Gli Shkodra Elektronike all’Eurovision, tra anima albanese e vita italiana

Gli Shkodra Elektronike all’Eurovision, tra anima albanese e vita italiana
(afp)

Kolë Laca e Beatriçe Gjergji vivono in Italia dagli anni novanta ma rappresentano l’Albania. Il loro progetto musicale fonde tradizione folk e suoni elettronici, raccontando storie di immigrazione e identità condivisa

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BASILEA – Tutta l’Italia, canta Gabry Ponte. Un pezzo che ha caratterizzato Sanremo e che oggi sembra quasi profetico anche per l’Eurovision. Perché, oltre a Lucio Corsi e allo stesso Ponte, approdato all’Eurovision attraverso San Marino, c’è un altro pezzo d’Italia sul palco di Basilea. Gli Shkodra Elektronike sono albanesi ma vivono in Italia, esattamente in Cadore.

Vengono da Scutari ma sono ormai italiani a tutti gli effetti: Kolë Laca e Beatriçe Gjergji vivono e agiscono nel nostro Paese ormai da tempo. Si sono conosciuti proprio attraverso la musica: “Siamo arrivati qui io nel 1997 e Kolë nel 1992 – racconta Beatrice – e ci siamo conosciuti per caso. Io vivevo a Perugia e con la mia band di allora volevo proporre una cover di un brano albanese. Andai su YouTube per capire se qualcuno l’avesse mai fatta e ho trovato un video di Kolë che rifaceva proprio quella canzone in un modo che trovai fantastico. Gli ho scritto su Facebook, ci siamo conosciuti e poi è nato il progetto”.

(agf)

“La cosa buffa - aggiunge Kolë – è che col tempo abbiamo scoperto che sua madre e mia nonna sono migliori amiche. E’ successo che parlando tra di loro si sono dette che i loro ragazzi avevano conosciuto una persona che proveniva da Scutari e che stavano suonando insieme. A forza di domande hanno scoperto che eravamo proprio noi due”.

Kolë, tra le altre cose, ha alle spalle un’esperienza con il Teatro degli Orrori, una delle band più celebrate e importanti della scena indie italiana. In questa nuova esperienza, lui e Beatrice hanno voluto recuperare il più possibile la tradizione musicale di Scutari (“molto antica e prolifica”) rielaborando i suoni folk attraverso l’elettronica. “Siamo arrivati all’Eurovision dopo aver vinto nel 2024 il “Festivali i Këngës”, una sorta di Sanremo in piccolo che si svolge a Tirana da 63 anni, con Zjerm. Ci siamo guadagnati il diritto di arrivare all’Eurovision ma da quel momento è cambiato tutto: stiamo cercando di gestire questo momento a cui non pensavamo minimamente”.

(reuters)

La speranza è quella di veder accadere quello che auspicano nella loro canzone: “La nostra canzone parla proprio di questo, di un minuto di mondo giusto. Speriamo che quel minuto capiti a noi per poter portare l’organizzazione in Albania nel 2026”. Il loro arrivo in Italia è stato piuttosto avventuroso: Kolë è arrivato a Trieste a vent’anni (“Insieme a quelli famosi”, scherza) ma con una borsa di studio universitaria. Beatrice invece aveva sei anni e è sbarcata da vera immigrata: dopo vari cambi di città si è stabilita a Perugia. La loro totale integrazione non li ha però allontanati dalle radici musicali del loro Paese: “Noi siamo partiti riarrangiando con sonorità elettroniche canzoni tradizionali scutarine, alcune di queste vecchia anche più di 100 anni – spiega Kolë – da ragazzo pensavo fosse musica vecchia. Quando ho cominciato a suonare quei brani ho capito fossero moderni: quello che portiamo all’Eurovision ha una parte del testo in albanese letterario, che è quello che canta, Beatrice, e un’altra in dialetto ghego, che è quello parlato a Scutari. Le storie di questa canzoni raccontano vicende legate all’immigrazione: per questo sono ancora attualissime”.

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