Tinto Brass offrì a Stefania Sandrelli il ruolo più audace, le gli consegnò il più grande successo popolare, «La chiave incassò persino più di Rambo», racconta l’attrice, che ricorda con affetto il regista e un’amicizia lunga quarant’anni.
L’ultima volta insieme?
«Un anno e mezzo fa, per il suo compleanno, a casa sua, sulla Cassia. Conservo una foto di noi due insieme. L’ho trovato molto affettuoso, era il Tinto di sempre. Credo sia rimasto sé stesso fino all’ultimo. Era un uomo forte, intelligente, istintivo. E con un senso dell’umorismo unico».
Venne a casa sua a parlare del film e ci fu subito un corto circuito.
«Eravamo nello studio quando Amanda si svegliò, non sapendo ci fosse qualcuno s’affacciò nuda. Rimase imbalsamata, poverina. Lui rise “Amanda, non occorreva che ti facessi vedere nuda, per un film ti avrei preso lo stesso».
Il set?
«All’inizio una paura folle. Mi avevano detto che Tinto era un po’ villano, br…
Tinto Brass offrì a Stefania Sandrelli il ruolo più audace, le gli consegnò il più grande successo popolare, «La chiave incassò persino più di Rambo», racconta l’attrice, che ricorda con affetto il regista e un’amicizia lunga quarant’anni.
L’ultima volta insieme?
«Un anno e mezzo fa, per il suo compleanno, a casa sua, sulla Cassia. Conservo una foto di noi due insieme. L’ho trovato molto affettuoso, era il Tinto di sempre. Credo sia rimasto sé stesso fino all’ultimo. Era un uomo forte, intelligente, istintivo. E con un senso dell’umorismo unico».
Venne a casa sua a parlare del film e ci fu subito un corto circuito.
«Eravamo nello studio quando Amanda si svegliò, non sapendo ci fosse qualcuno s’affacciò nuda. Rimase imbalsamata, poverina. Lui rise “Amanda, non occorreva che ti facessi vedere nuda, per un film ti avrei preso lo stesso».
Il set?
«All’inizio una paura folle. Mi avevano detto che Tinto era un po’ villano, bruto. Ero già pronta a menare le mani, invece trovai un angelo, un grande uomo di cinema. Non mi lasciava sola un attimo. Sa quanto è importante per un’attrice sentirsi vestita dal proprio regista? Anche quando fai un film nuda, se il regista ti veste, cioè ti aiuta, ti senti protetta».
Sul set c’era anche la prima moglie Tinta.
«Una grandissima donna. Quando se ne andò pensai: e adesso come farà suo marito? Invece Tinto era forte, ha saputo andare avanti anche senza di lei. Poi ha trovato Caterina, un’altra grande donna».
Come rompeste il ghiaccio?
«Eravamo in un negozio di intimo nel centro di Roma, vicino al cinema Capranica. C’erano Tinto, Tinta e l’immancabile Giovanni Bertolucci. Stavamo provando delle cose per il film e io colsi l’occasione. Feci una specie di défilé, come le modelle, ma completamente nuda. Dissi: ecco, io sono così, guardatemi bene, sono tutta qui. Lo feci per lui, per lei, ma anche per me».
E lui?
«Rise. E poi La chiave è un film ironico. Io lo trovai divino. Se potessi lo rifarei».
Accettò subito.
«Non fu una scelta razionale, seguii l’istinto che mi guida sempre. Avevo la stessa eccitazione di quando risolvevo un problema matematico. il film non l’ho fatto per provocazione ma per voglia».
Brass è stato accusato di guardare le donne solo come oggetti del desiderio.
«Credo che con il tempo sia diventato anche più consapevole, più politico, grazie alle donne che ha avuto accanto. Sapeva quanto avevano contato nella sua vita e quanto gli avevano insegnato. La chiave è un film dalla parte delle donne. L’uomo fa la figura del cretino, come spesso accade agli uomini. Tinto mette in evidenza i difetti, i vizi maschili. Le donne invece hanno capito benissimo il film,da che parte stavo e si sono messe dalla mia. Se qualcuno non ha colto questo aspetto, allora non sapeva guardare».
Perché decise di mostrarsi nuda proprio allora?
«Perché non avevo più il corpo scultoreo di quando avevo girato Divorzio all’italiana, avevo qualche piccolo cedimento, qualcosa che rendeva il corpo più vero, più dolce. Le imperfezioni non le nascosi, anzi, le misi nel conto».
Il film incassò più di “Rambo”.
«Mi fece molto piacere. E non fu una questione di soldi. Giovanni Bertolucci mi propose una percentuale sugli incassi, ma rifiutai. Preferii essere pagata come per tutti gli altri film. Pochi, maledetti e subito».
Ricorda la prima volta che vide il film finito? Brass diceva che lei restò muta.
«Non dissi niente, è vero. Ma ci abbracciammo. Avevo capito subito, vedendolo».
Dopo “La chiave” le propose altri film?
«Tanti. Ma li rifiutai. Non mi piacevano, Tinto ha fatto bei film, ma La chiave era speciale: scanzonato, ironico, dalla parte delle donne».
Anche Brass era scanzonato.
«Amava la vita, cucinare. e scherzare. Una volta dissi in una intervista che era un ottimo montatore, lui mi telefonò insieme alla moglie ridendo: “ti ringrazio molto di questo complimento!” Io intendevo di cinema, lui aveva pensato all’altro significato. Era fatto così».
L’ultima immagine di lui?
«Il suo sigaro. Quello non mancava mai. Anche l’ultima volta che ci siamo visti gli ho detto: Tinto, ma quanto fumi? E lui rideva. Era sempre lui. Non c’era neanche bisogno di parlare, bastava guardarci».