Gran finale all'Ariston questa sera per il festival che continua a incassare un successo di pubblico e record di auditel e che questa sera incoronerà il vincitore 2025. La serata si aprirà con Gabry Ponte che ha intenzione di far ballare il pubblico del festival con la sua Tutta l'Italia, tormentone del Festival.
Ad affiancare Carlo Conti i co-conduttori di stasera sono: Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan. Antonello Venditti riceve il premio alla carriera e canta Amici mai e Ricordati di me. Tra gli ospiti, Edoardo Bove, il centrocampista della Fiorentina, 22 anni, colpito da un malore in campo a dicembre, e Vanessa Scalera per la sua Imma Tataranni, su Rai1 dal 23 febbraio con la terza stagione. Annunciata oggi anche la presenza all’Ariston di Alberto Angela che lancerà la nuova puntata di Ulisse che lunedì 17, nel centenario della nascita di Camilleri, proporrà una puntata speciale “sulla Sicilia di Montalbano”.
La più giovane del cast ha dato il…
Gran finale all'Ariston questa sera per il festival che continua a incassare un successo di pubblico e record di auditel e che questa sera incoronerà il vincitore 2025. La serata si aprirà con Gabry Ponte che ha intenzione di far ballare il pubblico del festival con la sua Tutta l'Italia, tormentone del Festival.
Ad affiancare Carlo Conti i co-conduttori di stasera sono: Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan. Antonello Venditti riceve il premio alla carriera e canta Amici mai e Ricordati di me. Tra gli ospiti, Edoardo Bove, il centrocampista della Fiorentina, 22 anni, colpito da un malore in campo a dicembre, e Vanessa Scalera per la sua Imma Tataranni, su Rai1 dal 23 febbraio con la terza stagione. Annunciata oggi anche la presenza all’Ariston di Alberto Angela che lancerà la nuova puntata di Ulisse che lunedì 17, nel centenario della nascita di Camilleri, proporrà una puntata speciale “sulla Sicilia di Montalbano”.
La più giovane del cast ha dato il meglio nella serata delle cover. Questa canzone non è esaltante, lei si è difesa con grande bravura e tenacia per tutto il festival. Alla fine è solo la prima volta.
5.5
Il lavoro dell’orchestra che si incastra benissimo con l’andamento del brano, irregolare e vagamente urban che non brilla rispetto al resto. Ma alla fine il suo Sanremo non è disprezzabile.
6.5
La bella coreografia e gli archi dell’orchestra regalano spessore all’esibizione di un’artista talentuosa che canta senza sbavature. Il problema resta la canzone.
5.5
Sanremo classic, ma con un certo stile. Scritta da Tiziano Ferro e Nek, la canzone non è per niente ingessata, grazie anche a un sax che regala un colore caldo. La voce non è in discussione.
6.5
Una cantautrice con la chitarra in mano, roba d’altri tempi. La canzone è profonda, avvolgente, con un’attitudine rock che mancava da un po’. Ipnotica. Vale quanto detto per Corsi: “Si può fare”.
8
Shablo feat Guè, Joshua e Tormento
Unici testimoni della quota hip hop, hanno affrontato la prova con un pezzo elegante, cantato con echi gospel, che avrà sicuramente una vita lunga.
6
Ha lasciato le polemiche fuori dall’Ariston presentando una canzone non semplice che migliora a ogni ascolto. Ha cantato senza sbavature, mettendo ancora una volta in mostra le sue ferite dell’anima. Finisce il festival in crescendo.
7+
Se Corsi è una sorpresa, Irama è una certezza. Ha fatto tutto seguendo senza deviazioni il suo tracciato che ha conquistato migliaia di fan. Nel bene e nel male.
6
Non si vive di sole melodie sentimentali e nemmeno solo di pop ex indie e ex rap/trap. La musica è anche stupore, come quello suscitato da un cantautore vestito come una star del glam anni 70. Originale, stralunato, deliziosamente fuori contesto. Come direbbe Gene Wilder, “si può fare”.
8
Alla fine questo suo Sanremo lascia una scia positiva. La canzone non è memorabile, ma la sua attitudine e un’eleganza centrata nobilitano la sua esibizione. Il meglio l’ha dato con Achille Lauro nella cover di A mano a mano.
