La Bulgaria di Dara trionfa all’Eurovision con Bangaranga. Sal Da Vinci quinto
dalla nostra inviata Silvia FumarolaVIENNA – Parola d’ordine Bangaranga. La Bulgaria con Dara vince l’edizione 2026 dell’Eurovision. Al secondo posto Israele, con fischi al momento dell’annuncio del risultato del televoto. La Romania al terzo posto. Sal Da Vinci conclude la sua avventura viennese in quinta posizione.
Sarà che ci si abitua a tutto, ma dopo giorni di prove e dirette, anche il metal minaccioso che incontra il Trono di spade (Serbia), il fuoco che divora il confessionale dove si esibisce Pete Parkkonen (Finlandia), accompagnato dalla violinista Linda Lampenius (non a caso cantano Lanciafiamme), la cupezza di Alis (Albania), l’allegria sfrenata del greco Akylas versione gatto Garfield, che canta il riscatto economico, sembrano cose normali. Circo kitsch, la finale della settantesima edizione di Eurovision Song Contest, a Vienna, trasmessa da Rai 1 con Gabriele Corsi …
VIENNA – Parola d’ordine Bangaranga. La Bulgaria con Dara vince l’edizione 2026 dell’Eurovision. Al secondo posto Israele, con fischi al momento dell’annuncio del risultato del televoto. La Romania al terzo posto. Sal Da Vinci conclude la sua avventura viennese in quinta posizione.
Sarà che ci si abitua a tutto, ma dopo giorni di prove e dirette, anche il metal minaccioso che incontra il Trono di spade (Serbia), il fuoco che divora il confessionale dove si esibisce Pete Parkkonen (Finlandia), accompagnato dalla violinista Linda Lampenius (non a caso cantano Lanciafiamme), la cupezza di Alis (Albania), l’allegria sfrenata del greco Akylas versione gatto Garfield, che canta il riscatto economico, sembrano cose normali. Circo kitsch, la finale della settantesima edizione di Eurovision Song Contest, a Vienna, trasmessa da Rai 1 con Gabriele Corsi e Elettra Lamborghini, è una maratona di fiamme e acrobazie.
Venticinque nazioni in gara, lunga attesa per i risultati, al televoto si somma il voto delle giurie. Sfilano gli artisti con le bandiere, l’Australia, rappresentata dalla Barbie Delta Goodrem, ha fan sfegatati. La cantante ucraina Viktorija Leléka, al termine dell’esibizione grida: “Slava Ukraini!”, “Gloria all’Ucraina”, tra gli applausi.
Sal Da Vinci con Per sempre sì tiene alta la bandiera italiana. Un successo da 60 milioni di stream, è l’italiano nelle posizioni più alte delle classifiche internazionali: nella top ten a Malta, in Grecia, Lituania, Austria, Cipro, Svizzera, Svezia, Belgio e Paesi Baltici. Il Guardian ironizza sulla canzone, e c’è chi considera l’esibizione «una festa di matrimonio infinita». Un inno all’amore lontano dai ritmi ossessivi, dagli eccessi del pop trash europeo che trionfa quest’anno.
Bangaranga della bulgara Dara risuona ovunque, Antigoni, che si crede Shakira, con Jalla ipnotizza. Ma anche la coreografia nazionalpopolare di Sal, con la sposa che svela sotto la gonna la bandiera tricolore, entusiasma il pubblico. Un’ovazione, lui si commuove. Anche Adriano Celentano, dicono Corsi e Lamborghini, si è congratulato con lui. Sono arrivati i ragazzi del FantaSanremo per sostenerlo, e il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi gli ha portato un corno portafortuna. «Da Vinci» annuncia «sarà uno degli ambasciatori della candidatura della canzone napoletana classica a patrimonio dell’umanità dell’Unesco, il 5 giugno all’Arena di Verona, su Rai 1. Con Massimo Ranieri, Gigi D’Alessio, Serena Rossi, Vittorio Grigolo, Placido Domingo e Patti Smith».
Nell’arena della Wiener Stadthalle il rito si compie: Monroe, per la Francia, incanta; Satoshi (Moldavia), fa ballare tutti. Ma la protesta per la presenza di Israele non si placa. Gli elicotteri hanno sorvolato la città mentre sfilava il corteo pro Palestina (circa tremila persone), con polizia schierata a ogni angolo. «Invitare Israele su un palco prestigioso come quello dell’Eurovision è un affronto a tutte le persone che credono nell’umanità, nell’amore e nella solidarietà», ha detto l’artista congolese-austriaco Patrick Bongola, uno degli organizzatori.
Cinque Paesi hanno boicottato l’evento. Il premier spagnolo Pedro Sanchez, su X, ha dichiarato «di sentirsi dalla parte giusta della storia». A Vienna c’è chi rivendica i diritti per Gaza, e una comunità campy, variopinta, certa che la musica unisca. Per l’israeliano Noam Bettan con Michelle due buu e grandi applausi. Nell’arena, con il pubblico avvolto nelle bandiere (rigorosamente ignifughe, con la certificazione), un entusiasmo sfrenato degno di miglior causa, vince lo slogan United by music.