Elodie al cinema è una magnifica presenza. Ad aprire la porta a una carriera parallela alla musica è stato Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa. La vedremo nel film Fuori di Mario Martone. Nel frattempo arriva in sala con Gioco pericoloso di Lucio Pellegrini (dal 13 marzo in sala, Groenlandia, Vision, Sky, ndr.), un triangolo-thriller ambientato nel mondo dell’arte. Avvolta nei costumi di Massimo Cantini Parrini, Elodie è una ballerina un po’ dark lady e un po’ vittima, gli altri due angoli sono lo scrittore in crisi Adriano Giannini e l’artista ambizioso Eduardo Scarpetta.
Cosa rappresenta per lei il cinema?
“Mi dà tanto da sempre. È stato un compagno di crescita, di vita, di conoscenza. Un regalo per capire gli esseri umani, che amo tantissimo. Oggi è una grande possibilità di scoperta di me stessa, degli altri, di altri mondi, di altre sfere femminili. Interpreterò altre donne, che sono il mio essere umano preferito…
Elodie al cinema è una magnifica presenza. Ad aprire la porta a una carriera parallela alla musica è stato Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa. La vedremo nel film Fuori di Mario Martone. Nel frattempo arriva in sala con Gioco pericoloso di Lucio Pellegrini (dal 13 marzo in sala, Groenlandia, Vision, Sky, ndr.), un triangolo-thriller ambientato nel mondo dell’arte. Avvolta nei costumi di Massimo Cantini Parrini, Elodie è una ballerina un po’ dark lady e un po’ vittima, gli altri due angoli sono lo scrittore in crisi Adriano Giannini e l’artista ambizioso Eduardo Scarpetta.
Cosa rappresenta per lei il cinema?
“Mi dà tanto da sempre. È stato un compagno di crescita, di vita, di conoscenza. Un regalo per capire gli esseri umani, che amo tantissimo. Oggi è una grande possibilità di scoperta di me stessa, degli altri, di altri mondi, di altre sfere femminili. Interpreterò altre donne, che sono il mio essere umano preferito.”
L’attrice preferita da ragazzina?
“Mi viene in mente Glenn Close, che amo alla follia in Le relazioni pericolose. Ha fatto un lavoro potentissimo. La scena in cui si strucca allo specchio la ricorderò per tutta la vita.”
Le piacciono le antagoniste?
“Da morire. Credo che siano le più interessanti, raccontano una voracità, una verità. Anche nei cartoni animati uno dei miei personaggi preferiti era Ursula, la strega de La Sirenetta. I cattivi hanno fascino, voci profonde, sono spigolosi e teneri: perché quando sei vittima di te stesso, non è un piacere nemmeno per te.”
In “Gioco pericoloso” lavora sullo sguardo, più che sulla voce.
“Ho preso questo film un po’ sottogamba all’inizio, perché lo consideravo più leggero rispetto al primo, che era una storia di cronaca, violenza, in bianco e nero. Stavolta è stato molto difficile raccontare stupore, reagire a ogni dettaglio, raccontare tutto solo con gli occhi.”
'Ti mangio il cuore', l'esordio di Elodie al cinema, dal 22 settembre nelle sale: il backstage
Questa è una storia di manipolati e manipolatori, in cui tutti sono un po’ vittime e un po’ carnefici.
"È molto più difficile interpretare una donna fragile, è più complessa da sostenere. Essere carnefice, almeno nel cinema, diventa un gioco, in cui sei l’azione. Invece, quando devi sostenere il vampirismo emotivo, ha un altro tipo di complicanza: attingi a un pozzo che è più profondo e doloroso.”
Le piacerebbe partecipare a una performance come, per esempio, quella di Tilda Swinton con Marina Abramovi?, in cui il corpo diventa installazione d’arte?
“Sì, perché mi piacerebbe perdermi nell’altra persona. L’interesse è nel creare la connessione: in quel caso la performance è nello stare occhi negli occhi e vedere cosa accade, qualcosa di molto più privato di quel che possa sembrare.”