6.5
Cantando meglio delle altre sere ha ulteriormente sollevato questa sua apparizione da qualsiasi polemica. La canzone ha una forza e un’intensità rare. Da non dimenticare.
8.5
La voce che vince su tutto. La canzone passa in secondo piano rispetto alla misura di una performance impeccabile, l’ennesima di un festival davvero felice per lei.
7.5
Dentro una scatola luccicante c’è un testo che racconta l’alienazione al tempo dei social. I cuoricini si ricantano a voce piena, e per far ballare l’Ariston (e non solo) con intelligenza ci vuole abilità e talento.
7+
In attesa che gli indecisi vengano a capo del rebus supremo (bluff o artista vero?), Lauro mette in fila esibizioni di livello, raccontando l’amore con una varietà di toni e colori sconosciuti alla maggior parte dei colleghi della sua generazione. Malinconia con stile.
8
Ha una cifra che raggiunge genitori e figli, un tono un po’ crepuscolare perfetta per la sua generazione, una voce bassa e potente. I suoi ritornelli li cantano in tanti e il suo destino da popstar sembra felicemente segnato.
7+
Non riconoscere la loro capacità di scrivere tormentoni sarebbe disonesto. Questo, in stile 80, potrebbe trascinarsi fino all’estate, con suggestioni tropicali e viaggi a Mykonos. Con loro si balla sempre, e non è un demerito.
6.5
Ha fatto un grande festival: bravissimo nella cover, ispirato e coinvolgente in questo brano in cui racconta realtà metropolitana con toni accorati ma mai cupi.
7.5
In tutte le esibizioni ha trovato una misura e un equilibrio che non sempre aveva messo a fuoco. Questa canzone è perfetta per le sue corde un po’ scure: la sensazione è che questo pezzo le appartenesse come forse mai in passato.
7+
Per questa edizione Gabbani ha scelto un vestito sonoro molto classico, piuttosto insolito per un artista con il suo percorso. Sentimento e riflessioni (non scontate) sulla vita. Desmond Morris può attendere.
6
Insieme a Cristicchi, Lucio Corsi e Joan Thiele ha guidato la pattuglia dei cantautori ritrovati (al festival). Brunori canta di padri e figli con una canzone che accarezza, ogni volta in modo più confortante.
7.5
L’idea era bella, la voce è bella, la resa generale al di sotto delle potenzialità. Probabilmente nei suoi live l’esaltazione ritmica svolgerà fino in fondo la sua funzione: all’Ariston non ha scatenato brividi.
6-
La canzone scivola nell’imbuto di un stile sentito troppo volte. La sua voce, comunque non dozzinale, avrebbe meritato un pezzo più originale.
5
Si è parlato di lui più per la collana che per la canzone, è già questo non è un buon inizio. Il tentativo di riabilitazione è appena iniziato: per ora il Califano-style è un desiderio difficile da raggiungere. Il resto non brucia l’anima.
5
Il suo stile urban a più velocità carbura lentamente, ma poi cresce con il passare delle serate. Nella sua canzone ci sono tanti spunti e tanti riferimenti: non cerca il ritornello facile, piuttosto offre strade sonore da inseguire.
7
Sanremo a handicap anche per Kekko, penalizzato dalle conseguenze di una caduta. Le certezze dei fan, però, non cadono: i Modà non tradiscono. La canzone è perfettamente nello stile del gruppo, che però ne ha scritte di migliori.
6
Un record lo porta a casa: aver cantato per tre volte la cover al festival, e non era nemmeno la finale. La sua canzone è figlia dei nostri tempi, non banale ma nemmeno memorabile. Però si fa ricantare, e alla fine questo conta.
6.5
Merito: aver portato all’Ariston una canzone che parla di rivendicazione femminile. Demerito: la canzone non decolla, nonostante la ritmica sostenuta. La “mina vagante” del testo non è esplosa.
5
Divertente e non banale, ha catapultato parole ad alto ritmo su un palco a tratti un po’ soporifero. L’unico a offrire una riflessione politica, senza seriosità.
7.5
Il suo Sanremo è stato un percorso a ostacoli, dall’infortunio al reggiseno che si sgancia in diretta. Ha tenuto botta con grande coraggio e la canzone non è banale. Anche l’ultima sera non cede alla pur evidente commozione.
6.5