Basic instinct, la spogliarellista, l’ossigeno, le mutandine: le curiosità sul cult che torna in tv
Due candidature all’Oscar (per il montaggio e per la colonna sonora), nessuna statuetta ma un successo ininterrotto da 33 anni (in Italia uscì nel settembre del 1992), il film che lanciò definitivamente Sharon Stone nell’Olimpo delle star e che fece parlare di sé per le controversie, le critiche, le polemiche o i giudizi entusiastici. Basic instinct, con Michael Douglas, Sharon Stone e la regia di Paul Verhoeven, è ormai un grande classico e questa sera, 12 luglio, Iris lo manda in onda in prima serata. Prima di vederlo – o rivederlo – vale la pena scoprire come fu realizzato, cosa accadde sul set, e alcuni “incidenti” dietro le quinte che lo resero uno dei film più complicati della storia recente del cinema.
Il pistolero e la spogliarellista
Il soggetto del film venne scritto dallo sceneggiatore Joe Eszterhas in soli tredici giorni. L’ispirazione gli venne da due persone realmente esistite: per il detective Curran, fece riferimento a un poliziotto “pistolero” che aveva conosciuto quando lavorava come cronista per il Cleveland Plain Dealer: "Come lui – spiegò Eszterhas – anche il detective Curran si avvicina troppo alla fiamma perché ama la fiamma, come dice Catherine nel film". Per il ruolo affidato a Sharon Stone, si ispirò a una spogliarellista che aveva conosciuto, con la quale era stato in un albergo e che lo aveva minacciato con una pistola.
Troppo sesso, siamo attrici
La produzione e il regista incontrarono non poche difficoltà nel trovare l’attrice giusta per il ruolo di femme fatale che poi sarebbe stato affidato a Sharon Stone. Non tutte erano convinte della storia e tra le attrici contattate compaiono Kim Basinger, Greta Scacchi, Meg Ryan, Demi Moore, Julia Roberts, Geena Davis, Michelle Pfeiffer, Kathleen Turner, Jodie Foster ed Ellen Barkin. Tutte dissero no, per la troppe scene di sesso presenti nella sceneggiatura.
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Questione di chimica
Da maggio a novembre del 1991: tanto durarono le riprese del film, un tempo oggi impensabile visti i costi di produzione. Ma al netto di una serie di difficoltà, solo cinque giorni vennero impiegati per portare a termine la scena in cui Sharon Stone e Michael Douglas fanno sesso. Pensate che ci fosse davvero tutto quel feeling? Ebbene, vi sbagliate: i due si detestavano.
Due spicci per un successo
Dopo i molti no delle altre attrici contattate, alla fine fu Sharon Stone ad accettare. All’epoca 34enne, non ancora una diva, l’attrice era conosciuta a Verhoeven perché con lui aveva già girato Atto di forza, con Arnold Schwarzenegger. Basic instinct contribuì non poco alla sua popolarità (e al suo futuro potere contrattuale) ma non a renderla ricca: per lei un cachet di “soli” 500 mila dollari, uno dei compensi cinematografici più scarsi dell’epoca.
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Sharon Stone e l’ansia da punteruolo
L'ossigeno, e un amico che facesse battute per alleggerire la situazione. Di questo ebbe bisogno Sharon Stone per girare la famosa scena del punteruolo: a tal punto le fece impressione che poi confessò, in un’intervista a Playboy, di aver avuto bisogno dell’ossigeno per l’ansia che la sequenza le procurava. “E ho fatto nascondere il mio migliore amico vicino al letto, perché mi dicesse stupidaggini mentre filmavamo".
La scena delle gambe: verità e leggende
"Ho scritto il film, ma il momento che lo ha fatto entrare nella storia si deve a Verhoeven, non a me". Così Eszterhas nella sua biografia pubblicata nel 2005, quando spiega che fu il regista a suggerire che, durante il celebre interrogatorio di di Catherine Tramell, Sharon Stone dovesse accavallare le gambe. E su quella scena si moltiplicano le interpretazioni e le leggende.
Secondo il regista, fu la stessa Stone che, d’accordo con lui, accettò di presentarsi senza mutandine. Ma Sharon Stone racconta invece che la richiesta fu espressamente fatta dal regista secondo il quale gli slip bianchi rischiavano di riflettere troppo la luce, ma con la rassicurazione che nulla sarebbe stato inquadrato. Solo alla prima, al festival di Cannes, Stone si accorse che invece tutto era stato inquadrato. E mollò un ceffone a Verhoeven.