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Michael Douglas: “Mi scuso per il mio Paese. Con l’Oscar uscii dall’ombra di mio padre Kirk”

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L’attore si racconta al Festival di Taormina: dall’avventura che lo portò a produrre “Qualcuno volò sul nido del cuculo” al successo di “Wall Street”
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Taormina – Michael Douglas inaugura un festival di Taormina pieno di star e film, (la direttrice artistica è Tiziana Rocca). Alla rassegna cinematografia, dal 10 al 14 giugno, il divo ottantenne porta la sua giacca chiara, la simpatia e un bagaglio di aneddoti, riflessioni, ricordi, prese di posizione politica.

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I 50 anni di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

Sull’anniversario, 50 anni, di Qualcuno volò sul nido del cuculo l’attore e produttore racconta: “È il primo film che io abbia mai prodotto, ed è stato anche il più riuscito. È stata un’esperienza straordinaria perché si trattava di un film indipendente. Era un progetto che ho avuto la fortuna di ereditare da mio padre, che ne aveva acquisito i diritti, e che era tornato a teatro a Broadway. Io ero all’università, e stavo seguendo un corso di letteratura americana del Novecento. Tra i testi c’era quel romanzo di Ken Kesey, Qualcuno volò…

Taormina – Michael Douglas inaugura un festival di Taormina pieno di star e film, (la direttrice artistica è Tiziana Rocca). Alla rassegna cinematografia, dal 10 al 14 giugno, il divo ottantenne porta la sua giacca chiara, la simpatia e un bagaglio di aneddoti, riflessioni, ricordi, prese di posizione politica.

(ansa)

I 50 anni di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

Sull’anniversario, 50 anni, di Qualcuno volò sul nido del cuculo l’attore e produttore racconta: “È il primo film che io abbia mai prodotto, ed è stato anche il più riuscito. È stata un’esperienza straordinaria perché si trattava di un film indipendente. Era un progetto che ho avuto la fortuna di ereditare da mio padre, che ne aveva acquisito i diritti, e che era tornato a teatro a Broadway. Io ero all’università, e stavo seguendo un corso di letteratura americana del Novecento. Tra i testi c’era quel romanzo di Ken Kesey, Qualcuno volò sul nido del cuculo, e lo lessi. Era una storia fantastica. Sapevo che mio padre l’aveva portato in scena a Broadway, e scoprii che stava cercando di vendere i diritti. Non riusciva a farne un film. Così andai da lui e gli dissi: “Per favore, lasciami provare”. All’epoca ero attore della serie Le strade di San Francisco, e non pensavo affatto alla produzione. Ma amavo questo progetto. E all’improvviso abbiamo fatto il film, e ha vinto l’Oscar. Che cosa ha significato per me? Mi ha fatto capire che avevo buoni istinti e che dovevo seguirli” ricorda il divo, aggiungendo: “Ricordo quando venimmo a Roma per il film, una serata incredibile con Antonioni, Scola, Bernardo Bertolucci, Lina Wertmüller… tutti questi registi. E ricordo che Jack Nicholson ed io avemmo un incontro con loro: furono tutti così calorosi. Così positivi. Nessuna invidia. Amavano davvero il film. E pensavo che era qualcosa di unico, molto italiano. In altri posti non ci accolsero in quel modo”. Da produttore Douglas non si è mai tirato indietro dall’osare “è per questo che faccio film. Ai tempi del film non riuscivamo a trovare un’attrice per interpretare l’infermiera. Tutte rifiutavano il ruolo. Nel 1975, una donna non poteva interpretare una cattiva, era contro il movimento femminista del tempo. A me piace interpretare i cattivi. Mi piace interpretare persone con cui puoi relazionarti, anche se non le approvi. Mi piacciono i film “grigi”, tra commedia e tragedia. Proprio come la vita”.

