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“Babygirl”, sesso senza sensualità specchio dei rapporti di forza. La recensione di Alberto Crespi

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Il film gioca con l’idea di erotismo come "attività programmata", dove ogni gesto e interazione tra i personaggi è calibrato per riflettere il dominio, la manipolazione e le gerarchie di potere
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Per parlare di Babygirl potremmo dire che non è un film di Halina Reijn (la regista) né tantomeno di Nicole Kidman, ma che è un film di Lizzy Talbot. Ora voi, come Don Abbondio su Carneade, potreste domandarvi: Lizzy Talbot, chi era costei? Risposta: è una importante "Intimacy Coordinator", nuova professionalità ormai indispensabile che nei film e nelle serie si occupa di “coreografare” le scene di sesso pianificando con registi e attori le azioni da simulare affinché nemmeno il minimo sospetto di molestia aleggi sul set. Puoi toccare qui e non là, puoi mostrare questo ma non quello, eccetera eccetera.

Lizzy Talbot ha svolto tale ruolo nella nota serie Bridgerton e lo ha svolto in Babygirl. Se le scene erotiche del film sono così accurate e al tempo stesso così – come dire – programmatiche, è merito, o colpa, sua. Il sesso è al centro della trama di Babygirl e, se ci passate il termine, della sua ideologia. Nicole Kidma…

Per parlare di Babygirl potremmo dire che non è un film di Halina Reijn (la regista) né tantomeno di Nicole Kidman, ma che è un film di Lizzy Talbot. Ora voi, come Don Abbondio su Carneade, potreste domandarvi: Lizzy Talbot, chi era costei? Risposta: è una importante "Intimacy Coordinator", nuova professionalità ormai indispensabile che nei film e nelle serie si occupa di “coreografare” le scene di sesso pianificando con registi e attori le azioni da simulare affinché nemmeno il minimo sospetto di molestia aleggi sul set. Puoi toccare qui e non là, puoi mostrare questo ma non quello, eccetera eccetera.

Lizzy Talbot ha svolto tale ruolo nella nota serie Bridgerton e lo ha svolto in Babygirl. Se le scene erotiche del film sono così accurate e al tempo stesso così – come dire – programmatiche, è merito, o colpa, sua. Il sesso è al centro della trama di Babygirl e, se ci passate il termine, della sua ideologia. Nicole Kidman è Romy, dirigente d'azienda che lavora nel settore dell'intelligenza artificiale. È sposata con Jacob (Antonio Banderas), regista teatrale: la primissima inquadratura è un primo piano di Romy/Kidman durante un bell’orgasmo, in compagnia del marito. Più avanti nel film gli confesserà di non aver mai provato piacere con lui: mente, o mentiva prima? La verità è che nel frattempo è stata sedotta dal giovane stagista Samuel (Harris Dickinson).

Romy crede di condurre il gioco e si sente in colpa, in quanto superiore di grado: ma i ruoli si capovolgono e il sottoposto si rivela un manipolatore assai più astuto e sottile di lei.

Babygirl usa il sesso per parlare del potere, delle dinamiche di dominio e sottomissione sui posti di lavoro. Ma tutto è costruito con il bilancino e i personaggi sembrano variabili di un’equazione sul politicamente corretto. C’è sessualità ma non c’è sensualità, mai.

Film modesto e qua e là abbastanza ridicolo, la cui presenza in concorso a Venezia 2024 è sembrata una mera concessione alle mode.

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Babygirl

Regia di Halina Reijn

Voto: una stella su cinque

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