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Pupi Avati: “Dopo Castellitto al Csc ci vuole un altro uomo di cinema”

Il regista Pupi Avati (agf)

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All’indomani delle dimissioni del presidente del Centro sperimentale di cinematografia, parla il regista che a suo tempo l’aveva proposto e sostenuto. “Non prenderei il suo posto, voglio continuare a fare film. Il ministro Giuli? Con lui un bell’incontro a Venezia. Poi il silenzio”
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Pupi Avati, lei è nel cda della Fondazione del centro sperimentale, e lei aveva suggerito il nome di Sergio Castellitto.

“Ed era stata una buona idea. La nomina era stata accolta benissimo dal mondo del cinema. Si erano bloccate le polemiche, tolto gli striscioni di protesta di studenti e professori per la cacciata della Donzelli. Castellitto era super partes, non era attaccabile in nessun modo e mi sembra che fosse una genialata”.

Purtroppo però poi sono subentrati molti problemi.

“Non conosco le ragioni esatte. So che Sergio si è speso tantissimo per il Centro, su questo non ci sono dubbi. Che poi ci sono stati fraintendimenti sulla sua attività non l’ho seguito perché il mio apporto era stato quello. La gestione ordinaria del Centro l’ho seguita con distrazione, avendo nel frattempo lavorato sempre”.

Pupi Avati, lei è nel cda della Fondazione del centro sperimentale, e lei aveva suggerito il nome di Sergio Castellitto.

“Ed era stata una buona idea. La nomina era stata accolta benissimo dal mondo del cinema. Si erano bloccate le polemiche, tolto gli striscioni di protesta di studenti e professori per la cacciata della Donzelli. Castellitto era super partes, non era attaccabile in nessun modo e mi sembra che fosse una genialata”.

Purtroppo però poi sono subentrati molti problemi.

“Non conosco le ragioni esatte. So che Sergio si è speso tantissimo per il Centro, su questo non ci sono dubbi. Che poi ci sono stati fraintendimenti sulla sua attività non l’ho seguito perché il mio apporto era stato quello. La gestione ordinaria del Centro l’ho seguita con distrazione, avendo nel frattempo lavorato sempre”.

Lei era stata la prima scelta come presidente.

“No, eravamo stati sia io che Giancarlo Giannini. L’allora ministro Gennaro Sangiuliano ci disse chi lo fa di voi due? Entrambi dicemmo no. Poi è evidente che serviva un’idea e a me venne quella di Castellitto che aveva una posizione politica equilibrata, super partes. A Sangiuliano almeno quel problema l’ho risolto”.

Francesco Rutelli 

L’hanno chiamata ora?

“No, da quando se ne è andato Sangiuliano non mi ha chiamato nessuno. Né ero stato avvertito delle dimissioni dal ministro, che le ha accettate con una formula di cortesia, visto che lo avevo proposto io. Me l’ha ha preannunciato Castellitto “qui non ce la faccio più”. Eppure io mi considero una risorsa, con 56 anni di esperienza cinematografia. Penso di saperne più di tutti in Italia. Si sono fatte le commissioni e nessuno mi ha chiesto un parere. Se mi fai vedere un film italiano io ti so dire in quante settimane è stato girato e quanto è costato, e così mio fratello. Sono quello che ha fatto più film in Italia, tra i registi viventi. Ho maturato, facendo errori, una esperienza sufficiente da poter valutare tutta la filiera, dal momento in cui scrivo un soggetto a quando il film è alla color correction”.

Il ministro Giuli lo ha mai incontrato?

“Ho solo avuto un incontro meraviglioso a Venezia. Subito dopo essere stato nominato è venuto alla proiezione del film insieme a Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. E anziché di correre, come tanti, alla cena dei premiati è rimasto a vedere il film fino alla fine. Questa cosa che mi ha lusingato enormemente e mi ha fatto immaginare che avremmo avuto un magnifico rapporto”.

E invece?

“No, invece. Giustamente lui avrà i suoi referenti, parla con la sua squadra, persone con cui ha una consuetudine. E così da allora il silenzio”.

Castellitto parla di “tanfo di un conflitto di parte e tensioni ostili insopportabili” al Centro sperimentale.

“Il Centro credo che sia stato sempre un nido di vipere, perché il mantenere la scrivania è il tema centrale della giornata, poi se si fa anche qualcosa meglio. E come in genere nelle istituzioni fisiche, ci sono le fazioni. Sergio mi pareva avesse trovato una buona convivenza. Forse aveva bisogno di un tecnico al fianco che conoscesse la macchina, come Caterina D’Amico o Marcello Foti”.

Perché è così difficile trovare un presidente del Centro sperimentale?

“Perché deve obbedire a due esigenze. La prima: non essere schierato troppo a sinistra. E il cinema italiano lo è tutto, tranne me che sono in mezzo. Sono tra i pochi non riconducibile a un partito, come Giannini, ed è per questo che Sangiuliano si era rivolto a noi. Difficile trovare altri. Ci sarebbe Giulio Base, ma ora è a dirigere il Festival di Torino”.

Tra i nomi circolati Michele Placido, Pietro Valsecchi e Giordano Bruno Guerri.

“Servono presidenti con esperienza sul campo. Penso a Roberto Rossellini, tra i grandi presidenti del Csc ci fu lui. Noi dovremmo mirare a una figura di quel calibro e di quella esperienza, di quell’amore per il cinema. Sono uomini che hanno dato la vita al cinema, come me”.

Gianni Amelio 

Ma è lei che non ci vuole andare.

“No, perché voglio fare film, non voglio fare assenze o avere conflitti di interesse. E sarebbe uno sgarbo verso Castellitto. Giordano Bruno Guerri è una persona colta e carina, ma non è di cinema. Di cinema ci sono Valsecchi e Placido. Placido è uno che ha fatto il cinema sul set, lo preferirei a tutti, tra quelli che ha detto. Ma personalmente metterei Gianni Amelio, una persona equilibrata e sicuramente non di parte. Credo sarebbe un grande presidente. E lo meriterebbe, perché ha fatto sempre un cinema di qualità. Ha anche l’età, cosa che conta: metterci un ragazzetto sarebbe folle. Ci vuole un uomo di esperienza con uno sguardo grande”.

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