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Olly tra muscoli e gentilezza, la meta a Sanremo: “Ora datemi tempo”

Italian singer Olly celebrates on stage after winning the 75th edition of the Sanremo Italian Song Festival with Italian singer Lucio Corsi and Sanremo Festival host and artistic director Carlo Conti in Sanremo, Italy, 15 February 2025. The music festival will run from 11 to 15 February 2025. ANSA/ETTORE FERRARI (ansa)

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Genovese, la passione per il rugby e la musica. La famiglia e l’educazione “siberiana”. Il ritratto del vincitore del Festival
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SANREMO — Serviranno tutti, nel mondo nuovo emerso a Festival finito (e vinto), i muscoli di questo ventitreenne genovese che si è preso Sanremo a sportellate e gentilezza. Federico Olivieri in arte Olly, professione «cantautore», – rivendica lui – va dritto per la sua strada anche perché ha le spalle larghe, modellate da una palestra diffusa e buoni maestri: la famiglia, il rugby, gli amici di sempre, «la passione per quello che faccio, sempre».

Sanremo, i dubbi di Olly sull'Eurovision: "Ci devo pensare"

Generoso dentro la gara, non una parola sbagliata fuori, al suo primo giorno da vincitore del Festival ha però «anche un po’ di paura: mi serve per non perdermi, per tenermi vivo». Ecco il perché del «tempo di riflessione» chiesto a sorpresa prima di accettare di rappresentare l’Italia al prossimo Eurovision. La Rai gli ha dato una settimana, lui vuole «fare le cose be…

SANREMO — Serviranno tutti, nel mondo nuovo emerso a Festival finito (e vinto), i muscoli di questo ventitreenne genovese che si è preso Sanremo a sportellate e gentilezza. Federico Olivieri in arte Olly, professione «cantautore», – rivendica lui – va dritto per la sua strada anche perché ha le spalle larghe, modellate da una palestra diffusa e buoni maestri: la famiglia, il rugby, gli amici di sempre, «la passione per quello che faccio, sempre».

Sanremo, i dubbi di Olly sull'Eurovision: "Ci devo pensare"

Generoso dentro la gara, non una parola sbagliata fuori, al suo primo giorno da vincitore del Festival ha però «anche un po’ di paura: mi serve per non perdermi, per tenermi vivo». Ecco il perché del «tempo di riflessione» chiesto a sorpresa prima di accettare di rappresentare l’Italia al prossimo Eurovision. La Rai gli ha dato una settimana, lui vuole «fare le cose bene, con calma». Fermo nel pieno del ciclone, testa a quello che lo aspetta, e un po’ pure a sé stesso.

Padre avvocato e mamma magistrato, genovese della Foce, il quartiere dove è diventata scuola l’amicizia di concittadini illustri – Tenco, Lauzi, Paoli, De Andrè, i fratelli Reverberi: tutti cresciuti insieme tra via Cecchi e via Casaregis, nella sua «stessa aria di mare» – a fare della scommessa Sanremo il trionfo di sabato notte non è stata solo la sua Balorda nostalgia, del resto, che pure vola al primo posto nella classifica italiana degli streaming.

«È umile, attento, ci siamo trovati nel modo di intendere la musica», ne dice Lucio Corsi, suo imprevisto compagno di podio. «Fa musica come giocava da terza linea: fisico e intelligenza, dà tutto ma sempre chiaro quello che gli succede in mischia e in campo», dicono i suoi vecchi allenatori del Cus Genova di rugby. Un mondo che Olly preferisce persino alla sua Sampdoria, e dice avergli «insegnato tutto: a fare gruppo, a lavorare insieme, la cura per le cose: io le mie canzoni le penso, le scrivo, le posso far crescere con gli amici».

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Un antidoto alla musica fatta in serie che negli anni l’ha portato dal suo primissimo concerto («2015, Little Italy, nei vicoli di Genova: da solo con i miei amici e delle casse che flippavano tutto il master») al trionfo che cambia la vita. L’ha visto conquistare pubblico insieme a un diploma e una laurea, come da «educazione siberiana» dei genitori. Gli ha pure permesso di gestire senza troppi contraccolpi le polemiche su un vecchio caso omofobia, galeotto un verso di un free style: «Mi scuso con chi si è offeso, a 22 anni riconosci la leggerezza dei 18», aveva replicato alle critiche. Con la stessa lucidità che servirà a lui e a chi lo gestisce nel suo dopo Sanremo.

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Ennesima puntata vincente della manager dei record, quella Marta Donà che con lui (e dopo Mengoni, i Maneskin e Mango) ha vinto il quarto Festival in cinque anni, la sfida di Olly sarà resistere alla piena. La crisi da stress di Angelina insegna, lo stop forzato dopo troppi mesi senza smettere di correre. Il suo successore ha già in programma 26 date sold out di qui a primavera e 12 nei palazzetti tra l’autunno e la primavera 2026, ma mette in chiaro: «Voglio prendermi i miei tempi». Per l’estate «Non ho ancora prenotato nulla», per l’Eurovision chissà.

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