SANREMO — Un irregolare si aggira per Sanremo. Nel bianco papale di questo avvio di Festival, ci sono il nero d’abito e occhi (meglio, lenti a contatto) portati sul palco da Federico Lucia in arte Fedez, fino ad oggi il meno allineato del cast di cui Carlo Conti sta tenendo a bada fughe in avanti, polemiche e scivolate. Il rapper milanese è tornato a cantare nel suo periodo terribile, tra gli strascichi della separazione da Chiara Ferragni, i gossip più recenti sui tradimenti, le rotture intorno alla coppia e il racconto di una depressione portata fin dentro la gara dell’Ariston. Ieri ha trovato il modo di far parlare di sé anche a esibizione lontana, mettendo in fila «errori», «debolezze» e ambizioni legate a un’avventura da cui – ha spiegato intervenendo nel podcast Pezzi – «non ho mai pensato di ritirarmi, nonostante le difficoltà». E anche una volta sul palco, finito in scaletta ben dopo la mezzanotte, per paradosso ma non troppo è parso tra le figure più lontane e insieme genuine…
SANREMO — Un irregolare si aggira per Sanremo. Nel bianco papale di questo avvio di Festival, ci sono il nero d’abito e occhi (meglio, lenti a contatto) portati sul palco da Federico Lucia in arte Fedez, fino ad oggi il meno allineato del cast di cui Carlo Conti sta tenendo a bada fughe in avanti, polemiche e scivolate. Il rapper milanese è tornato a cantare nel suo periodo terribile, tra gli strascichi della separazione da Chiara Ferragni, i gossip più recenti sui tradimenti, le rotture intorno alla coppia e il racconto di una depressione portata fin dentro la gara dell’Ariston. Ieri ha trovato il modo di far parlare di sé anche a esibizione lontana, mettendo in fila «errori», «debolezze» e ambizioni legate a un’avventura da cui – ha spiegato intervenendo nel podcast Pezzi – «non ho mai pensato di ritirarmi, nonostante le difficoltà». E anche una volta sul palco, finito in scaletta ben dopo la mezzanotte, per paradosso ma non troppo è parso tra le figure più lontane e insieme genuine sulla scena del Conti ter.
Del Festival al cloroformio del primo direttore artistico a portare un Pontefice sul palco, del resto, dove la mano attenta di Conti ha già disinnescato ogni possibile caso politico e strumentalizzazione, promosso abbracci in abbondanza e buoni sentimenti, Fedez potrebbe finire per essere l’unico portavoce di contraddizioni e contrapposizioni, fragilità e divisioni. Compresi quei «demoni» – è l’auto definizione – che ieri ha indicato essere all’origine anche del suo testo. «Battito è una canzone d’amore e d’odio – ha spiegato – è il respiro affannoso della lotta più temuta, quella contro noi stessi e le nostre debolezze». Genuino o no, tra le meno sanremesi delle dichiarazioni della vigilia. Tra tanto zucchero, un po’ di salutare amaro.
Per il suo ritorno nel carrozzone festivaliero, il rapper diventato fenomeno di costume in realtà aveva scelto una linea di narrazione chiara. Pezzo radiofonico ma introspettivo, stile sobrio, un quartier generale in una villa lontana dagli hotel del circuito e dai compagni di gara, lontanissima dalle viuzze del centro dove ieri faceva il pieno di folla l’ex amico Achille Lauro, che i gossip di Fabrizio Corona hanno rivelato e raccontato rivale più che collega. In questi primi giorni la sua unica presenza nella città del Festival è l’installazione promozionale che il suo management si è inventata e ha fatto allestire sul lungomare: un cubo bianco sei metri per sei dove i fan possono incontrare note e parole di Battito, ieri rimasto vuoto in vista – si fa capire – di un evento di lancio tra oggi e domani.
Sotto come sopra al palco, però, tutto di Fedez diventa grande, troppo grande, sempre troppo. Per noi e (forse) pure per lui. A dirlo la sorpresa spontanea agli applausi ricevuti dalla platea di addetti ai lavori durante le prove generali, lunedì. Ieri il mea culpa delle rilevazioni a Corona, senza dubbio non il più discreto del giro («pago l’errore, un errore gravissimo, che soffro perché ha danneggiato altre persone oltre me», è stata l’ammissione di ieri), e gli auspici per il futuro. «Se riesco ad affrontare tutto questo sarà una cosa positiva, se riesco a reggere, con questo carico ulteriore che si è creato per colpa mia, è comunque molto sfidante, per me ancora di più perché non vengo in un periodo in cui sono proprio Ironman», è il tentativo di fare autoironia nel (ri)mettere in piazza la fragilità degli ultimi, travagliati mesi.
Il tutto con una nuova canzone da riportare a macinare ascolti, e una canzone «che ho sentito mia» – ne dice – da preparare per venerdì, all’esibizione attesa nella serata dei duetti in coppia con Marco Masini. Sembrava che i dubbi sulla compatibilità con le sensibilità dei tempi del testo di Bella stronza avessero portato Fedez a un parziale dietrofront, con la revisione dei tratti più “scivolosi” del pezzo. «Non vedo l’ora di portarla sul palco, questa canzone, ma non ci sono state censure, non abbiamo rimosso per censurare», è stata la smentita di rito. Con buona pace della riuscitissima, per ora, normalizzazione contiana.