CANNES – La premier tedesca Cate Blanchett con una cotta per quello canadese, il primo ministro inglese, interpretata Nikki Amuka-Bird, l’unica ad avere a cuore la risoluzione del G7, il francese Denis Ménochet ossessionato dal libro che sta scrivendo sulle sepolture rituali, il giapponese Takehiro Hira, l’americano – il più anziano – Charles Dance e l’italiano, il nostro Rolando Ravello, che quando gli si chiede di cosa si pente risponde: “Di aver partecipato a quella festa vestito da Mussolini”.
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Ispirato al titolo dell’album dei Fleetwood Mac, il film Rumours – fuori concorso – firmato da un trio di registi, i canadesi Evan e Galen Johnson e Guy Maddin, è una commedia farsesca che immagina quello che accade dietro le porte chiuse di un G7 di stanza in Germania dove il tema principale è il “rimpianto”.
I sette leader internazionali si incontrano in un castello tedesco per affrontare una profonda crisi internazionale di cui non si capirà mai veramente il senso, ma mentre cercano di scrivere una risoluzione che tenga insieme le diverse sensibilità e richieste, la situazione diventa rapidamente critica. I telefoni non sono più connessi, gli addetti al catering sono scomparsi, cala la sera e i politici si interrogano su quello che può essere successo mentre degli esseri mummificati li attaccano. Saranno manifestanti si chiedono un po’ stupiti. Sul tavolo tematiche importanti come l’intelligenza artificiale e il cambiamento climatico ma sono in grado queste persone di affrontarle?
"Se voi avete visto i video dei politici che parlano si ha l'impressione che siano totalmente sconnessi dei loro corpi – ha commentato Cate Blanchett che è anche produttrice del film – come parlano, come muovono le mani, l'impressione è che si ascoltano in modo formale. Un mondo assurdo e questo è stato il mio punto di partenza, un punto di partenza grottesco”. Rolando Ravello ha raccontato invece che vorrebbe “un primo ministro come Cate Blanchett, sono serio, non scherzo. Sfortunatamente non è possibile, ne abbiamo un altro, un’altra bionda. Che non è la mia, perché non l’ho votata. Spero che in Italia sia possibile un cambiamento. Più seriamente credo che sia necessaria umanità ed empatia da qualunque parte politica venga un primo ministro”.
Cate Blanchett, rispondendo alla domanda sulle elezioni europee ha aggiunto: “Io sono australiana, noi siamo un popolo piccolo in un Paese enorme, la nostra democrazia è recente ma votare è obbligatorio. Io ho sempre creduto che per rendere una democrazia sana occorre che tutti votino, sono cresciuta pensando che la partecipazione alla vita politica attraverso il voto fosse importante. Ho discusso anche con mio figlio che sostiene ‘se il sistema è corrotto cosa serve partecipare?’ Ma io penso proprio perché il sistema è rotto che qualcosa va fatto per aggiustarlo. Questo non è un film politico ma racconta di persone talmente perse che non riescono a prendere decisioni, continuano a far filosofia senza riuscire a cambiare niente”.
Se il film possa in qualche modo avere un effetto sulla società l’attrice e produttrice ha detto: “I film possono essere valvole di sfogo per lasciare andare un po’ di pressione. Già il concetto che un gruppo molto selezionato di paesi possa affrontare una crisi che riguarda tutto il mondo è una situazione assurda. Vedere il film con il pubblico che rideva ieri sera è stata un’esperienza e credo che fra cinque o dieci anni gli spettatori potrebbero ridere ad aspetti diversi del film. È la conversazione che viene dopo che conta soprattutto”.