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Il Leone d’oro parla danese: a Venezia trionfa l’unica regista. Per l’Italia zero titoli

La regista May el-Toukhy con il Leone d'oro per il film "Woman unknown" (agf)

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Il massimo riconoscimento al film di May el-Toukhy, e la protagonista vince la Coppa Volpi. L’attore è John Malkovich, miglior regia al contestato “Dau”. Al doc “Naza” il premio speciale della giuria
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VENEZIA – La donna cancellata dalla Storia vince il Leone d’oro. «Gli uomini pagano la guerra con la vita, le donne con il corpo», aveva detto la cineasta May el-Toukhy alla Mostra, raccontando le danesi rasate e umiliate nel dopoguerra per aver avuto relazioni con i soldati tedeschi. La giuria di Venezia guidata da Maggie Gyllenhaal omaggia, premiando il film, anche quelle esistenze rimosse: Woman unknown conquista il massimo premio, la protagonista Mathilde Arcel guadagna la Coppa Volpi. Un premio doppio che è un’eccezione: il regolamento vieta il cumulo e la deroga è consentita solo in caso di voto unanime. Significa molto, anche perché le indiscrezioni raccontano di una giuria divisa in cui non sono mancati scontri. L’Italia, in gara con 5 film, resta fuori dal palmarès e questa sarà probabile materia di discussione nei prossimi giorni.

Mathilde Arcel bacia la Coppa Volpi per la migliore interpretazione …

VENEZIA – La donna cancellata dalla Storia vince il Leone d’oro. «Gli uomini pagano la guerra con la vita, le donne con il corpo», aveva detto la cineasta May el-Toukhy alla Mostra, raccontando le danesi rasate e umiliate nel dopoguerra per aver avuto relazioni con i soldati tedeschi. La giuria di Venezia guidata da Maggie Gyllenhaal omaggia, premiando il film, anche quelle esistenze rimosse: Woman unknown conquista il massimo premio, la protagonista Mathilde Arcel guadagna la Coppa Volpi. Un premio doppio che è un’eccezione: il regolamento vieta il cumulo e la deroga è consentita solo in caso di voto unanime. Significa molto, anche perché le indiscrezioni raccontano di una giuria divisa in cui non sono mancati scontri. L’Italia, in gara con 5 film, resta fuori dal palmarès e questa sarà probabile materia di discussione nei prossimi giorni.

Mathilde Arcel bacia la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile conquistata con "Woman unknown" (reuters)

L’elenco dei premi è una fotografia dei tanti temi politici che hanno attraversato la Mostra: il corpo delle donne, Gaza, l’Ucraina, il totalitarismo, il lavoro. E rovescia simbolicamente la polemica sulla presenza femminile. Su 21 titoli, solo el-Toukhy firmava da sola e l’aggiunta tardiva di Naza, diretto da Yuval Abraham con Rachel Szor, aveva prodotto la formula amara di “una regista e mezza”. Entrambe sono state premiate. La presidente Gyllenhaal a inizio rassegna aveva affrontato il tema con una battuta: «Immagino sia finalmente emerso che gli uomini fanno film migliori delle donne». El-Toukhy aveva parlato di un problema strutturale: budget inferiori, meno accesso ai festival.

Una scena di "Woman unknown" 

In Woman unknown Marie sta per sposare il ricco vedovo di cui è domestica ma il rapporto avuto in passato con un soldato tedesco minaccia di far crollare la nuova esistenza e per difendersi è pronta a sacrificare un’altra donna. Una figura ambigua alla quale Arcel restituisce paura e durezza. «Dedico la Coppa Volpi alle migliaia di donne che hanno vissuto ciò che raccontiamo nel film» dice sul palco, mente el-Toukhy si rivolge idealmente alla figlia: «Guardati intorno, usa la tua voce contro la disumanizzazione, parla per chi è stato abbandonato e ridotto al silenzio».

Rachel Szor e Yuval Abraham, autori di "Naza" 

Dalle voci cancellate dalla Storia a quelle che rompono il silenzio sul presente. Vince il Premio speciale della giuria Naza, accolto dal Lido da 24 minuti di applausi. Girato sui tetti di Tel Aviv, nasce da tre anni d’inchiesta con il Guardian e dalle testimonianze di 24 militari israeliani. Il titolo indica il numero previsto di vittime civili in un attacco. L’Idf contesta le fonti anonime, mentre gli autori rivendicano verifiche rigorose e testimonianze incrociate. Abraham sul palco attacca: «Politici e giornalisti israeliani contestano il film senza averlo visto, per non confrontarsi con la realtà. È il nostro Paese a commettere questi crimini e Naza dovrebbero vederlo tutti gli israeliani».

Naza, i registi del film a Venezia: “La pace è diventata il nemico. Tutta la vita umana è sacra"

Il Gran Premio della Giuria va a Possible love di Lee Chang-dong, film Netflix su due coppie divise dalla classe sociale. Ilya Khrzhanovsky vince la regia con Dau, ispirato al fisico Lev Landau e alla bomba atomica sovietica. Contestato da Kiev, il regista — che ha rinunciato alla cittadinanza russa — lo difende come un atto d’accusa contro ogni totalitarismo. Sul palco ricorda le duemila persone coinvolte: «Molte sono ucraine, dedico loro il premio, agli ucraini che combattono per la libertà, la pace e la vittoria. Io credo in loro». Sua madre — presente in sala — è nata in Ucraina, «lei e papà sono, in qualche modo, coautori del film».

Ilya Khrzhanovsky, premiato per la migliore sceneggiatura di "Dau", di cui è anche regista (lapresse)

John Malkovich, assente perché su un set, vince la Coppa Volpi per Wild horse nine di Martin McDonagh, ambientato alla vigilia del golpe cileno del 1973. A Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce il riconoscimento per la sceneggiatura di Un bon petit soldat, con l’ottima Alba Rohrwacher vittima e ingranaggio della violenza aziendale, «non c’è vittoria di un sistema senza la vittoria di un linguaggio», ci ha spiegato Brizé. E il linguaggio del cinema, alla Mostra, ha dimostrato di aver ancora la forza di metterli entrambi in discussione.

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