✕

Gints Zilbalodis, il regista fai da te dalla Lettonia agli Oscar: “Il gatto Flow vi farà sognare”

Ascolta l'audio

Intervista al registra trentenne che ha ottenuto due nomination: “Mio nonno era direttore di un cinema. Il mio maestro? Sergio Leone”
4 minuti di lettura

ROMA – Flow, del trentenne Gints Zilbalodis ha fatto incetta di premi nel mondo – dagli Efa ai Golden Globes e ora è candidato come miglior film internazionale e nella cinquina di animazione agli Oscar. Il film, che racconta l’odissea di un gatto e di altri animali in un mondo post apocalittico e allagato in cui degli uomini non c’è più traccia, entra nella storia della Lettonia e degli Oscar. “Sì, è davvero una grande notizia, perché è la prima volta in assoluto. L’anno scorso abbiamo ottenuto nomination in diverse categorie, ma questa è una novità assoluta. Anche per i Golden Globes era la prima volta, e poi abbiamo vinto. Tutti in Lettonia erano entusiasti e hanno festeggiato. Il nostro Golden Globe è stato esposto al Museo Nazionale d’Arte di Riga, e c’erano persone in una sterminata fila solo per vederlo. Ne ha parlato il presidente, ho incontrato il primo ministro, il consiglio comunale, il ministro della cultura… È stato incredibile. Inoltre, è il numero uno d’incassi di tutti …

ROMA – Flow, del trentenne Gints Zilbalodis ha fatto incetta di premi nel mondo – dagli Efa ai Golden Globes e ora è candidato come miglior film internazionale e nella cinquina di animazione agli Oscar. Il film, che racconta l’odissea di un gatto e di altri animali in un mondo post apocalittico e allagato in cui degli uomini non c’è più traccia, entra nella storia della Lettonia e degli Oscar. “Sì, è davvero una grande notizia, perché è la prima volta in assoluto. L’anno scorso abbiamo ottenuto nomination in diverse categorie, ma questa è una novità assoluta. Anche per i Golden Globes era la prima volta, e poi abbiamo vinto. Tutti in Lettonia erano entusiasti e hanno festeggiato. Il nostro Golden Globe è stato esposto al Museo Nazionale d’Arte di Riga, e c’erano persone in una sterminata fila solo per vederlo. Ne ha parlato il presidente, ho incontrato il primo ministro, il consiglio comunale, il ministro della cultura… È stato incredibile. Inoltre, è il numero uno d’incassi di tutti i tempi in Lettonia, ha superato persino Titanic di James Cameron”.

Un successo travolgente.

“Sì, e inaspettato. Pensavo che il nostro film d’animazione sarebbe stato visto in qualche festival, mai avrei immaginato un tale successo globale. Il viaggio è stato lungo: abbiamo iniziato al Festival di Cannes a maggio e da allora ho viaggiato in tutto il mondo per promuovere il film. È quasi un anno che non mi fermo”.

Qual è stata la prima idea dietro il film?

"L’idea è nata quando ero ancora al liceo. Ho realizzato un cortometraggio su un gatto che aveva paura dell’acqua. Era ispirato al mio gatto, anche se non era esattamente lui”.

Quando ha iniziato ad amare l’animazione? Che tipo di film guardava da bambino?

“Da bambino guardavo di tutto, non solo film americani o giapponesi. Però mi considero più un regista che un animatore. Mio padre mi faceva vedere tanti film classici e mi ha trasmesso la passione per il cinema. A 13 anni ho capito che volevo fare film ma non avevo le risorse: niente budget, niente luci, nessuna buona videocamera. Con l’animazione, invece, potevo controllare tutto e prendermi il mio tempo per lavorarci. In realtà già a otto anni avevo provato qualche semplice animazione al computer. A 15 anni ho realizzato il mio primo vero cortometraggio. Ho iniziato con l’animazione disegnata a mano, ma poi sono passato alla CGI perché non ero bravo a disegnare. E poi con la CGI potevo muovere la telecamera come in un film dal vivo, creare profondità e aggiungere luci. Uso ancora questa tecnica, spingendola sempre oltre. Ci sono inquadrature lunghe fino a cinque minuti in cui la telecamera segue i personaggi in modo immersivo, quasi come un documentario”.

Lei è figlio d’arte?

