SANREMO – Alla fine del concerto tenuto nella cattedrale di San Siro, un po’ Forza venite gente, un po’ predicatore di bianco vestito, Simone Cristicchi recita ad alta voce il Padre nostro accanto al vescovo di Ventimiglia. I suoi manager e la diocesi hanno organizzato un incontro di preghiera e musica intitolato Dalle tenebre alla luce. La piazzetta di Sanremo è gremita già un’ora e mezza prima dell’evento: c’era solo qualche locandina sparsa per la città, ma sono arrivati a centinaia.
A premere per entrare non ci sono ultrà cattolici di estrema destra come il fan numero uno del cantante romano, Simone Pillon, che su Twitter ha scritto: «Quando a Sanremo si fa musica e non propaganda Lgbt escono canzoni coraggiose, come quella di Cristicchi che affronta con dolcezza il tema delle malattie neurodegenerative dei nostri anziani». Ci sono persone normali, soprattutto coppie di anziani. Donne commosse dalla canzone Qua…
SANREMO – Alla fine del concerto tenuto nella cattedrale di San Siro, un po’ Forza venite gente, un po’ predicatore di bianco vestito, Simone Cristicchi recita ad alta voce il Padre nostro accanto al vescovo di Ventimiglia. I suoi manager e la diocesi hanno organizzato un incontro di preghiera e musica intitolato Dalle tenebre alla luce. La piazzetta di Sanremo è gremita già un’ora e mezza prima dell’evento: c’era solo qualche locandina sparsa per la città, ma sono arrivati a centinaia.
A premere per entrare non ci sono ultrà cattolici di estrema destra come il fan numero uno del cantante romano, Simone Pillon, che su Twitter ha scritto: «Quando a Sanremo si fa musica e non propaganda Lgbt escono canzoni coraggiose, come quella di Cristicchi che affronta con dolcezza il tema delle malattie neurodegenerative dei nostri anziani». Ci sono persone normali, soprattutto coppie di anziani. Donne commosse dalla canzone Quando sarai piccola dedicata alla madre malata di Alzheimer.
Cristicchi alterna canzoni e predicazione, preghiere e poesie di Walt Whitman. «Credo nei pesci fuor d’acqua, credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma che tutti noi dobbiamo salvare la bellezza». Cose così, «l’amore che è il contrario della morte», a metà tra teatro musicale e Azione cattolica. Alla fine l’ovazione è degna dell’Ariston. Il vescovo felicissimo concede interviste. Un van gigantesco della Warner Music attende Cristicchi davanti alla porta laterale. Non prima che abbia fatto cantare a tutta la Chiesa la canzone portata all’Ariston l’anno scorso da Fiorella Mannoia, Che sia benedetta. La vita, si intende. Insieme ad Amara, che sarà con lui stasera sul palco per il duetto.
Operazione di marketing religioso o ispirazione mistica? Il dubbio pervade l’Italia come quello sulla canzone che a Sanremo commuove metà sala stampa e indigna l’altra metà (come sui social, il meccanismo è identico). I primi si identificano con un testo che tocca la vita di milioni di persone, di famiglie che hanno a che fare con la vecchiaia o la malattia di un genitore. Gli altri pensano al meccanismo ricattatorio di un brano che sembra voler far piangere per forza, puntando un riflettore in faccia al cantante commosso con un’ostensione del dolore che a qualcuno appare forzata.
Per ora è questa, l’unica grande divisione politica generata dal festival. Con la narrazione Dio, patria e famiglia a farla da padrona: il cantante ha scritto un musical sulle foibe, ha espresso la sua contrarietà alla gestazione per altri («il mondo ricco, eterosessuale e omosessuale pensa che un figlio sia un diritto e se non si ottiene per grazia, fortuna e natura, si compra con il denaro»). Piace ai vertici Rai, il direttore generale Roberto Sergio non capisce chi ci vede calcoli cinici: «A volte le cose sono molto più semplici di quel che sembrano». E anche la segretaria dem Elly Schlein, nella sua chat Canzoni sanremesi, la prima sera, aveva scritto «bella canzone». Quindi insomma, è più complesso che destra/sinistra, cattolici/laici, conservatori/progressisti.
Eppure, divide. E Cristicchi non solo ne è consapevole, ma sembra proprio rincorrere le divisioni. Parlando con il Corriere ha accusato Amadeus di non aver voluto il brano sull’Alzheimer nei suoi festival. Ha detto: «Meglio, non mi sarei sentito a mio agio in quelle edizioni». Non spiega perché, cosa lo avrebbe turbato. Il bacio tra Fedez e Rosa Chemical? La presenza di temi più controversi di cuori spezzati e genitori malati? Mistero. Chi ricorda i suoi testi degli esordi si interroga sulla svolta mistica: andare a cercare Ombrelloni su YouTube per credere (ma nascondete il testo ai bambini).
Di certo, la canzone di Cristicchi si addice a un festival che ha scelto le vie dell’intimismo e del dolore privato, trascurando tutto quel che è impegno o lotta collettiva. A meno che cantare l’Alzheimer non significhi solo romanticizzare la malattia, ma chiedere sostegno per le famiglie che hanno a che fare con un padre o una madre che non li riconosce. E ha bisogno di tutto, tranne che di essere allontanato dalla propria casa. Ma non è questo che sta prendendo il sopravvento. Così come non si parla di cos’è davvero la depressione, quando si ammette che la canzone di Fedez funziona, sia musicalmente che per il testo. È della pena che si parla. È la sua ostensione, che paga. Le ragazze che tra le nuove proposte portavano istanze femministe sono state prontamente bocciate dal televoto a favore di ragazzi dolenti più in linea con lo spirito del tempo. Come sempre, non è Sanremo: è l’Italia. Che si specchia nei propri dolori, e le giovani ribelli le preferisce chiuse in cameretta.