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L’Oscar per Wall Street

Nel 1988 arriva l’Oscar per Douglas come miglior attore, per Wall Street, diretto da Oliver Stone.“Sono un attore di una certa generazione. Mio padre, Kirk, era un attore meraviglioso. Trovo molto strano che alcune riviste abbiano inventato quest’espressione, nepo baby. L’idea che se una persona lavora in un settore, e poi anche suo figlio o sua figlia ci lavora, allora c’è del favoritismo. Ma ditemi: non è così in tutte le famiglie? Se sei un falegname, vuoi che tuo figlio lavori con te. Se fai qualunque mestiere, è normale che cerchi di avvicinarci i tuoi figli. Ma con gli attori questa cosa viene messa sotto accusa. La realtà è che, quando sei di una generazione successiva, cerchi di costruirti una tua immagine, una tua identità. Quando ho cominciato a recitare, la gente diceva: “Oh, proprio come tuo padre!”. “Assomigli a tuo padre!”. Ma stai cercando di essere qualcuno per conto tuo. Quello è stato il momento in cui, vincendo l’Oscar, mi sono sentito finalmente fuori dall’ombra di mio padre.

Ma Kirk Douglas l’Oscar non lo ha mai vinto: “È stato nominato tre volte, per me avrebbe dovuto vincerlo per Brama di vivere, dove interpretava Van Gogh. Ero sicuro che avrebbe vinto. Ma quell’anno vinse Yul Brynner per Il re ed io. Comunque.” E quando vinsi lui l’Oscar il padre disse “se avessi saputo che sarebbe diventato così bravo, lo avrei trattato meglio”.

Attrazione fatale, Basic Instinct e le scene di sesso

Attrazione fatale e Basic Instinct: l’anno che gli ha cambiato la vita è il 1987. Spiega Douglas: “Quell’anno ho fatto Attrazione fatale, che è stato un grande successo commerciale, oltre che un buon film. E tre mesi dopo è uscito Wall Street. Ho avuto l’Oscar e il successo commerciale. Questo ha cambiato la direzione della mia carriera e mi ha aperto a nuove possibilità”. Del personaggio di Gordon Gekko dice “oggi sembra un topolino rispetto a ciò che succede in certi Paesi. Intendo dire, i soldi di cui si parla adesso sono su tutt’altro livello. Ma il concetto rimane. Io non ho mai capito perché Gekko venisse visto come un eroe. Ma ogni volta, ancora oggi, arriva qualcuno da Wall Street e mi dice: ‘Hey, sei un grande! Sei il migliore!’ E io rispondo: ‘Scusa? Io ero il cattivo’. ‘No no no!’ ‘Sì, lo ero. Ero il cattivo. Ho rubato’. Questo ti dà un’idea di quanto sia distorto il mondo di Wall Street. Quindi sì, quelle stesse persone esistono ancora, ma ora molti di quei finanzieri si sono spostati nella Silicon Valley. È da lì che arriva gran parte dei nuovi finanziamenti”. Mentre della scena di sesso con Sharon Stone in Basic Instinc , racconta: “La scena famosa? Il sesso del secolo? Ricordo solo che è stata una settimana lunga. Abbiamo girato quella scena per quasi una settimana. Una settimana intera. E ci siamo conosciuti molto bene. Sharon è stata fantastica. Una vera professionista. È stato un film difficile, e lo sapevamo entrambi. Però sì, ho bei ricordi. È stato un film di successo, ne sono stato davvero felice. Ricordo quando Paul Verhoeven mi ha mostrato il provino di Sharon ed è stato un ‘wow’. Perché avevamo difficoltà a trovare l’attrice giusta”.

