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Gabry Ponte all’Eurovision: “Sono un maniaco del controllo ma qui mi sto divertendo”

(reuters)

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Il dj, in gara per San Marino, parteciperà alla finale con “Tutta l’Italia”. E ripercorre la sua carriera: “Negli anni novanta eravamo operai della notte. Adesso è cambiato tutto”
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Basilea – “Scusate il ritardo, ci siamo allungati con le prove”. Gabry Ponte si presenta all’incontro con la stampa un po’ affannato ma soddisfatto. Oggi è uscito il suo nuovo singolo Brokenhearted, realizzato insieme ai Train, domani sera di nuovo sul palco di Basilea per la finale di Eurovision. “Sono felicissimo che siamo arrivati qui, vuol dire che siamo in finale e non era scontato. Siamo stati in tensione fino alla fine, con tutto il lavoro fatto non sarebbe stato bello tornare a casa. Avevo già avuto esperienze con Eurovision con un artista della mia etichetta, ma qui è pazzesco e ci sono dinamiche molto lontane da quello a cui siamo abituati. Il dj è un po’ paga pegno, si sa. Nonostante il grande riscontro, abbiamo tremato fino alla fine. L’esultanza era vera”.

Cosa farà se vince?

“Non sono ossessionato dalla vittoria, ovvio che l’intento in un contest è quello di fare il possibile per ottenere un buon risultato. Ma qui siamo fuori dalla mia comfort zone, ci mettiamo il massim…

Basilea – “Scusate il ritardo, ci siamo allungati con le prove”. Gabry Ponte si presenta all’incontro con la stampa un po’ affannato ma soddisfatto. Oggi è uscito il suo nuovo singolo Brokenhearted, realizzato insieme ai Train, domani sera di nuovo sul palco di Basilea per la finale di Eurovision. “Sono felicissimo che siamo arrivati qui, vuol dire che siamo in finale e non era scontato. Siamo stati in tensione fino alla fine, con tutto il lavoro fatto non sarebbe stato bello tornare a casa. Avevo già avuto esperienze con Eurovision con un artista della mia etichetta, ma qui è pazzesco e ci sono dinamiche molto lontane da quello a cui siamo abituati. Il dj è un po’ paga pegno, si sa. Nonostante il grande riscontro, abbiamo tremato fino alla fine. L’esultanza era vera”.

Cosa farà se vince?

“Non sono ossessionato dalla vittoria, ovvio che l’intento in un contest è quello di fare il possibile per ottenere un buon risultato. Ma qui siamo fuori dalla mia comfort zone, ci mettiamo il massimo impegno e tanto cuore ma non credo di avere tante possibilità. Volevo fare bella figura e mettere in piedi uno show che fosse il migliore possibile”.

Il pezzo lo cantano tutti in strada e dentro l’arena, si aspettava il successo internazionale?

“L’entusiasmo per il brano lo avevamo percepito già nelle feste pre-gara a Londra, Amsterdam e Madrid: abbiamo visto il mood cambiare, negli ultimi appuntamenti il club è esploso quando siamo saliti sul palco noi”.

Tommy Cash ha criticato la sua presenza affermando che lei non è un cantante: il successo suscita invidie?

“Io produco la mia musica, cantare non è il mio mestiere. L’obiettivo è fare belle canzoni, in molti cantano pezzi senza scrivere una riga. Lo dico senza polemiche: sono lavori diversi e servono entrambi. Molti pezzi qui hanno basi dance, significa che qualcuno ha lavorato per i cantanti”.

Che esperienza lascerà questa partecipazione?

“Sto imparando tante cose, non conoscevo le dinamiche all’interno di questo spettacolo, tanti aspetti non li avevo colti: posso dire che mi ha fatto crescere. È una prima volta e a 52 anni con 25 di carriera non è facile trovare una prima volta. Quando mi hanno invitato a San Marino non ci ho pensato nemmeno un minuto”.

Come è cambiata la percezione della sua musica dagli inizi fino a qui passando per Sanremo?

“Quando ho iniziato, nei primi anni 90, la dance era un tabù, il dj era una specie di operaio che lavorava nella notte. Molto è cambiato quando con quelli della mia generazione abbiamo cominciato ad avere successo: il dj è diventato un artista, siamo entrati nel mainstream e questo ci ha portato in contesti in cui in genere c’erano solo i cantanti pop”.

Un aspetto positivo di questa nuova esperienza e uno negativo.

“Quello negativo è che sono un maniaco del controllo e in uno show così complesso e articolato è quasi impossibile tenere sotto controllo tutto. Non riusciamo mai a rilassarci per questo, ma è un nostro limite. Di positivo c’è tanto, è un’esperienza che mi ha arricchito”.

Rispetto a Sanremo, ci sono stati dei cambiamenti nel set.

“All’Ariston avevamo un corpo di ballo di 30 persone, per l’Eurovision non era possibile (il regolamento prevede un massimo di 6 performer sul palco), tutte le voci devono essere live, anche i cori, e così abbiamo portato un corista in più. Limitare la performance a 2 ballerini era riduttivo. Non si può suonare dal vivo, abbiamo provato a chiedere una deroga ma non c’è stato modo nemmeno per un dj. Ho preferito comunque lasciare la console e l’immagine del dj: io canto insieme ai ragazzi, cosa che di solito non faccio, mi sono adattato allo show”.

In tutto questo successo Carlo Conti ha avuto un ruolo importante, vi siete sentiti?

“Mi ha scritto subito dopo la semifinale, è stato un grande fan del brano e è stato grandioso presentarlo a Sanremo. In fondo la canzone è anche un po’ sua.”

Il modo di scrivere canzoni è cambiato con l’avvento dei social?

“Il mio non è molto cambiato, non faccio pezzi per diventare virale. Tra i miei errori del passato c’è stato quello di provare a fare musica per compiacere gli altri, ma non funziona”.

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