Chiamarlo rapper è riduttivo. nayt, trentunenne nato in Molise ma completamente romano per appartenenza, è una sorta di investigatore dell’animo umano. Nato artisticamente in ambito hip hop, William Mezzanotte sta per pubblicare il suo decimo disco intitolato io Individuo, in uscita il 20 marzo, ma soprattutto sarà sul palco dell’Ariston con il brano Prima che, che certifica una volta di più il suo status di cantautore in chiave urban.
Nayt arriverà al festival senza mutare il suo stile, una scelta che negli ultimi anni si è rivelata spesso vincente: "Ho scelto un pezzo che non lasciasse spazio a fraintendimenti e quindi sono abbastanza tranquillo – racconta - penso di essere stato molto onesto con questo brano. Può esserci la possibilità che al grande pubblico non sia chiaro quello che faccio, ma dubito che chi mi segue possa restare deluso da quello che ho portato. Sono molto legato a chi mi ha seguito, ma vorrei anche arrivare a più gente possibile. Poi alla fine è pur sempre un pr…
Chiamarlo rapper è riduttivo. nayt, trentunenne nato in Molise ma completamente romano per appartenenza, è una sorta di investigatore dell’animo umano. Nato artisticamente in ambito hip hop, William Mezzanotte sta per pubblicare il suo decimo disco intitolato io Individuo, in uscita il 20 marzo, ma soprattutto sarà sul palco dell’Ariston con il brano Prima che, che certifica una volta di più il suo status di cantautore in chiave urban.
Nayt arriverà al festival senza mutare il suo stile, una scelta che negli ultimi anni si è rivelata spesso vincente: "Ho scelto un pezzo che non lasciasse spazio a fraintendimenti e quindi sono abbastanza tranquillo – racconta - penso di essere stato molto onesto con questo brano. Può esserci la possibilità che al grande pubblico non sia chiaro quello che faccio, ma dubito che chi mi segue possa restare deluso da quello che ho portato. Sono molto legato a chi mi ha seguito, ma vorrei anche arrivare a più gente possibile. Poi alla fine è pur sempre un programma tv, dove conta anche come ti poni, come sei vestito. Io penso di potermi presentare nel modo che più si avvicina a quello che sono”.
Il tema della canzone è l’esigenza di interrogarsi su cosa resta quando si tolgono tutte le strutture sociali, i costumi e le abitudini che spesso si frappongono nei rapporti umani, tornando così a incontrarsi e conoscersi per quelli che si è realmente: "La domanda che pongo è: se invece di aggiungere iniziamo a togliere, cosa resta? Forse quello che siamo realmente. Ma non ho una risposta, e alla fine non è importante. Nell’arte la cosa importante è proporre, e questo può aiutare a capire anche se stessi”.
Seguendo il suo percorso, si ha la sensazione che nayt sia molto felice della fama e del suo pubblico ma che al tempo stesso sia molto preoccupato dalle aspettative e dalla responsabilità che qualcuno potrebbe mettergli sulle spalle: “Quando si fa un certo tipo di musica c’è un po’ il rischio che le persone idealizzino e chiedano delle risposte. Io cerco di mantenere saldo il fattore dubbio. Sono felice del successo ma non vorrei che le persone mi seguissero ciecamente. Vorrei aiutarli a mantenere una capacità di critica, anche nei miei confronti. Il contrario del divismo e dell’idolatria. Sono molto in conflitto con questa modalità, che finisce per mettere molti artisti in crisi”.
Questa ricerca del sé è legata anche alla sua complicata storia familiare, segnata dal rapporto inesistente con il padre: "Credo che nascere in una famiglia non convenzionale, con delle criticità e delle forti assenze, crei dei nodi che vanno sciolti per stare meglio. Nella sfortuna ho avuto la fortuna di affrontare criticità che mi hanno portato a muovermi, a reagire. In tutte le persone brillanti e non sconfitte c’è sempre stata sofferenza ma anche amore”.
L’esplorazione dell’animo umano inseguita da nayt in tutta la sua carriera, segnata anche da 3 dischi d’oro, lo ha portato anche a affrontare il tema del femminile: nel brano Di abbattere le mura ha parlato di 18 donne che hanno tentato di ribaltare il concetto di amore in senso patriarcale, da sua madre a Michela Murgia. Una visione che lo allontana da certo immaginario rap: "Ho parlato del femminile che mi ha insegnato l’amore. L’immaginario hip hop può prendere tante forme, non necessariamente si pone in un certo modo verso il femminile. Il rap è la forma più esplicita di canzone che c’è, quindi fa da specchio alla società che viviamo. Se ci sono aspetti superficiali o profondi e complessi abbraccia anche quelli”.
E a proposito di femminile, per la serata delle cover ha chiamato Joan Thiele, protagonista di Sanremo 2025, con cui duetterà nella Canzone dell’amore perduto di De André: "Ho pensato a Joan perché ha un’identità chiara e solida, è una voce femminile meravigliosa con cui è bello pensare di poter dialogare. Per scegliere il brano invece ci ho messo un paio di mesi, ho fatto tanta ricerca. Mi sarebbe piaciuto portare un brano di Enzo Carella”.