“L’Odissea” arriva al cinema: Nolan sfida Omero, ma alla fine è costretto ad arrendersi
di Francesco PiccoloQuando il film comincia si vede subito quello che in fondo ci si aspettava di vedere: Christopher Nolan prende l'Odissea di Omero e cerca di gestirla come un racconto cinematografico e quindi inseguendo la caratteristica principale del suo cinema che è il tempo, il rapporto con il tempo, la gestione del tempo, il racconto del tempo.
Quindi prende i fatti dell’Odissea di Omero e comincia a montarli. Infatti il film comincia dal cavallo di Troia, da quando viene rinvenuto dai troiani e un guerriero acheo annuncia che è un dono di pace. Quindi i troiani decidono di trascinare il cavallo dentro le mura. E poi il racconto va da Telemaco e Penelope intrecciati con le vicende di Odisseo (così viene chiamato nell’originale, in Italia lo tradurranno Ulisse, come lo conosciamo fin dal liceo). E poi, dopo un bel po' di vicende, si tornerà al momento in cui il cavallo viene trasportato dentro le mura e con questo inganno i greci vi…
Quando il film comincia si vede subito quello che in fondo ci si aspettava di vedere: Christopher Nolan prende l'Odissea di Omero e cerca di gestirla come un racconto cinematografico e quindi inseguendo la caratteristica principale del suo cinema che è il tempo, il rapporto con il tempo, la gestione del tempo, il racconto del tempo.
Quindi prende i fatti dell’Odissea di Omero e comincia a montarli. Infatti il film comincia dal cavallo di Troia, da quando viene rinvenuto dai troiani e un guerriero acheo annuncia che è un dono di pace. Quindi i troiani decidono di trascinare il cavallo dentro le mura. E poi il racconto va da Telemaco e Penelope intrecciati con le vicende di Odisseo (così viene chiamato nell’originale, in Italia lo tradurranno Ulisse, come lo conosciamo fin dal liceo). E poi, dopo un bel po' di vicende, si tornerà al momento in cui il cavallo viene trasportato dentro le mura e con questo inganno i greci vinceranno la guerra (Odisseo se ne pentirà, ma non si può raccontare il finale, nemmeno dell’Odissea).
Odissea, il 16 luglio il film di Christopher Nolan che adatta il poema di Omero
È un modo di affrontare un libro che non soltanto è naturale, e lo è per Nolan, ma è anche quasi, si può dire in maniera paradossale, un modo classico del cinema di affrontare una narrazione tratta da un libro; la questione paradossale però è che quel libro è la definizione primogenita di classico, da cui discende tutto.
E se vogliamo rilanciare il paradosso, quasi tutti gli strumenti di narrazione contemporanea che usa il cinema oggi, derivano da quelli che usò Omero per il suo poema. Fermarsi, tornare indietro, annunciare quello che succederà dopo, sono cose che ha inventato Omero.
La questione più divertente a cui assistiamo noi spettatori, quindi è la lotta tra Nolan e Omero; e si capisce abbastanza presto che siamo stati ingenui, sia noi spettatori, sia soprattutto Nolan, a pensare che questi espedienti potessero essere facilmente applicati alla narrazione perfetta e generatrice di ogni narrazione che è l’Odissea: decine di manuali di sceneggiatura si sono basati su questo racconto generatore (il viaggio dell’eroe) e quindi Nolan si rende conto abbastanza presto che tutto quello che cerca di muovere funziona molto meno di come è fatta l’Odissea.
E si rassegna quasi subito a essere sconfitto dalla narrazione classica. Però sembra proprio che Nolan accolga felicemente questa sconfitta. Perché come noi spettatori, anche lui dopo aver pensato, immaginato e cercato di fare il film suo, alla fine capisce che abbandonarsi al film di Omero è la cosa migliore che esista, anche per lui.
Quando si abbandona a questo racconto. E quando fa l'Odissea così come l'avrebbe fatta chiunque, riesce a dare anche il meglio di sé. Ma ovviamente finisce per richiamare anche un immaginario che in qualche modo arriva da molto lontano. E quindi sembra di vedere sì un film nuovo, ma anche sembra di rivedere tutte le Odissee, insieme ai peplum e anche ai film con Ercole e Maciste, tutto quello che abbiamo visto fin da bambini, e che può fare Nolan, che ha fatto Franco Rossi in tv, e che hanno fatto i vari filoni di cinema del genere nel tempo.
La qualità e lo stereotipo stanno insieme così come stanno insieme il tentativo di narrazione contemporanea e la narrazione classica. Alla fine, insomma, se uno dovesse dire cos'è questo film, com'è, è l'esatta combinazione delle due possibilità che ha una narrazione del genere: è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente.
Ma qui interviene lo spettatore. Cioè, tocca a noi. Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata. Così come abbiamo deciso noi che quel rottame anche poco credibile e manovrato con un joystick era uno squalo da cui eravamo terrorizzati; così come abbiamo deciso noi che quel mostriciattolo costruito da Rambaldi, e fotografato spesso insieme a Rambaldi, fosse un vero extraterrestre e non un giocattolo che poi si regalava anche a Natale. Abbiamo deciso noi che il cinema può essere molto bello anche quando è possibile che sia una cazzata. Tanti grandi film hanno fatto decidere allo spettatore qual era il bivio. Ma qui c’è qualcosa in più, ed è molto seducente: non lo decidiamo soltanto noi spettatori, ma lo facciamo insieme al regista.
Perché Nolan, quando capisce e si rassegna che non può fare il film suo ma che l'Odissea è più forte di lui, che lui sarà anche Nolan ma quello è Omero, e Omero è più forte di lui, e che quel racconto che hai già visto davanti agli occhi per tutta la vita è l'unico racconto che si può fare, si abbandona e lo fa. È Nolan per primo che si rassegna e lascia perdere Nolan. E chiede anche a te spettatore di abbandonarti. E se tu ti abbandoni - e io mi sono abbandonato perché quando vado al cinema credo fermamente a tutto e sospendo ogni forma di intelligenza scettica, che invece è l'unico modo sbagliato di fare lo spettatore - se ti abbandoni allora entri dentro l’Odissea e succede il miracolo che pure se conosci la storia da quando eri alle scuole medie, tre ore passano senza che te ne accorga e intanto soffri. Soffri perché continuano a passare gli anni e Odisseo non torna, e vuoi che torni, perché i pretendenti vogliono prendersi Penelope e il tempo non c'è, Telemaco è troppo debole e non ce la fa; e tu patisci; e quando Odisseo finalmente torna e arriva a palazzo travestito da mendicante, mentre lui combatte come Bruce Lee, come Bud Spencer e Terence Hill, solo contro tutti, beh, a quel punto ti abbandoni felice, ci credi, e pensi che cazzata, ma anche che film bellissimo.