Oggi non (ci) vogliono le star

Negli anni Settanta, Douglas era un attore televisivo. E in quegli anni la distinzione era molto netta. “Sì, gli attori di cinema avevano l’aria di superiorità. Mi bocciarono in molte grandi produzioni, tra cui Starman, che fece invece Jeff Bridges. Oggi con lo streaming tutto è cambiato”. Nella sua carriera ci sono tanti film culto. Oggi, con tutte le serie Tv, è più difficile per un film restare nella memoria collettiva? “Sì, credo sia più difficile diventare una star oggi. Una star che può scegliere i progetti, che viene pagata tanto. Oggi, con i costi sempre più sotto controllo, si preferisce investire in effetti speciali o intelligenza artificiale piuttosto che pagare una star. Ma, d’altra parte, grazie all’iPhone, ai software di montaggio e alla qualità tecnica accessibile, oggi è molto più facile realizzare un piccolo film. Mio figlio, ad esempio, che sta cercando di emergere come attore, lavora con studenti di cinema e insieme realizzano cortometraggi. Sono una sorta di presentazione da mostrare a produttori o finanziatori. È una cosa nuova e molto utile”.

Trump e “Gavin Newsom for president”

Politica, Trump e Stati Uniti. Douglas confessa di non voler che nominare il “grande T”, e che in questa escalation di follia mondiale ci sia la sua responsabilità. “Sono nato in un anno molto difficile, il 1944 - dice - ma oggi le cose vanno molto peggio. Ci sono tante guerre e non si parla d'altro che di budget a livello militare. In tutto questo il mio Paese ha una grande responsabilità per il caos in cui viviamo e così io quando mi trovo con persone di altre nazioni mi scuso sempre con tutti”.

Diventato famoso per la serie Le strade di San Francisco, democratico da sempre, l’attore ragiona su cosa sta succedendo in quelle strade in queste ore e pronuncia un endorsement per il nuovo candidato democratico alla presidenza. “L’immigrazione è un problema in ogni Paese – fa notare – Certamente anche in Italia ci sono problemi di immigrazione. Anche noi abbiamo problemi. Ma questo presidente ha creato un dramma tale per cui tutti questi immigrati erano assassini e stupratori, giusto? Ha creato questo ritmo martellante di: “Oh mio Dio, qui non ci sono che assassini e stupratori”. E così, “quando è diventato presidente, ha potuto creare quella che si chiama un’azione esecutiva. Questa azione esecutiva significa che gli Stati Uniti erano minacciati, e quindi non doveva passare dal Congresso, poteva prendere queste decisioni da solo. Ed è così che è riuscito a fare tutto questo. E la mia domanda al nostro governo è: quando o come fermiamo questa azione esecutiva? L’immigrazione è un problema, ma lui ne ha fatto il carburante per il suo motore politico. La California è uno stato “blu” (democratico). Quindi per lui aveva senso. La San Joaquin Valley fornisce il 60% di tutto il cibo degli Stati Uniti e lì ci sono i lavoratori stagionali, come i raccoglitori d’uva, fin dagli anni 60. E nel 2030 lo spagnolo sarà la lingua più parlata in California. Per i sostenitori di Trump era una mossa strategica. È tragico, però. Non c’è ragione possibile per chiamare la Guardia Nazionale o l’Esercito. Potremmo gestire queste situazioni senza queste misure drastiche. È un approccio molto pesante, che non risolve nulla. E il governatore Gavin Newsom è uno dei principali candidati democratici per la presidenza del 2028. È una mossa politica”.

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Colpi di fortuna, di fulmine e rimorsi

E conclude: “Il più grande colpo di fortuna, oltre a sposare mia moglie Catherine (Zeta Jones ndr). Ricordo che lessi un’intervista dove si diceva che le piacciono gli uomini più grandi, e io pensai: “Davvero? Perfetto!”. Sharon Stone ha detto che invecchiare a Hollywood è un problema per le donne. Vale anche per gli uomini? “Non tanto quanto per le donne – dice – Per donne come Sharon o mia moglie Catherine, che sono anche note per la bellezza, è ancora più difficile. Ma le ragazze giovani ricevono attenzione prima dei ragazzi. Gli uomini magari iniziano più tardi”. Infine, i rimpianti “Se ne ho? sì. Ma non posso raccontarli tutti, potrei mettermi nei guai. Diciamo che preferisco non spargere sale su certe ferite… magari quelle con la mia ex moglie”.

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