Coma Cose e il gioco serissimo di “Cuoricini”: l’analisi della realtà che diventa tormentone

Coma Cose e il gioco serissimo di “Cuoricini”: l’analisi della realtà che diventa tormentone

Entra in testa, si insinua, si impossessa di te, facendoti credere – quando te la ricanti bofonchiando – che sia una buffa e divertente litania, e invece è una condanna senza appello

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«Ma oggi una canzone / dura come un temporale / anche se è molto popolare». La sentenza, severissima, sta nascosta tra i versi giocosi di Cuoricini. I Coma_Cose giocano, ma è un gioco serio; e soprattutto travestono da tormentone una pensosa ricognizione della universale dipendenza da cuoricini social. Che fanno danni alla vita di coppia e alla vita collettiva: «Cuoricini, cuoricini sotto alla notizia “crolla il mondo”». Geniale. Entra in testa, si insinua, si impossessa di te, facendoti credere – quando te la ricanti bofonchiando – che sia una buffa e divertente litania, e invece è una condanna senza appello.

Ma d’altra parte uno svagato e stizzoso cuoricino è forse la reazione intellettual-emotiva più congrua a questo festival 2025: un festival diminutivo salvo che nel numero delle canzoni e nel maestoso share. Conti ha deciso di raccorciare brutalmente lo spazio fra canzone, ha spento gli slanci dei co-conduttori (e soprattutto delle co-conduttrici), ha sfilato collane dal collo dei rapper e qualunque altro orpello. Il monologo, la gag, l’imprevisto: tutto ridotto al minimo, o espunto. Così, la fretta un po’ ansiogena ha dato un timbro un po’ straniante e acuito certi lampi di nervosismo: nelle facce di chi sul palco stava per dire e non diceva, stava per aggiungere e non aggiungeva, stava per scherzare e non scherzava. Via, via, circolare!

Ed è finita che alla fine nessuno scherzava più: Lucio Corsi si è irritato per un saluto in meno a lui e uno di troppo a Topo Gigio, Fedez per una presunta molto presunta censura, Tony Effe per una presunta e un po’ meno che presunta pubblicità che la Rai ha giudicato occulta, Cristiano De André per un cavo staccato che dal bis ha portato al tris di Creuza de mä. Insomma resta l’impressione, alla fine del festival diminutivo, che i cuoricini siano rimasti tali e un po’ inerti: nessuno ha davvero palpitato, nessuno ha sentito aumentare i battiti, se non in quel verso della canzone di Fedez. L’umore generale, sul palco dell’Ariston, in linea con quello del paese: senza veri entusiasmi. Cuoricini raffreddati, distratti, suscettibili, perfino un po’ incazzati.

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