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Sanremo in dieci punti: dagli ospiti alle polemiche ai Big, la nuova sfida di Carlo Conti

(ansa)
La formula “contiana” e il cast, il rito collettivo e i social, la musica e la successione al ruolo di conduttore: dieci passaggi per capire come sarà l’edizione 2026 del Festival
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Carlo Conti batterà sé stesso, sarà davvero il suo ultimo Festival di Sanremo, la Rai riuscirà ancora a ritrovare il pubblico degli eventi? Sono tante le domande, la certezza è che il festivalone - dal 24 al 28 febbraio - resta un appuntamento atteso, in una televisione in cui l’offerta è misera e gli spettatori si dividono. Amadeus, che aveva fatto risultati incredibili, e che sembrava imbattibile, è stato superato da Conti, che nel 2025 ha chiuso con una media del 66,38% di share, il festival più visto dal 1995; il terzo più seguito da quando è in funzione l'Auditel. Un numero medio di spettatori, circa 12 milioni, da record: è il più alto degli ultimi 25 anni: per trovare un dato migliore bisogna tornare all'edizione del 2000.

1. La formula contiana

Conti ora deve battere sé stesso e potrebbe riuscirci, con una "formula contiana” sperimentata, fatta di calma, la sua, spirito nazionalpopolare, partner super pop – Laura Pausini, Achille Lauro, anche Can Yaman ovvero Sandokan dopo mesi di palestra. E poi Pilar Fogliati, Bianca Balti di ritorno dopo la co-conduzione dello scorso anno, la modella Irina Shayk, i super ospiti Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti e Alicia Keys, poi Lillo, sabato Nino Frassica – che sarà protagonista delle due serate di Sanremo top, il 7 e il 14 marzo su Rai1 – Virginia Raffaele e Fabio De Luigi.

2. La polemica

Una polemica non deve mancare, e eccola servita su un piatto d’argento: la presenza del comico omofobo e fascista Andrea Pucci. I gusti sono gusti – esiste anche quello dell’orrido - ma uno che ai tempi del covid ironizzò chiedendosi dove si faceva il tampone Tommaso Zorzi, meritava davvero di partecipare all’evento più seguito della televisione italiana? Tanta è stata l’ondata di critiche e proteste sui social, che ha deciso di ritirarsi. "Il mio lavoro è quello di far ridere la gente, da 35 anni. Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili e inaccettabili! Quest'onda mediatica negativa che mi ha coinvolto altera il patto fondamentale che c'è tra me e il pubblico. Nel 2026 il termine ‘fascista’ non dovrebbe esistere più”. E in versione martire della destra, ha incassato la solidarietà della premier Giorgia Meloni e del presidente del Senato Ignazio La Russa.

3. L’affare di Stato

Una polemica politica, con accuse della destra e richiesta di chiarimenti da parte del Pd, che ha stupito Conti. Ha scelto il silenzio per giorni, poi, stanato da Fiorello a La Pennicanza, su Radio 2, ha spiegato che aveva scelto il comico, già invitato diverse volte nei suoi show, perché gli piace. "Non pensavamo di creare un affare di Stato, la mia scelta era per un artista che riempie i teatri. Ci si può scherzare però mi dispiace molto per Andrea, sia umanamente che professionalmente. La sua è stata una scelta autonoma". Sorprende che Conti, solitamente prudente, democristiano e rispettoso, non abbia valutato che Pucci, con le sue battute omofobe e violente, avrebbe scatenato tante reazioni.

4. I comici e la paura

Il comico milanese, dice ancora il conduttore e direttore artistico del Festival, punzecchiato da Fiorello "si ricorda anche di come fu bistrattato all’Ariston il povero Crozza. Memore di questo, un comico sente la paura. Invece deve arrivare su quel palco con leggerezza e serenità, se mancano ha preferito stare a casa".