“Entrambi i miei genitori hanno un background artistico. Mia madre è una pittrice e scultrice. Mio padre ha lavorato anche come proiezionista in un cinema. Mio nonno era il direttore del cinema. Ho amato tanto Nuovo cinema Paradiso anche se io non ero piccolo come il protagonista. Ma da adolescente andavo al cinema e potevo vedere il film dalla sala del proiettore, che esistevano ancora. Per me l’Italia è il cinema di Sergio Leone, ho visto tutti i suoi film, i preferiti C’era una volta il West e Il buono e il brutto e cattivo. Io compongo le musiche dei miei film e, come lui, è un processo parallelo alla storia, non vengono aggiunte dopo. E ho studiato le sue lunghe sequenze senza musica, e poi l’uso incredibile delle musiche, il crescendo… uno stile che ho cercato di fare mio”.

Non ha frequentato l’università?

“No, ho ricevuto finanziamenti grazie ai premi vinti dai miei cortometraggi. Quella è stata la mia scuola di cinema: imparare facendo. Il primo corto l’ho fatto completamente da solo, senza dialoghi, molto atmosferico. Normalmente, nell’animazione, si inizia lavorando in uno studio in ruoli minori, ma io volevo saltare i passaggi e dimostrare subito il mio valore. Ha funzionato: il film è stato selezionato in molti festival e mi ha permesso di incontrare produttori e ottenere un budget più alto per il progetto successivo”.

Il suo studio in Lettonia è composto da un team giovane come lei?

“Sì, la squadra era mediamente giovane. Il budget era ridotto, quindi non potevamo permetterci professionisti esperti. Abbiamo assunto molti ragazzi appena usciti da scuola, il che ha aiutato perché avevamo riferimenti culturali simili. Il film è stato realizzato principalmente in Lettonia, con alcune collaborazioni in Francia e Belgio per l’animazione dei personaggi e il sound design”.

Racconta un mondo post apocalittico, gli umani sono scomparsi, gli animali sono empatici perché non sono umanizzati.

“Questa era la nostra intenzione fin dall’inizio. Avere il gatto come un gatto e il cane come cani. Quindi penso che siano così interessanti, così emozionanti e così divertenti che non abbiamo bisogno di cambiarli per raccontare una storia. Sono sensibile, come lo è la mia generazione, all’ambiente”.

Che reazione ha ricevuto dagli studi più grandi come Disney, Pixar? Qualcuno l’ha contattata?

“Da quando il film è uscito, c’è stato molto interesse. Ho incontrato produttori e animatori, anche fuori dal mondo dell’animazione. Penso che il nostro film abbia dimostrato che si possono raccontare storie diverse con budget ridotti, offrendo qualcosa di nuovo al pubblico. Ora tutti vogliono provare a fare qualcosa di simile”.

Visiterà gli studi americani?

“Sì, sarò alla Pixar tra qualche settimana”.

E se le offrissero un progetto importante?

“Ho avuto alcune conversazioni con produttori, ma sto già lavorando al mio prossimo film nel nostro studio in Lettonia”.

Può anticiparci qualcosa sul suo prossimo film?

“Sarà un film d’animazione, ma diverso da Flow. Avrà dialoghi e personaggi umani invece di animali. Sto scrivendo la sceneggiatura e componendo la musica”.

Di che genere sarà? Una storia d’amore? Un film sociale?

“Non posso rivelare troppo, ma sarà una storia molto personale, come lo è stata Flow per me. Tratterà il tema dell’essere sopraffatti dalle decisioni e dal desiderio di scappare. È qualcosa che sperimento anche come regista: prendere decisioni costantemente può essere opprimente”.

Sarà una sfida tecnica?

"Sì, sarà tecnicamente ambizioso. Stiamo sperimentando una tecnica mai usata prima nell’animazione. È complesso, ma molto stimolante. Abbiamo appena iniziato e sarà un percorso lungo, ma sono entusiasta”.

Pronto per la notte degli Oscar, ha visto gli altri contendenti?

“Tra quelli internazionali ho visto il brasiliano Io sono ancora qui, che mi è piaciuto molto, come pure Il seme del fico sacro, l’iraniano. Non ho visto Vermiglio ma ho conosciuto Maura Delpero che mi è piaciuta molto. Abbiamo lo stesso distributore americano, sul fronte animazione sono un ammiratore di Wallace e Gromit fin dagli inizi. Ovviamente mi piace molto Miyazaki, La principessa Mononoke e Ponyo, che è stato un’ispirazione per Flow e la parte del mondo sommerso”.

Che abito indosserà per la cerimonia?

“Ne avevo uno che ho usato agli European Film Award e ai Golden Globe. Ora immagino dovrò comprarne un altro. Abbiamo pochi posti in sala, vorrei coinvolgere la mia squadra alla cerimonia. E mi piacerebbe molto poter avere quella sera al mio fianco mio padre.”

Leggi i commenti