Vienna – Ha tutti gli occhi puntati addosso, è il cantante che rappresenta Israele, al centro delle proteste degli attivisti ProPal e del ritiro di cinque Paesi (Slovenia, Irlanda, Paesi Bassi, Islanda e Spagna) alla settantesima edizione di Eurovision song contest 2026.
Noam Bettan, 28 anni, è nato a Ra’anana, in Israele, da genitori di origine francese. Ha iniziato la sua carriera musicale al termine del servizio militare. È sempre stato appassionato di musica, ed è diventato famoso nel 2018, grazie al talent show Aviv or Eyal. Quest’anno ha vinto il talent show israeliano HaKokhav HaBa (Rising star), che gli ha spalancato le porte di Eurovision, 120 milioni di spettatori in tutto il mondo.
“Qualche anno fa non ci avevo proprio pensato” ha spiegato in un’intervista a i24News “quando ho partecipato a Rising star Israel ho capito che poteva portare a Eurovision song contest e ho dato tutto me stesso. Ho dato tutto per vincere. Rappresentare Israele davanti al mondo per me è un grande onore e una responsabilità, sento il popolo israeliano dietro di me, mi dà tanta forza. Vorrei anche andare in Francia e fare musica in francese, è una porta di accesso in Europa”.
La canzone “Michelle” e le proteste a Vienna
In effetti il brano che porta in gara, Michelle, è cantato in francese. Alla domanda: sei pronto per possibili fischi o bandiere palestinesi tra il pubblico?
“Sicuramente ci saranno tra la folla, ma sono concentrato su quello che devo fare, sulla performance, sono anche circondato da persone incredibili, Kan (l’emittente israeliana) e tutta la mia squadra, che è con me da otto anni. Grazie a loro posso lasciare andare il superfluo e concentrarmi su ciò che conta davvero: la musica, l’esibizione, per dare il massimo quando salgo sul palco”.
Una partecipazione blindata, nel segno della massima sicurezza; gli agenti del Mossad lo hanno seguito anche le prove. La canzone è piaciuta al pubblico, ed è stata applaudita anche nel gigantesco press center della Wiener Stadthalle che ospita la manifestazione che ha come slogan United by music, con immancabile cuore.
Battan spiega che Michelle “è la storia di un amore tossico. Credo che tutti lo abbiano vissuto almeno una volta. Che sia amore o amicizia, tutti”, dice il cantante, “abbiamo avuto qualcuno che è diventato tossico, semplicemente non era più adatto a noi. Il messaggio è scegliere sé stessi prima di tutti: se stai bene con te stesso, starai bene anche con gli altri. Tutti hanno una Michelle nella vita, la cosa bella della musica è che ognuno può interpretare i testi come vuole”.
La musica come unione
In un’intervista a Libero, non ha voluto parlare di politica o del conflitto, ma ci ha tenuto a ribadire che la musica unisce: “Salirò su quel palco con un solo obiettivo: unire, avvicinare, creare un legame. Voglio diffondere amore e portare luce”.
A Vienna, dopo la protesta in piazza di martedì 12 maggio, giorno della prima semifinale, con le piccole bare delle vittime di Gaza, le manifestazioni contro la presenza di Israele continueranno. Al grido “Nessun palco per il genocidio”, gli attivisti ProPal torneranno a farsi sentire venerdì, e sabato, giorno della finale, hanno organizzato un corteo.