5. La mina vagante TonyPitony

Fiorello ha fatto notare che si sono concentrati tutti su Pucci, “ma c’è un’altra mina vagante, TonyPitony”. Già. Il cantante dall’identità misteriosa con parrucca alla Elvis Presley canta testi sessisti e violenti, e duetterà con Ditonellapiaga, per fortuna sulle note di un evergreen, The lady is a tramp.

6. Social, l'altro festival

Il Festival continua a essere un rito collettivo, e se prima si commentavano canzoni, stonature, abiti e pettinature al bar, oggi il festival parallelo si svolge sui social in tempo reale con battute e meme irresistibili, stroncature, lodi, un’ironia che certi autori televisivi si sognano. Pubblico sempre più giovane, attento, divertito. Poi, certo, c’è la musica; e quando è troppo al centro non va bene, ma c’è da criticare anche quando alla fine si fa troppo show.

L'attrice Pilar Fogliati (ansa)

7. La grande vetrina

Perché è vero che oggi bastano YouTube, il passaparola, i talent, per guadagnarsi un posto, ma è anche vero che il palco dell’Ariston, come ripetono anche artisti affermatissimi, è l’unico che dà la grande visibilità, rilancia carriere, fa vendere biglietti del tour. Sanremo, sono passati gli anni e sono cambiati gusti, resta centrale. E per Conti il successo vero, al di là degli ascolti, è che i dischi finiscono in classifica. Unica vera certezza e divertimento assicurato, la serata dei duetti che non deludono mai e dove sembrano farsi grandi risate anche gli artisti in gara.

L'attore Can Yaman (ansa)

8. Chi ha detto “pochi Big”?

Sanremo si prepara, come gli anni scorsi, a un Festival dentro il Teatro Ariston, e fuori: in piazza Colombo si esibiranno Gaia, Bresh, The Kolors, Gabbani e i Pooh per festeggiare i sessanta anni di carriera. Conti si vanta, con i suoi varietà, “di far mettere seduti sul divano nonni e nipoti”, generazioni diverse. E anche il Festival, è il suo mantra, deve parlare a tutti: se la rivoluzione musicale era cominciata già dieci anni fa, oggi si è perfezionata e si fa presto a dire “quest’anno pochi Big”: di sicuro aver accolto sullo stesso palco Ermal Meta e le Bambole di pezza, Raf e il rapper Sayf, Patty Pravo e Chiello, alla fine si rivelerà una formula vincente. Laura Pausini, a cui il festival cambiò la vita nel 1993, ha girato il mondo e ci ha messo quindici anni per presentarlo. Troppa paura. Lo confessa, c’è voluta la calma di Conti, che le fa l’effetto di una tisana tiglio-melissa, a convincerla.

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9. Il circo Conti

Il Festival è una manna per la pubblicità, quest’anno si alza l’asticella. La sfida televisiva esiste, Mediaset non abbassa la guardia e schiera Gerry Scotti con La ruota della fortuna, ma anche i più affezionati al gioco su Canale 5 faranno un salto su Rai 1 per capire come butta al circo Conti. Quest’anno, più che mai, nel ruolo - sempre a modo suo - di lanciatore di coltelli, domatore di elefanti e acrobata pronto a spostarsi da un trapezio all’altro. Se sei senza rete, si fa così. Lui dice che vince con la normalità, e che questa edizione sarà l’ultima, anche se avesse più successo della precedente. Regola aurea, lasciare quando si è al massimo del successo. Spiega che il ruolo vero è quello del direttore artistico, poi, però, finisce sempre col dire la stessa frase, che “non si sa mai”.

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10. Nessun dorma

E il gioco ricomincia: non è neanche iniziato il festival e già si pensa all’edizione dell’anno prossimo. Conti dedicherà questo festival a Pippo Baudo, non si considera il suo erede ma gli fa piacere quando lo dicono, perché ama, come Pippo, soprattutto la parte organizzativa, “fare il regista sul palco”. In scena, anche lui detta i tempi e gioca volentieri a fare la spalla. Si fa presto a dire Festival alla melissa, nessun dorma. Il caso Pucci insegna: qualcosa succede sempre.

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