A proposito di rischi, se vince Sanremo e la chiamano all’Eurovision?
“Non ci andrei mai all’Eurovision. Già Sanremo ha le sue dinamiche complesse, com’è normale che sia una ‘gara’. Poi io le gare non le amo, non penso siano utili a niente, ma è bello poter raccontare il proprio progetto insieme a tutti. Sanremo basta e avanza, l’Eurovision lo farei fare a qualcun altro.”
Il suo personaggio è una ballerina che, in qualche modo, si sta preparando anche a diventare regista. Lei quanto aspira a essere la coreografa della sua vita artistica?
“L’ho sempre desiderato, da subito dopo Amici. Avevo un’idea di me e ho dovuto convincere tutti di questa visione. Mi vedevano piccolina, con gli occhialini rosa, con i capelli corti e rosa. Ma io avevo già 15 anni, non ero più una bambina. È stato difficile convincere gli altri della mia visione e trovare qualcuno che vedesse quello che vedevo io. In realtà io sono sempre stata una regista di me stessa, solo che non sapevo come arrivarci. Perché, alla fine, questo lavoro si fa insieme agli altri, e qualcuno devi convincerlo”.
Fu scartata da X-Factor.
“Ero piccola. Non ero pronta. Lo feci per gioco, con papà, che era molto convinto delle mie capacità. Io non le vedevo, ma ero lì per caso, ero una di passaggio e così è andata.”
Elodie attacca la stampa su Giorgia: "Irrispettoso per la sua carriera, dov'era il vostro sostegno?"
Portava un brano di Giorgia. La amava da allora e per questo è istintivamente insorta per lei dopo la mancata vittoria a Sanremo.
“Probabilmente poi non so se quello che ho detto avesse veramente senso. Ero dispiaciuta, da fan, voglio il meglio per lei, l’ho amata, mi ha accompagnato alla musica. Mi sono sentita di doverla proteggere, non in modo razionale. Ma io non sono molto razionale”
Sanremo, Elodie e Achille Lauro: le immagini del duetto che ha infiammato la serata
Altra sua guida Loredana Bertè, perciò Folle città con Achille Lauro..
“Da sempre. Abbiamo cantato insieme nel 2016, all’Arena di Verona e prima ero stata ospite al suo concerto estivo, salendo sul palco, mi sentivo male dall’emozione. E dopo, ho pianto tantissimo per la felicità. Ho sempre amato la sua verità, il suo dolore, oltre al talento immenso, naturalmente. Ma non ha mai messo il talento davanti alla persona, e questo mi piace molto. Ci sono tantissimi cantanti bravissimi, ma vedere la persona dietro il talento è ciò che mi emoziona di più. Loredana è sempre stata una grande combattente, una portatrice di verità e di speranza.”
Il film parla di ambizione e di voler emergere a ogni costo. Si è mai data dei limiti o ha vissuto questa spinta in modo travolgente?
“È stata travolgente anche per me. Ho avuto bisogno di esistere, perché c’è stato un momento in cui non sentivo di avere una forma. Questo lavoro me l’ha data, ma io avevo già un’essenza. Oggi ho capito che non ho bisogno di essere vista per esistere. Ma quando sei più giovane, ti fai mille domande, ti tormenti. Prima di fare questo mestiere avevo paura del futuro, di non avere un posto nel mondo, di non essere utile, di non essere vista. Anche nelle relazioni ho sofferto molto per questo. Ora ci ho fatto pace: è bello essere visti, ma anche non esserlo. Devo sapere io qual è il mio valore. Se aspetto che siano gli altri a riconoscerlo, divento subordinata a loro e rischio di sparire.”
Al cinema finora ha scelto storie drammatiche.
“Mi piace il genere drammatico, ma anche i film di genere, le commedie… Sì, certo. Posso fare tutto, tranne gli horror. Ma chissà, magari un giorno proverò anche quello.”
L’esperienza con Martone e “Fuori”. Conosceva Goliarda Sapienza?
