero pianeta è stato messo a rischio. Dobbiamo fermare questa follia", si legge nel documento in cui si ricorda che "mentre Oppenheimer ormai appartiene alla storia, non è così per le armi nucleari. In un'epoca di grande incertezza anche una sola arma atomica è un'arma di troppo". La campagna capitalizza il successo nelle sale. Il lavoro di Nolan arriva domenica agli Oscar con ben 13 candidature (una in meno di All About Eve, La La Land e Titanic). Basato sul saggio American Prometheus di Kai Bird e Martin Sherwin, il film è stato lo scorso luglio con Barbie il fenomeno dell'estate al cinema con quasi un miliardo di dollari di incassi. Aveva poi intrapreso la strada degli Oscar collezionando riconoscimenti a partire dai Golden Globe, i Bafta (sette statuette) più tre premi alla Sag per miglior cast, miglior attore protagonista (Murphy) e migliore non protagonista (Robert Downey Jr). Oppenheimer è diventato l'undicesimo film ad aver vinto le statuette della Producers Guild, della Sag e dell'associazione dei registi Dga: una 'trifecta' che, con la sola eccezione di Apollo 13, ha portato all'Oscar più prestigioso.

Sindrome cinese
Sindrome cinese 

Non stupisce che Douglas e Fonda siano così impegnati su queste tematiche essendo stati tra le prime star americane a parlare della minaccia nucleare con il film Sindrome cinese, “un film sul quale siamo stati molto attaccati perché era contro l'energia nucleare e poi tredici giorni dopo l'uscita del film c'è stato un incidente in una centrale nucleare in Pennsylvania che praticamente era la stessa raccontata nel film – ha raccontato qualche mese fa Douglas a Cannes – Io prima di fare il film non ne sapevo niente di queste questioni, mi sembrava solo un horror tra un uomo e una macchina, poi ho preso consapevolezza, è stata come un'epifania”. Anche Jane Fonda (86 anni) continua la sua battaglia per l’ambiente e per la democrazia e in vista delle presidenziali di novembre non ha intenzione di farsi scappare un’occasione di impegno. Anche lei era ospite al festival di Cannes lo scorso maggio e ad una platea di giovani cinefili e aspiranti cineasti aveva detto: “Non ho tempo per il cinema, sono troppo occupata a combattere il cambiamento climatico. Conto di aiutare a far eleggere chi davvero farà la differenza e fermerà questa tragedia. Non ci sarebbe crisi climatica se non ci fosse razzismo, io sono convinta che il patriarcato e il razzismo siano alla base di ogni ingiustizia. Dobbiamo uscire dai silos perché tutto è connesso, dobbiamo risolvere tutto perché non basterà risolvere solo una delle sfide di oggi. Alle nuove generazioni dico che non basta la protesta, occorre prendere il potere. È troppo tardi per fare solo una protesta, dobbiamo costruire un movimento che non tagli fuori persone, si deve essere capace di parlare con persone che non la pensano come te”.

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