Cate Blanchett: “Il MeToo soffocato perché faceva paura. Sui set ancora 10 donne e 75 uomini”

Cate Blanchett: “Il MeToo soffocato perché faceva paura. Sui set ancora 10 donne e 75 uomini”

L’attrice protagonista di un incontro con il pubblico a Cannes. Il movimento femminile, le disparità di genere, i set del passato da Woody Allen al film su Dylan

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CANNES – Cate Blanchett otto anni fa era la Presidente di giuria qui al festival di Cannes, giuria che aveva celebrato il cinema di Hirokazu Kore-eda, Un affare di famiglia. E capitanato una marcia tutta al femminile sulla Montée des marches, 82 donne di cinema comprese Kristen Stewart, Léa Seydoux, Ava DuVernay, Agnès Varda, Jasmine Trinca, Alba e Alice Rohrwacher per sostenere il Metoo e chiedere più spazio, dignità e parità salariale.


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Otto anni dopo, l’attrice australiana, candidata otto volte agli Oscar, quarta attrice in assoluto più candidata della storia del premio, all’attivo due statuette, è tornata su quel tema in un incontro con il pubblico. “È triste parlare del MeToo definendolo “un periodo”, è stato soffocato molto rapidamente perché faceva paura. Oggi ci sono molte persone con una certa visibilità che possono parlare in relativa sicurezza e dire: 'Questo è successo anche a me', ma la cosiddetta persona comune che denuncia perché viene messa a tacere? È emerso uno strato sistemico di abusi, non solo in questo settore, ma in tutti i settori, e se non si identifica un problema, non lo si può risolvere - aggiunge -. Sui set cinematografici, che io continuo a frequentare, ci sono sempre 10 donne e 75 uomini. Adoro gli uomini ma entrare in un ambiente di lavoro omogeneo diventa noioso per tutti, e penso che abbia un effetto poi sul lavoro".

La chiacchierata, preceduta da una standing ovation, è proseguita con una carrellata dei suoi ruoli più significativi. Ha raccontato di quando girava Blue Jasmine con Woody Allen, il regista voleva fare un solo ciak, anche se a volte lei riusciva a convincerlo a farne tre: “Gli dicevo è colpa del mio accento americano, ti prego rifacciamola”. Un attacco di panico invece prima di girare Io non sono qui di Todd Haynes in cui interpretava Bob Dylan: “Mi hanno detto ‘devi venire a Montreal sabato, fare la prova costume ed essere sul set lunedì’. Mi sembrava di non avere il tempo per prepararmi, ma in qualche modo a forza di vedere documentari su Dylan il mio corpo si era adattato. E Todd è così democratico sul set, condivide la sua visione con gli attori, che qualsiasi preparazione finché non fossi stata là con le sopracciglia finte, il costume e non avessi messo piede sul suo set non sarebbe servita a nulla. Nessuno vuol vedere i compiti a casa di un attore, la preparazione deve rimanere fuori dal set”.

A proposito della storia d’amore saffico girata con Rooney Mara: “Quando abbiamo realizzato Carol, nessuno voleva finanziare quel film. Lo abbiamo girato con due dollari e mezzo. Era un film incredibilmente romantico e non dovevi essere obbligatoriamente gay per andare a vederlo, ha toccato tante persone, ma a quel tempo era una proposta rischiosa. Oggi per fortuna ci sono molte più storie così, in qualche modo quel film ha cambiato le cose e i produttori hanno capito che esiste una voglia per storie diverse che riflettono il mondo come è”.

Oggi Cate Blanchett terrà un incontro sul progetto Displacement Film Fund, che sostiene i registi rifugiati e coloro che raccontano storie di sfollamento, una tavola rotonda per annunciare il prossimo gruppo di artisti che riceveranno il sostegno. E in chiusura del Rendez – vous Blanchett ha riflettuto: “È triste che i festival cinematografici diventino improvvisamente l'unico luogo in cui si possa parlare di guerre, conflitti, genocidi, come se questi problemi potessero essere risolti qui, ma è molto importante continuare a parlarne. Vorrei solo che nei vari question – time dei parlamenti di tutto il mondo fossero un po’ più onesti nell’affrontare questi temi e un po’ più orientati alle soluzioni”. E sul ruolo dei festival ha aggiunto: “I festival stanno diventando sempre più... siamo come orsi polari su piattaforme di ghiaccio, ecco quelle piattaforme di ghiaccio sono i festival. Io amerei un festival con il 75% di film girati da donne e persone di colore, ma sono sicura che se succedesse la gente urlerebbe ‘ma che succede?’ Però non sarebbe straordinario? I festival sono posti importanti non solo per i cineasti ma soprattutto per gli spettatori”.

Durante l’incontro l’attrice ha annunciato che lavorerà nel prossimo progetto di Brady Corbet, un film di cui si sa ancora poco e che avrà nel cast anche Selena Gomez e Michael Fassbender. Il regista di The brutalist ha annunciato di star lavorando a un film "vietato ai minori" ambientato negli anni '70. "Il film spazia dal XIX secolo ai giorni nostri, ma si concentra prevalentemente sugli anni '70. È un film che sfida davvero i generi", ha detto all'Hollywood Reporter.

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