Antefatto. Un erede di una casata nobiliare toscana ha fatto causa a Paolo Virzì, la casa di produzione e quella di distribuzione di Cinque secondi, il film con Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi e Galatea Bellugi, perché ritiene sia stato violato il buon nome della sua famiglia. Inoltre, secondo l'erede non c'erano accordi per poter utilizzare il nome della zia e della famiglia. Il film racconta l’incontro tra un avvocato che ha deciso di vivere da eremita dopo un grande dolore (Mastandrea) e una comunità di giovani tra cui la “contessina” Matilde Guelfi Camaiani che hanno deciso di far fruttare una terra abbandonata che era appartenuta alla sua famiglia prima del tracollo finanziario.
A questa accusa il regista ha risposto con un post su Instagram in cui scrive: “Mi dispiace che il signor Guelfi Camaiani, che scopro essere vicepresidente dell’Istituto del Sacro Romano Impero, nonché redattore dell’Albo d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili Europee, si sia sentito disonorato perché un mio personaggio immaginario avrebbe lo stesso nome di una sua zia Matilde defunta nel 1930. Mi scuso di nuovo molto con lui, e però ringrazio di cuore tutti gli Adriano Sereni e le Beatrice Morandini, i Piero Mansani e le Susi Susini, i Giancarlo Jacovoni e le Marisa Mazzalupi che esisteranno senz’altro e dei quali ignaro ho utilizzato nomi e cognomi ma che per fortuna non si sono sentiti offesi”.
Al momento la giudice Carolina Dini della prima sezione civile del Tribunale di Firenze ha rigettato la richiesta, ma il processo proseguirà nelle prossime settimane. I giudici dovranno stabilire se il film ha violato i diritti del nipote, ma anche se bloccare il film e risarcire l'erede. Come si è visto, il primo round è stato vinto dalle case di produzione del film di Virzì perché nel film vige la famosa dicitura “Qualsiasi riferimento a persone vissute o viventi e a fatti realmente accaduti è puramente casuale”.