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Da Jane Fonda a Mark Ruffalo, 1000 star di Hollywood contro la fusione Warner – Paramount

Da Jane Fonda a Mark Ruffalo, 1000 star di Hollywood contro la fusione Warner – Paramount

Secondo i firmatari l’accordo tra le due società porterà a meno progetti e meno lavoro. Ma la major difende l’acquisizione e promette: “Vogliamo sostenere idee audaci e supportare i talenti”

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Da una veterana delle proteste come Jane Fonda a Joaquin Phoenix, dal regista greco che lavora a Hollywood Yorgos Lanthimos all’attrice Lily Gladstone, prima nativa americana a essere candidata all’Oscar come miglior attrice, il divo delle serie Bryan Cranston (Breaking bad) e la documentarista Laura Poitras. Sono solo alcuni dei mille firmatari e più che hanno scritto una lettera contro la fusione di Warner Bros e Paramountt.


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La lettera è stata scritta da un insieme di gruppi di difesa dei diritti, tra cui il Committee for the First Amendment, il gruppo per la libertà di parola guidato dall'attrice Jane Fonda; il Democracy Defenders Fund, un'organizzazione co-fondata da Norm Eisen, ambasciatore nell'amministrazione Obama; e la Future Film Coalition, un gruppo di professionisti del cinema indipendente.

Jane Fonda e Joan Baez
Jane Fonda e Joan Baez 

“Abbiamo assistito a un forte calo del numero di film prodotti e distribuiti, insieme a una riduzione del tipo di storie che vengono finanziate e distribuite - si legge nella lettera – sempre più spesso, un piccolo numero di entità potenti decide cosa viene prodotto e a quali condizioni, lasciando ai creatori e alle imprese indipendenti meno possibilità di sostenere il proprio lavoro”.

Tra le star firmatarie anche: Joaquin Phoenix, Tiffany Haddish, Noah Wyle (reduce dai premi per The Pitt), Patti Lupone, Rosario Dawson, Kristen Stewart, Ted Danson, Rosanna Arquette, Lin-Manuel Miranda, Glenn Close, Elliott Page, Ben Stiller.

La lettera arriva mesi dopo che Paramount e il suo amministratore delegato, David Ellison, hanno avuto la meglio su Netflix nell'acquisizione di Warner Bros. Discovery per 111 miliardi di dollari.

La risposta di Paramount

Poche ore dopo arriva anche la risposta alle star da parte di Paramount che, in una dichiarazione pubblicata da Variety spiega: "Comprendiamo e ascoltiamo le preoccupazioni espresse da alcuni membri della nostra comunità creativa e rispettiamo l'impegno a proteggere e espandere la creatività. È importante sottolineare che, in quanto creatori, sappiamo per esperienza diretta che questo è anche un momento di profonda trasformazione per l'industria cinematografica e che la necessità di aziende solide, focalizzate sulla creatività e ben capitalizzate, in grado di continuare a investire nella narrazione, non è mai stata così urgente".

Poi la la major aggiunge: "Questa operazione unisce in modo unico punti di forza complementari per creare un'azienda in grado di dare il via libera a un maggior numero di progetti, sostenere idee audaci, supportare i talenti in tutte le fasi della loro carriera e portare storie a un pubblico di portata veramente globale, rafforzando al contempo la concorrenza garantendo che più attori di rilievo investano nei talenti creativi. Abbiamo sempre ribadito il nostro impegno in tal senso: aumentare la produzione fino a un minimo di 30 lungometraggi di alta qualità all'anno con distribuzione cinematografica completa, continuare a concedere in licenza i contenuti e preservare marchi iconici con una leadership creativa indipendente, garantendo ai creatori più opportunità per il loro lavoro, non meno". Comunque "comprendiamo le preoccupazioni sollevate a seguito degli sconvolgimenti causati al nostro settore dal Covid, dall'ingresso delle grandi aziende tecnologiche e dai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, ma promettiamo questo: Paramount resta profondamente impegnata a favore dei talenti e questa fusione rafforza sia la scelta dei consumatori che la concorrenza, creando maggiori opportunità per i creatori, il pubblico e le comunità in cui vivono e lavorano".

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