“No, l’ho scoperta con lui, non la conoscevo nemmeno. È una donna incredibile. Ho visto le sue interviste, ho letto i suoi libri e mi si è aperto un mondo. Una donna potentissima, il grande lavoro che ha fatto nel carcere di Rebibbia, ha colto la società dentro la società. Sapeva che non tutti l’avrebbero capita, ma non era un suo problema. Girare con Mario Martone è stata un’esperienza forte. È stato bello essere guardata da lui in modo diverso. Ho cercato di farmi accompagnare da Valeria e Matilda De Angelis. È stato difficile ma potente. Poi con Matilda ero già molto amica, ma siamo diventate ancora più legate. Questo mestiere mi dà la possibilità di scoprire persone che mi insegnano qualcosa di nuovo.”
Le donne in carcere sono un capitolo un po’ dimenticato, ma importante nella nostra società.
“Abbiamo girato una scena a Rebibbia con le detenute. Le ho sentite molto vicine, quasi sorelle, difficile spiegarlo.”
Lei è cresciuta in una periferia difficile e a volte è stata anche ribelle, con una grande forza vitale. Ha mai pensato a delle sliding doors? A come sarebbe andata se, una sera, avesse fatto una scelta diversa?
“Sì. Ci ho pensato tantissimo. Ci sono state tante volte in cui ho rischiato, tante volte in cui ho avuto le persone giuste accanto e altre in cui ho avuto la capacità di vedermi oltre le circostanze, oltre il mio quartiere. È una riflessione che mi accompagna spesso.”
Poco fa era al telefono con suo padre, crescendo il rapporto con i genitori si recupera.
“Sì, ho vissuto un periodo di transizione qualche anno fa, con qualche burrasca nel mezzo. Ho imparato a concedermi la possibilità di vedere i miei genitori come persone, non solo come genitori. Voglio che siano liberi, voglio avere con loro un rapporto sano, stare insieme e basta.”
Le piacerebbe essere diretta da una regista come Valeria Golino?
“Moltissimo. Ho visto L’arte della gioia ed è una serie di una potenza incredibile. Non voglio dire che uomini e donne siano diversi in assoluto, né che uno sguardo sia migliore dell’altro, ma è bello riconoscere un punto di vista. Io, guardandola, mi sono sentita compresa”.
Goliarda Sapienza era in anticipo sui suoi tempi, ma forse anche sui nostri. Stiamo tornando indietro?
“Siamo in un momento difficile, strano. Siamo un po’ persi. È un periodo di passaggio, ma non c’è niente di veramente spettacolare. L’arte rispecchia la società, e la società oggi è confusa. Mancano i grandi testi, manca una direzione chiara. Dobbiamo ripartire dalla verità, liberarci delle sovrastrutture, riappropriarci del linguaggio, del corpo, della sessualità. Dobbiamo ricominciare da capo. Siamo diventati troppo omologati, abbiamo paura. È un periodo strano, sì.”
La prima azione del nuovo presidente degli Stati Uniti è stata attaccare i diritti delle minoranze, dei disabili, della comunità LGBTQ+. Sono tutte cause che le stanno a cuore. Cosa può fare un’artista?
“Il mio impegno sui diritti, sulle cause in cui credo ci sarà sempre. Se ci ricordassimo tutti i giorni che siamo esseri umani, che la persona che incontriamo per strada potremmo essere noi, avremmo un atteggiamento diverso”
Ha detto che a volte chiede scusa anche quando non è necessario. In un’epoca in cui nessuno sembra più disposto a farlo, quanto è importante saper chiedere scusa?
“Per me è naturale. Chiedo scusa anche per cose di poco conto. Ognuno ha la propria sensibilità. Anche se magari non ho fatto nulla di male. Meglio chiedere scusa che ferire qualcuno. Al massimo, se non c’è nulla di cui scusarsi, l’altra persona risponderà: ‘Va tutto bene.’”
Cosa vorrebbe che il pubblico pensasse vedendo questo film?
“Spero che non mi vedano: spero che si appassionino al film, alla storia. Non a me.”