CANNES – La sentenza di colpevolezza a Gerard Depardieu, condannato a 18 mesi per assalto sessuale a Parigi, rimbalza a Cannes, un festival a cui il MeToo francese negli ultimi anni ha portato grandi cambiamenti. Anche a questo si deve se oggi - nell’edizione 78 che si apre stasera - ci sono sette registe in concorso e per il secondo anno consecutivo un presidente di giuria donna, dopo Greta Gerwig Juliette Binoche.
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All’incontro con la stampa non sono mancate le richieste di commento alla sentenza. “Vedo il festival come un movimento — il movimento della vita sociale, politica, dei cambiamenti che avvengono nel mondo. A volte è precursore, a volte segue, dipende dai temi. Ma trovo che il festival sia sempre più in sintonia con ciò che accade oggi. La nostra ondata di rivoluzione MeToo ha impiegato un po’ di tempo per arrivare, ma recentemente abbiamo reagito con molta forza”. E dunque le viene chiesto se anche la sentenza a Depardieu è figlia di questo cambiamento: “Sì. Molto – risponde l’attrice – perché penso che le donne non siano state ascoltate, non siano state sentite, non siano state rispettate. E trovo che sia una lotta, una vera lotta. Perché in questo mondo del cinema c’è stato tanto silenzio, tanta paura, anche molte compromissioni. Quindi è tempo che le cose cambino. E penso che stiano cambiando, ma ci vuole coraggio. E rendo omaggio a tutte le donne che hanno avuto il coraggio di parlare. Perché non è una cosa facile”.
Poi le domandano se il fatto che un mostro sacro come Depardieu, uomo di fama e potere, sia stato condannato per violenze sessuali, non dovrebbe restare senza significato né conseguenze. “Già l’associazione delle parole “mostro sacro” mi ha sempre messo a disagio, perché innanzitutto non è un mostro, è un uomo. E un uomo che è stato apparentemente desacralizzato da fatti che sono stati giudicati dalla giustizia. Una star del cinema è un uomo, un re è un uomo, un pellegrino è un uomo. Quindi per me non esiste il “sacro” come attributo personale. Il sacro è il momento in cui accade qualcosa, quando si crea, si recita, si è in scena: il sacro non ci appartiene. E quando si viene desacralizzati, come lui lo è in questo momento, questo ci fa riflettere sul potere che alcune persone hanno, e su come lo esercitano. E io penso che il vero potere sia altrove”.
Nell’intervista a Repubblica Binoche aveva detto a proposito del processo e del fatto che ancora Depardieu stia girando un film diretto dall’amica Fanny Ardant: “Viviamo in un Paese libero, da parte di alcuni c’è una sorta di negazione Le posso dire che il mondo del cinema e Cannes sono cambiati nel modo di affrontare questi temi. C’è consapevolezza dell’urgenza di agire in sintonia con il nostro tempo. È un momento importante, stanno cambiando le leggi in Francia. Anche se il movimento #MeToo è arrivato qui più tardi rispetto agli Stati Uniti”.