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Efa, gli Oscar europei. Il direttore: “L’Europa è orgogliosa di Alice Rohrwacher”

Sorrentino e Servillo candidati agli Efa
Sorrentino e Servillo candidati agli Efa 

Intervista a Matthijs Wouter Knol sullo stato di salute della produzione europea, il rapporto con gli Usa e la nostra regista che riceve un premio per il suo contributi al cinema

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BERLINO – Matthijs Wouter Knol, alla guida della European Film Academy, è una delle figure chiave del cinema europeo contemporaneo. Segretario generale dell’Academy dal 2020, ha accompagnato l’istituzione in una fase di profondo ripensamento, allargando lo sguardo oltre i confini produttivi per riaffermare il ruolo politico, culturale e simbolico del cinema europeo. In vista di questa edizione degli European Film Awards, Knol riflette su un’annata che fotografa un’Europa inquieta ma creativamente vitale, capace di raccontare storie necessarie e di interrogare il presente con ambizione e responsabilità.


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Che cosa racconta questa edizione del cinema europeo sullo stato del cinema europeo oggi?

“Prima di tutto mostrerà, naturalmente, i film straordinari che sono stati nominati: sono così diversi tra loro che, insieme, raccontano molto bene dove siamo oggi. E dimostrano soprattutto che il cinema europeo è al massimo della sua forma. Ha una qualità altissima, ha davvero qualcosa da dire. La forza del cinema europeo, che quest’anno emerge in modo particolare, è che racconta storie che contano davvero per le persone. Sono storie umane. Vanno in luoghi che a volte possono risultare scomodi, ma il cinema europeo è capace di entrarci e di raccontare storie che ci fanno sentire, come esseri umani, che stiamo guardando qualcosa che parla di noi ed è importante per il presente. I film di quest’anno lo dimostrano chiaramente. L’altra cosa è che la cerimonia di quest’anno non sarà solo una sequenza di premi, annunci e presentatori, ma sarà essa stessa un saggio, un’opera d’arte che riflette sul cinema e sul perché il cinema è importante per noi come esseri umani. L’intera serata avrà elementi curati da Mark Cousins, che ha costruito lo spettacolo di quest’anno. Spero che all’inizio ci si ponga la domanda: che cos’è il cinema? Perché ci importa il cinema? E che alla fine della serata tutti sentiremo davvero perché ci importa, che cosa significa per noi”.

(afp)

Perché avete deciso di assegnare il premio ad Alice Rohrwacher? Ha solo 44 anni, ma riceve un riconoscimento così importante.

“Riceve il premio per il Contributo europeo al cinema mondiale e penso che sia un talento straordinario, davvero eccezionale, di cui l’Europa può essere molto orgogliosa. Con i film che ha già realizzato ha avuto un impatto distintivo fortissimo. È unica nella sua voce e nel modo in cui ci mostra ciò che vuole raccontare. È una regista fortissima e immediatamente riconoscibile: si vede subito se è un film di Alice Rohrwacher. Per la European Film Academy e per i suoi membri è davvero un onore poterle conferire questo premio quest’anno. L’altro grande riconoscimento è quello alla carriera (assegnato a Liv Ullman, ndr), mentre il Premio per il Contributo europeo è pensato per persone che hanno una voce così distinta e riconoscibile. E, francamente, trovo bellissimo poter assegnare questo premio a una regista che è nei suoi quarant’anni e che ha già una forza del genere, e di cui tutta l’Europa può andare fiera”.

Negli ultimi anni, e anche quest’anno, molti film europei sono presenti nei grandi festival e nelle competizioni internazionali, anche negli Stati Uniti. Penso a Trier, a Laxe. Come vede oggi il rapporto con il cinema americano?

“Noi rappresentiamo il cinema europeo, e il fatto che i film europei abbiano successo in tutto il mondo dice molto sulla sua forza. I film europei restano, secondo me, molto unici: ogni film è diverso, ogni film ha un approccio unico nel modo di raccontare le storie, nel modo in cui lavorano i registi, nella libertà con cui lavorano. Il ruolo dell’autore nel cinema europeo è ovviamente molto forte e riconosciuto: sono i registi, insieme ai loro team creativi, a creare qualcosa di personale. Il rapporto con il cinema americano è una questione complessa, perché è difficile fare paragoni: sono mondi molto diversi. Ma credo che siamo in un momento molto buono. Quest’anno ne è un esempio perfetto: ci sono film europei fortissimi, di grande successo internazionale, che tutti conoscono, ma che tutti riconoscono anche come non americani. Sono molto diversi. Questo dimostra che l’Europa ha una sua forza e che oggi dovremmo convincerci di avere molto di cui essere orgogliosi. Non abbiamo bisogno di essere cinema americano per avere successo".

Matthijs Wouter Knol
Matthijs Wouter Knol 

Avete cambiato le date della cerimonia per inserirvi meglio nella stagione dei premi. Tuttavia questo ha creato sovrapposizioni, per esempio con UniFrance, che da anni cade nello stesso periodo. Come si può lavorare meglio insieme, visto che l’Europa dovrebbe essere unita?

"Sì, lo sappiamo bene. Negli ultimi anni, quando abbiamo riflettuto su quale fosse il momento giusto, abbiamo deciso che gennaio fosse il periodo ideale per dare più visibilità al cinema europeo, all’interno della stagione dei premi. È il momento in cui possiamo attirare più attenzione. Ne abbiamo parlato con molte persone dell’industria, ovviamente anche con i francesi, perché è chiaro che il cinema europeo e quello francese sono strettamente legati. Abbiamo detto fin dall’inizio che volevamo assicurarci che tutto potesse funzionare bene insieme. In Europa le cose funzionano solo se lavoriamo bene gli uni con gli altri. Credo sinceramente che oggi si possa fare meglio, per evitare la sensazione di competizione. È un peccato che ci sia. Ma ho molta fiducia: ci sono stati aggiustamenti, per esempio per quanto riguarda gli inviti, la stampa, le presenze. E sono d’accordo con lei che nei prossimi anni dovremo fare meglio. Questo deve venire da entrambe le parti. Da parte nostra c’è stata grande disponibilità a collaborare e credo che anche dalla Francia ci sia la volontà e la consapevolezza che, essendo un partner così forte del cinema europeo, possa aiutare a rendere tutto molto più fluido. Sono fiducioso che l’anno prossimo miglioreremo su questo punto”.

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