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Roberto Benigni e le nozze tra Musk e Meloni. “Noi siamo orgogliosi di Mattarella”

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Il monologo del comico rompe la bolla, l’attualità politica irrompe al Festival. “Dal presidente parole di verità e pace”
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Sanremo — Roberto Benigni arriva sul palco di Sanremo come un colpo di vento da una finestra lasciata aperta. Scende le scale insieme a Carlo Conti, e il mondo, tenuto rigidamente fuori per tre lunghe serate, arriva insieme a lui. Entrano la politica, la guerra, la pace, Elon Musk, Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, gli italiani pronti a salire sul carro del vincitore, la destra che rimarrà al potere a lungo. Ma è il finale, quello che conta di più: è dedicato a Sergio Mattarella. La premier è salda al potere, ma chi rappresenta tutti gli italiani è il Capo dello Stato. Ed è il caso di ricordarlo nel giorno in cui è stato attaccato dalla Russia per le parole pronunciate a Marsiglia.

Sanremo 2025, Salvini, "Bella" ciao, l'amore tra Giorgia e Musk e il MSGA: lo show di Benigni

Benigni ricorda i momenti insieme proprio sul “palchetto” di Sanremo due anni fa, a parlare di Cos…

Sanremo — Roberto Benigni arriva sul palco di Sanremo come un colpo di vento da una finestra lasciata aperta. Scende le scale insieme a Carlo Conti, e il mondo, tenuto rigidamente fuori per tre lunghe serate, arriva insieme a lui. Entrano la politica, la guerra, la pace, Elon Musk, Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, gli italiani pronti a salire sul carro del vincitore, la destra che rimarrà al potere a lungo. Ma è il finale, quello che conta di più: è dedicato a Sergio Mattarella. La premier è salda al potere, ma chi rappresenta tutti gli italiani è il Capo dello Stato. Ed è il caso di ricordarlo nel giorno in cui è stato attaccato dalla Russia per le parole pronunciate a Marsiglia.

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Benigni ricorda i momenti insieme proprio sul “palchetto” di Sanremo due anni fa, a parlare di Costituzione. Dice: «Si commosse, si divertì, e commuovere il presidente della Repubblica ti fa stare bene nel corpo e nell’anima». Ma soprattutto: «È una persona straordinaria. Siamo sempre vicini alle sue parole, ci riconosciamo in quello che dice. Non ho mai sentito uscire una parola dal presidente della Repubblica che non fosse di verità e di pace». Parla della sua dignità e della sua umanità. Lo ringrazia a nome degli italiani. Ma anche una dichiarazione così forte in un giorno come ieri non si posa: un lungo applauso e via, si passa ai cantanti.

(ansa)

Benigni ha fatto il suo. Conti è andato a parlare con lui fuggendo dalla conferenza stampa del mattino raggiungendolo in albergo — pare a Montecarlo — per definire tutto. Con loro due dietro le quinte, prima di entrare, ci sono Lucio Presta e il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi. Presta ha la sciarpa rossa e blu già sfoggiata lunedì, con i corni napoletani della fortuna. Ha chiuso un contratto che prevede il ritorno di Benigni su Rai 1 con un grande spettacolo, Il sogno, il 19 marzo. I venti minuti del comico sono quindi al tempo stesso un lancio promozionale e un modo per tenere dentro tutt’Italia, in risposta a chi sospettava che questo potesse essere un festival di parte (“Tutta l’Italia tutta l’Italia tutta l’Ita-li-a” è il jingle da cui non ci libereremo presto).

Benigni comincia con una battuta da comico della porta accanto: «Carlo hai paralizzato l’Italia con Sanremo, dovresti fare il ministro dei Trasporti!». E poi: «Ho detto Bella ciao a Marcella Bella ed è successo un casino, per par condicio ho dovuto salutare i Neri per caso». C’è la gag sui ritardi di Amadeus, «alcuni cantanti dell’anno scorso sono ancora qui ad aspettare il loro turno». C’è l’immagine magnifica di Elon Musk e Giorgia Meloni che guardano il festival da un satellite, si sposano e organizzano il viaggio di nozze su Marte, con i barattoli attaccati all’astronave. «Musk ha già votato su X, ha votato Giorgia. Dai retta a me, Giorgia c’era anche l’anno scorso e ci sarà ancora per molti anni. Mettiamoci l’anima in pace, te lo dico io che me ne intendo di musica».

Le battute sono calibrate, come per non fare troppo male. Ma parlano di tutto: degli italiani pronti a salire sul carro del vincitore «e questo a noi di Fratelli d’Italia non piace» dice sornione il folletto che ha preso in braccio Enrico Berlinguer con un gesto rimasto icona di una politica che non c’è più.

Il Musk innamorato «è potente, un uomo ricchissimo, vuole il potere in Italia. Sta preparando la marcia su Roma. Ha detto, “o Roma o Marte”». E ce n’è anche per Trump, che «segue da Mar a Lago» e vuole fare Sanremo grande di nuovo — «Make Sanremo great again» — con Vasco Rossi, Mina, Celentano (risate nervose dei cantanti nel retropalco). «Vuole la Liguria dopo la Groenlandia e il Canadà, 53esimo Stato degli Stati Uniti: o la Liguria accetta pacificamente o gli mette un dazio del 200% sulle trofie al pesto».

Dopo giorni in cui l’attualità non ha fatto capolino neanche per un minuto sul palco dell’Ariston, né se ne sentiva l’eco per le strade di una città impazzita per il festival, la serata dei duetti, di Benigni e di Geppi Cucciari è quella che la riporta al centro. Il comico parla di«trappolone», dice di non voler cantare l’inno del corpo sciolto «alle nove di sera su Rai 1» ma la accenna insieme a Conti tralasciando la scatologia ma dicendo anche: «È una canzone che capiscono solo i bambini, bisognerebbe mettere il bollino rosso: genitori accompagnati dai bambini».

A Conti lo lega un’amicizia toscana, questa è la sua sesta volta al festival, eppure — ogni volta — come quando finse di rotolare giù dalle scale, come quando fece scoprire agli italiani la poesia del Cantico dei cantici e la profondità della Costituzione, la sua presenza scalda e unisce. Nel nome di Mattarella, in un Sanremo ecumenico più che può.

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