Lo sapete tutti: la battuta “lupo ululì, castello ululà” fu una geniale trovata di Roberto De Leonardis e Mario Maldesi, rispettivamente adattatore dei dialoghi e direttore del doppiaggio di Frankenstein Junior. In originale Marty Feldman, nel ruolo del gobbo Igor, diceva “Where wolf, there castle” ovvero, alla lettera, “dove lupo, là castello”: ma c’è un gioco di parole intraducibile con “werewolf”, che significa “lupo mannaro”. In italiano Gianni Bonagura, che doppiava Feldman, disse quella strepitosa battuta che è entrata nel lessico familiare di milioni di spettatori. Non sfugge a nessuno che nella traduzione c’è un guizzo in più (i colti direbbero: un upgrade). Nell’originale è un gioco di parole, in italiano è puro nonsense.
Frankenstein Junior, immaginato e scritto da Gene Wilder e diretto da Mel Brooks nel 1974, è pieno di battute che sono diventate popolarissimi meme. Il dottor Frankenstein che grida “Si! Può! …
Lo sapete tutti: la battuta “lupo ululì, castello ululà” fu una geniale trovata di Roberto De Leonardis e Mario Maldesi, rispettivamente adattatore dei dialoghi e direttore del doppiaggio di Frankenstein Junior. In originale Marty Feldman, nel ruolo del gobbo Igor, diceva “Where wolf, there castle” ovvero, alla lettera, “dove lupo, là castello”: ma c’è un gioco di parole intraducibile con “werewolf”, che significa “lupo mannaro”. In italiano Gianni Bonagura, che doppiava Feldman, disse quella strepitosa battuta che è entrata nel lessico familiare di milioni di spettatori. Non sfugge a nessuno che nella traduzione c’è un guizzo in più (i colti direbbero: un upgrade). Nell’originale è un gioco di parole, in italiano è puro nonsense.
Frankenstein Junior, immaginato e scritto da Gene Wilder e diretto da Mel Brooks nel 1974, è pieno di battute che sono diventate popolarissimi meme. Il dottor Frankenstein che grida “Si! Può! Fare!”, la sua assistente Inga che sussurra “rimetta a posto la candela”, la stessa Inga che commenta le dimensioni del mostro dicendo “allora avrà anche grosso schwanzstück”, i cavalli che nitriscono quando sentono nominare Frau Blücher, la stessa Blücher che ripensando al vecchio Frankenstein urla esultante “Io ero la sua amichetta!”, l’eremita cieco che quando il mostro fugge dice sconsolato “volevo offrirti una sambuca” (in originale “I was going to make espresso”, e anche qui l’italiano è più assurdo e quindi più divertente).
Chi scrive ha sentito con le sue orecchie Gene Wilder - vero deus ex machina del film, come scrittore e attore - ammettere che la versione italiana è superiore all’originale, ma ovviamente Frankenstein Junior è un gioiello in ogni caso: un film cinefilo che lavora su modelli antichi (in particolare La moglie di Frankenstein del 1935) ma va oltre il ricalco per diventare un gustosissimo pastiche d’epoca anche grazie alla splendida fotografia in bianco e nero di Gerald Hirschfeld. È indiscutibilmente il capolavoro di Mel Brooks ed è il film che, con la sua raffinata ironia, ha reso pressoché impossibile il riciclo del personaggio-Frankenstein in versione seria. Ora che torna al cinema, fate - se ne avete il coraggio - il confronto con il pomposo Frankenstein di Guillermo Del Toro: il nuovo film ne esce distrutto, e vedendolo si ride pensando di continuo alla sua parodia.