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È morto il regista Tinto Brass, maestro dell'eros: aveva 93 anni

Tinto Brass, è morto a 93 anni il maestro del cinema erotico

Tinto Brass, è morto a 93 anni il maestro del cinema erotico
(afp)

Tra i suoi film “La chiave”, “Miranda”, “Monella”. L’annuncio della moglie Caterina

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È morto oggi a Roma il regista Tinto Brass. Ne hanno dato la notizia la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. Era nato a Milano il 26 marzo 1933. In più di quarant’anni di carriera ha diretto una trentina di film, è diventato celebre con il cinema erotico, tra i titoli più celebri:Salon Kitty, La chiave, Monella, Capriccio.

A settembre la Mostra del cinema di Venezia gli aveva reso omaggio proiettando il suo Col cuore in gola come film di preapertura. Il regista non era potuto intervenire alla proiezione per le precarie condizioni di salute."Ho fatto tanti film erotici perché ritenevo l’erotismo una chiave fondamentale dell’espressione umana e soprattutto la chiave per raccontare le donne. Che era quello che mi interessava di più. – raccontava tempo fa il regista – Credo di aver contribuito a cambiare un po’ la visione dell’eros almeno per quegli spettatori che si sono avvicinati ai miei film”.

Brass: "Quando Federico mi chiamava Tintaccio"

Nato a Milano, ma di famiglia veneziana, il regista proveniva da una famiglia di artisti, il nonno di Tinto era stato il pittore Italico Brass, che da Gorizia si era trasferito a Venezia sposando una ricca signora russa. Nonostante la laurea in Giurisprudenza, sulle orme del padre penalista, Tinto viene attratto subito verso il cinema. Sul finire degli anni Cinquanta trascorre un biennio come archivista e si esercita nel montaggio presso la Cinémathèque di Parigi, in Francia, dove incontra Roberto Rossellini,“più che un maestro di cinema è stato un maestro di vita – diceva – aveva una concezione del rapporto cineasta e uomo che era unico. Ricordo giornate bellissime a Parigi con lui, stavo a casa sua, nello studio di Cartier Bresson e vedevamo le immagini dell’India che lui aveva girato. Poi mi chiese di montarle, io non avevo mai fatto niente ma ci ho provato… Lui passava la notte con la sua moglie indiana e io stavo al montaggio con la pellicola. Se la sua notte era stata felice io la mattina ero un genio, se era stata un disastro ero un cretino e dovevo rifare tutto”.

Tornato in Italia, Brass lavora come aiuto regista per Alberto Cavalcanti, Roberto Rossellini, Joris Ivens. Esordisce alla regia con un vena anarcoide con il lungometraggio In capo al mondo (1963), riscuotendo l'unanime attenzione della critica con un'entusiastica accoglienza alla Mostra del Cinema di Venezia: film iconoclasta e irriverente, svelò la crisi di valori della generazione dell'antifascismo e della Resistenza, narrando i disagi di un giovane che stenta a integrarsi nella società. I censori dell’epoca gli imposero dei tagli, il regista di contro cambiò solo il titolo, trasformandolo in Chi lavora è perduto, rendendo ancora più esplicito il messaggio politico-sociale. Dopo una serie di collaborazioni in film collettivi ed esperimenti più o meno riusciti il regista torna a racconti più intimi con i successivi Col cuore in gola (1967), girato nella Swinging Londra con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin e la consulenza artistica di Guido Crepax, L'urlo (1968), e Nerosubianco (1969).

A partire dagli anni Settanta inizia l’avvicinamento al cinema erotico. Con le due epopee storico-erotiche Salon Kitty (1976) e Caligola (film realizzato nel 1979 e uscito nel 1984, non corrispondente all'iniziale progetto), Brass inaugura una nuova fase, orientandosi verso un racconto dell’eros di ispirazione colta, che con il tempo viene premiato anche da un vasto successo di pubblico. Il più famoso di questi titoli è certamente La chiave (1983) con Stefania Sandrelli, libero adattamento di un romanzo di Tanizaki Junichiro. Da quel titolo in poi, il suo maggior successo, il regista si è concentrato sul percorso di liberazione sessuale di personaggi femminili sempre più disinibiti: dalla borghese insoddisfatta (Stefania Sandrelli) di questo film, alla locandiera divoratrice di uomini (Serena Grandi) di Miranda (1985), fino alla prorompente amante (Francesca Dellera) di Capriccio (1987), la gioiosa prostituta (Debora Caprioglio) di Paprika (1990) e la vergine inquieta (Anna Ammirati) di Monella (1998), passando per Così fan tutte (1992, protagonista l'esordiente Claudia Koll) e L'uomo che guarda (1994), liberamente tratto da un romanzo di Alberto Moravia. Il regista che compare spesso nei suoi film, si è ritratto con particolare ironia in Fermo posta Tinto Brass (1995).

Di tutte le attrici che nella carriera aveva contributo a lanciare o a rilanciare ce ne era una a cui era particolarmente affezionato. “Era un’attrice con cui avevo fatto un film solo, tornai a proporle di fare un secondo ruolo, io speravo di trovarla pronta ad accettare e invece era morta – ci raccontava – Si chiamava Tina Aumont, con lei e Gigi Proietti avevo girato L’urlo che secondo me rimane il mio film più bello”. Con alcune attrici anche se non aveva più girato film era rimasto in ottimi rapporti come con Serena Grandi. “Mi ha raccontato che suo figlio di diciotto anni quando ha visto Miranda ha esclamato ‘ma questo film è bellissimo’. Non c’era niente di scandaloso. Quando ho girato con lei mi ha detto ‘se avessi saputo cosa volevi fare avrei dato tutta me stessa’. Questo fu il suo commento… più di tutto quello che aveva già dato”.

Dal matrimonio con Carla Cipriani, celebrato nel 1956 a Venezia, sono nati due figli, Beatrice e Bonifacio. Nel 2017, a 84 anni, il regista ha sposato in seconde nozze la psicoanalista, ex avvocata e attrice Caterina Varzi. Per ora la famiglia prevede per i funerali una cerimonia strettamente privata.

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