Per parlare di Conclave, e valutarlo come film, dovremmo raccontarvi il finale. E non si può. Perché nel finale c’è una sorpresa che sarebbe assai scorretto svelare. Per cui, sappiate fin d’ora che leggendo queste righe sentirete un lontano rumore di arrampicamento sugli specchi.
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Perché in quella sorpresa c’è il cuore del film, un cuore che non esitiamo a definire “ideologico”: e l’ideologia è quella del morbo che affligge gran parte del cinema moderno, soprattutto quando ci sono di mezzo i soldi di Hollywood e le grandi tematiche politiche della modernità. Il morbo del politicamente corretto, dell’inclusività forzata, della necessità di scrivere film e libri con il bilancino. Un nuovo manuale Cencelli.
"Conclave" al cinema, Ralph Fiennes: "Ho seguito l'istinto e i consigli dei cardinali"
Per parlare di Conclave, e valutarlo come film, dovremmo raccontarvi il finale. E non si può. Perché nel finale c’è una sorpresa che sarebbe assai scorretto svelare. Per cui, sappiate fin d’ora che leggendo queste righe sentirete un lontano rumore di arrampicamento sugli specchi.
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Perché in quella sorpresa c’è il cuore del film, un cuore che non esitiamo a definire “ideologico”: e l’ideologia è quella del morbo che affligge gran parte del cinema moderno, soprattutto quando ci sono di mezzo i soldi di Hollywood e le grandi tematiche politiche della modernità. Il morbo del politicamente corretto, dell’inclusività forzata, della necessità di scrivere film e libri con il bilancino. Un nuovo manuale Cencelli.
"Conclave" al cinema, Ralph Fiennes: "Ho seguito l'istinto e i consigli dei cardinali"
Conclave è tratto da un romanzo di Robert Harris. Lo scrittore inglese è un bravissimo inventore di storie. A nostro parere, il suo lavoro migliore è la trilogia su Cicerone (Imperium, Conspirata, Dictator) che è un affascinante affresco sulla politica dell’antica Roma – e di oggi. Se ne potrebbe trarre una grande serie, e prima o poi succederà. Almeno due grandi film si sono ispirati a Harris e guarda caso erano entrambi diretti da Roman Polanski: L’uomo nell’ombra e L’ufficiale e la spia, quest’ultimo sul caso Dreyfus.
È necessario anticipare, qui e ora, che l’austriaco con cittadinanza svizzera Edward Berger è un regista puramente “tecnico” che non lega nemmeno la scarpa sinistra a un genio come Polanski? Come nel precedente e fortunatissimo Niente di nuovo sul fronte occidentale, la regia di Berger è efficace e funzionale, ma non dà al film nemmeno un grammo di poesia né di personalità.
Il problema, però, è alla radice. È nel romanzo di Harris, al quale il film è assai fedele. Nel descrivere un conclave, Harris è andato pesantemente sul luogo comune. Muore un papa, a quanto pare molto amato e molto “moderno”, e il cardinale decano Thomas Lawrence (Ralph Fiennes) deve organizzare un po’ controvoglia l’elezione del successore. I papabili sembrano una raccolta di figurine: c’è l’italiano reazionario e caciarone, il canadese che nasconde qualche scheletro nell’armadio, l’africano con un passato torbido, l’americano (di nome italiano) liberale e aperto come il predecessore e soprattutto un nuovo arrivato, un messicano che ha servito in piazze “calde” (ultimo incarico Kabul, e scusate se è poco) e che è stato nominato cardinale dal papa testé deceduto poco prima di morire. Le dinamiche di potere che condizionano ogni conclave sono raccontate in modo spesso meccanico, inventandosi anche un attentato islamico che scatena la rabbia del cardinale italiano (lo interpreta Sergio Castellitto, facendone un personaggio da commedia all’italiana, piuttosto fuori registro rispetto al tono solenne e dolente di tutto il film).
Oltre a Fiennes, gli attori sono tutti bravi, da Stanley Tucci a John Lithgow, ma tutti all’interno del proprio cliché. Conclave sembra un film fatto dall’Intelligenza Artificiale, e chissà che in parte non sia così. Ci sembra di sentire la vostra domanda: è meglio o peggio di Habemus Papam di Nanni Moretti? Il paragone è impossibile: non si possono mettere sullo stesso piano l’opera di un artista come Moretti e il compitino pseudo-hollywoodiano di Berger. Eppure vedrete che ritroveremo Conclave agli Oscar: noi, al massimo, gli daremmo quello per la scenografia (di Suzie Davies, davvero notevole).
Conclave
Regia di Edward Berger
Voto: due stelle su cinque