Kirill Serebrennikov e il suo Limonov: “Stiamo vivendo nel mondo che lui aveva sognato, come se il Cremlino si fosse ispirato ai suoi testi”

Kirill Serebrennikov con il cast del film
Kirill Serebrennikov con il cast del film (reuters)

Il film, in concorso, è ispirato al bestseller di Carrère, racconta la storia del controverso poeta russo. “Quando ho iniziato a seguire la sua carriera politica, il mio sguardo è cambiato: il suo partito diede il primo assaggio del fascismo in Russia”

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CANNES – “Purtroppo il cinema non può fermare le guerre. Realizzare questo film è stato un viaggio molto lungo e finalmente siamo qui. Spero che ognuno di noi, che l’arte e che il cinema in particolare possano aiutare le persone a capire e a fermare la violenza che travolge il mondo oggi. Probabilmente sono un romantico, ma io ci credo ancora”.

Nove minuti di applausi al Grand Theatre Lumière per Limonov, la ballata che il cineasta russo Kirill Serebrennikov dedica all’artista sovversivo, film in concorso tratto dal bestseller di Emmanuel Carrère, che fa una comparsata ed è consulente della trasposizione, ma non è sulla Croisette. A incarnare lo scrittore scomparso nel 2020 è Ben Whishaw, il cuore energetico del film che segna la quarta volta di Serebrennikov al Festival di Cannes e che ripercorre la sregolata vita piena di giravolte, e la cinetica carriera di un personaggio divisivo: per alcuni è un delinquente, un militante, uno scrittore underground.

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All’incontro al Resideal, Serebrennikov riprende subito il discorso legato alla guerra: “Succede ogni giorno che migliaia di persone dicono: fermate questa terribile guerra alla Russia. Ma purtroppo le autorità non reagiscono. Non so se conoscete il caso di due signore, una è una mia ex studente, che sono state mette in prigione per aver messo in scena una pièce teatrale. Sono in prigione, con le accuse sono di terrorismo e estremismo, e la pièce teatrale ha ricevuto un importante premio artistico nazionale. Due colleghe sono in carcere per questo. In molti dicono: ‘tutto questo è kafkiano, liberatele’, ma gli alti poteri non reagiscono. Si comportano – aggiunge il regista - mi pare con sempre maggiore sadismo, in modo ancor più violento, non sono convinto che si possa fare qualcosa per cambiare le cose. La volontà oppressiva è molto più forte”.

Il film Limonov è presentato come una ballata. Quanta la fedeltà al personaggio reale? chiediamo al regista che risponde: “È stato Carrère a definire il personaggio. Nel suo romanzo non ha raccontato la vita vera di Limonov, ma una semi finzione. Emmanuel ha creato questo personaggio figlio di invenzione artistica e il mio film è un adattamento basato sul suo libro. La sfida per me è stato prendere il personaggio di Limonov e adattarlo a quello del libro, per questo uso spesso, nel film, l’immagine dello specchio, la duplicità della messa in scena”.

Quanto al bravissimo protagonista, Ben Wishow e la libertà nell’interpretazione, racconta: “Per prepararmi ho letto il libro di Carrère e visto video di Limonov, ci sono anche tanti documentari, in particolare del periodo in cui era a Parigi e poi a Mosca. Ho anche letto i suoi libri che sono stati tradotti in inglese. E poi mi sono basato su quel che diceva Kirill, che mi incoraggiava su come diventare il suo Limonov. E non ho mai giudicato Limonov, ho cercato di comprenderlo e restituirlo. Sì, definire il film una ballata ci ha reso liberi di interpretarlo”.

E al riguardo Serebrennikov fa notare: “Io e Ben parliamo la stessa lingua artistica, lui non è un attore che recita, lui si butta nel personaggio e lo incarna, gli dà vita. La ballata è una forma poetica”.

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Il progetto del film è partito quattro anni fa, nel frattempo, con la guerra in Ucraina, ha assunto un significato diverso. “Quando abbiamo iniziato – dice ancora il regista – non sapevamo che la sua storia avrebbe acquisito una tale importanza. Volevamo raccontare un artista, un poeta pieno di contraddizioni, un personaggio controverso. Poi è scoppiata la guerra, evento enorme e molto doloroso per me, che mi ha stravolto la vita, mi ha costretto a lasciare il Paese in cui vivevo (ora si è trasferito in Germania, ndr). La guerra ha cambiato il progetto, trasformandolo in qualcosa di altro. Non siamo noi che abbiamo fatto il film, è il film che si è realizzato da solo”.

Serebrennikov spiega perché ha voluto realizzare un film su Limonov e il progetto dal quale è partito: “Per me il successo del libro di Carrère è stata una sorpresa, non pensavo a una tale risonanza per una storia su uno strano poeta russo. Ma il libro è diventato un bestseller e questo significa che c’è qualcosa, nel personaggio, per cui la gente crede che sia importante per comprendere il presente, che si riflette nel mondo in cui viviamo oggi”. E aggiunge: “Quando ero giovane leggevo il suo quotidiano Limonka, molto popolare tra i giovani, anticonformista. La sua vita si svolgeva davanti ai nostri occhi, era coraggioso, unico. Ma quando ho iniziato ad avvicinarmi a lui, a seguire la sua carriera politica, il mio sguardo è cambiato: il suo partito, Nazional Bolscevico, fondato nel ’93, diede il primo assaggio del fascismo, di quelli che sarebbero diventati i fascisti russi. Lui voleva la guerra, il ritorno dell’Unione sovietica e la sensazione è che stiamo vivendo nel mondo che lui aveva sognato. Come se il Cremlino si fosse ispirato ai suoi testi. Oggi vorrei ancor più esplorare i meccanismi che hanno portato a questo. Comprendere dove ha inizio il fascismo russo. Non so cosa avrebbe pensato di questa guerra, del bombardamento della sua città natale Kharkiv. Ma so che era favorevole alla annessione della Crimea e sosteneva i separatisti, che considerava non abbastanza radicali al punto di accusare la Russia di debolezza”. Prosegue: “È stato un eroe della mia gioventù, un poeta – dice il cineasta russo - ero affascinato dal suo essere antieroe, contro la borghesia, contro il sistema, bastian contrario eterno, capace di distruggere ogni catena. Questo lo rende una figura affascinante per i giovani. Ma quando si parla di rivoluzione si parla anche di sangue e violenza. E allora la sua rivoluzione non mi interessa, io mi associo a quella non violenta dell’arte e della creatività”. Serebrennikov non ha mai incontrato Limonov “quando avrei potuto farlo era ormai un uomo arcigno, anziano, non voleva essere avvicinato. Non credo sapesse del film, è morto prima. Del libro di Carrère invece penso che sia felice che sia diventato un bestseller, si sentiva come una rockstar, voleva essere al centro della scena”.

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