Genovese: “Follemente racconta il nostro tempo. Non tutti riusciti i remake di Perfetti sconosciuti”
di Arianna FinosRoma – Paolo Genovese, Follemente ha vinto il Nastro d’Argento per la commedia, il premio Hamilton e quello alla protagonista Pilar Fogliati. Quando ha intuito che poteva avere un tale successo?
«Un film è un terno a lotto, forse le commedie sono più prevedibili, se ci sono alcuni ingredienti. Ma il risultato di Follemente era impensabile, ha superato Perfetti sconosciuti e certe cifre oggi sono più complicate da fare rispetto al 2016. Due milioni e mezzo di biglietti, quasi 18 milioni di incassi. Sono felice che anche altri titoli italiani siano andati bene, penso a Diamanti di Ferzan Ozpetek. Tanti biglietti venduti tengono viva la sala: distratti dai problemi del tax credit ci dimentichiamo che la questione fondamentale è la progressiva chiusura delle sale».
Roma – Paolo Genovese, Follemente ha vinto il Nastro d’Argento per la commedia, il premio Hamilton e quello alla protagonista Pilar Fogliati. Quando ha intuito che poteva avere un tale successo?
«Un film è un terno a lotto, forse le commedie sono più prevedibili, se ci sono alcuni ingredienti. Ma il risultato di Follemente era impensabile, ha superato Perfetti sconosciuti e certe cifre oggi sono più complicate da fare rispetto al 2016. Due milioni e mezzo di biglietti, quasi 18 milioni di incassi. Sono felice che anche altri titoli italiani siano andati bene, penso a Diamanti di Ferzan Ozpetek. Tanti biglietti venduti tengono viva la sala: distratti dai problemi del tax credit ci dimentichiamo che la questione fondamentale è la progressiva chiusura delle sale».
Cos’hanno Diamanti e Follemente in comune rispetto al pubblico?
«Pur essendo diversi, entrambi fanno immedesimare il pubblico nei loro racconti. Il film di Ferzan con le sue storie femminili delicate. Il mio per un tema — il primo appuntamento — che tutti abbiamo vissuto. E poi un cast corale amato. Non basta mettere insieme attori conosciuti, Follemente ha un’alchimia di personaggi che ti stanno simpatici, li vorresti come amici. Oggi i legami profondi, l’amicizia e l’amore, sono nella testa delle persone».
In queste settimane di tensione sul tax credit e di scambi forti tra artisti e ministro, sono state pubblicate liste di cifre finanziate, compensi e incassi, indicando attori e registi. Tra cui lei.
«Il cinema è un’industria. I compensi di attori e registi hanno una caratteristica: non li decidono né gli attori né i registi, ma il mercato, in genere parametrandoli agli incassi. Ma di questa polemica ideologica non ho voglia di parlare. Ora è il momento del confronto, lontano dai riflettori. Per tutelare i 400 mila addetti che lavorano nel settore e le loro famiglie. Penso che nessuno neghi che il decreto sul tax credit sia migliorabile, serve maggiore attenzione da parte di chi eroga e maggiore responsabilità da parte di chi prende».
Si è tolto l’ansia di bissare “Perfetti sconosciuti”?
«Mai avuta. Il vantaggio del successo è che i produttori e il pubblico si fidano di te, ed è allora che devi rischiare. Io potevo fare Perfetti sconosciuti 2, ma mi sarei sentito in gabbia. Ho seguito quel che volevo raccontare e solo otto anni dopo ho trovato questa nuova storia. Follemente è già stato venduto in 50 Paesi, ci chiedono i diritti di remake in tutto il mondo, tra piattaforme e produzioni».
La versione teatrale di “Follemente”?
«Sarebbe un approdo naturale, è una storia tutta in un ambiente. Ma sono concentrato su altro».
Quali sono gli episodi più curiosi sul viaggio di Perfetti sconosciuti nel mondo?
«In Egitto il film è stato censurato, poi la piattaforma l’ha fatto uscire lo stesso. Ci sono state manifestazioni davanti all’ambasciata… un po’ di maretta. La censura era ovviamente legata all’omosessualità. In Cina non volevano farlo uscire, ma è arrivato lo stesso diventando il film più piratato del 2017. A quel punto la distribuzione l’ha fatto uscire, un milione di dollari solo il primo giorno».
E tanti remake.
«Con cui ho un rapporto conflittuale. Non mi sono piaciuti. Il peggiore lo spagnolo di Álex de la Iglesia, che per ribadire la sua autorialità ne ha tradito lo spirito. Buono il coreano, era molto aderente a quella cultura».
A cosa lavora?
«A ottobre giro un film delicato e libero, tre spaccati di vita intrecciati, il tema della coppia».
Il film più bello e incompreso?
«Supereroi, purtroppo uscito in pandemia. Jasmine Trinca e Alessandro Borghi fantastici».
Il momento più difficile?
«L’esordio, Incantesimo napoletano, è stato buono, ma poi avevo voglia di stare sul set e ho accettato progetti di cui non ero convinto e di cui mi sono pentito. Raccontavo storie in cui non credevo. Specie in qualche serie».
Diceva degli ingredienti che aiutano il successo.
«Non sono i temi: Perfetti sconosciuti non è andato bene perché parlava di cellulari. Devi avere un legame con un momento storico. Quel film è uscito quando i cellulari stavano travolgendo la nostra vita, Follemente fa esplodere le emozioni in un tempo in cui ci chiudiamo sempre di più ai rapporti».
La crisi della commedia?
«Fino a dieci anni fa la commedia media — che non vuol dire mediocre — reggeva bene l’industria. Io stesso ne ho fatte, penso a Immaturi e ad altre. Oggi, con le piattaforme, c’è stata una saturazione: il pubblico esce da casa solo per un evento».
Contribuisce la presenza in sala degli artisti. Cosa ha detto il pubblico del tour di “Follemente”?
«Ricorrente il confronto di genere, uomo-donna. Ho scoperto con sorpresa che molti trovano fantascientifico che al primo appuntamento la donna inviti a cena l’uomo a casa sua. Ma in Campania una ragazza mi ha detto: “Da noi è normale, con le amiche lo facciamo per evitare che il ragazzo ci inviti a cena da sua madre”».
La cronaca ci sottopone esempi agghiaccianti delle dinamiche di genere. Crede che una commedia può aiutare a riflettere su questi temi?
«Sì. Siamo aperti alla commedia perché ci fa sorridere, non sembra avere un punto di vista imposto o ideologico. Ti lascia libero di riflettere. È quello che hanno fatto le commedie degli anni Sessanta, rispetto a vizi e virtù del nostro Paese».