Da “Woman unknown” a “Naza”, quando arrivano al cinema i film vincitori di Venezia 83

Da “Woman unknown” a “Naza”, quando arrivano al cinema i film vincitori di Venezia 83

Tutti i titoli premiati alla Mostra escono in sala, per qualcuno c’è già la data a cominciare da “I figli della scimmia” con Riccardo Scamarcio che esce 17 settembre

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Venezia – La Mostra è finita, archiviati i giudizi dei critici e il verdetto della giuria arriva il momento in cui i film incontrano il pubblico, ecco dove e quando si potranno vedere i titoli premiati a Venezia 83.


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Il film trionfatore della 83esima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia – Leone d’oro e Coppa Volpi alla migliore attrice – il danese Woman unknown non ha ancora data di uscita ma sarà nelle sale in questa stagione distribuito da Lucky Red. Quindi non potete ancora cerchiare di rosso la data sul calendario ma tenete d’occhio questo film potente.

L’unica regista in concorso – prima dell’arrivo in seconda battuta del documentario Naza firmato a quattro mani - May el-Toukhy danese (di papà egiziano) cresciuta tra Herlev e il Cairo firma Woman unknown, un film storico che dialoga con l’oggi. Protagonista Marie che sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia. Per lei, il matrimonio significa diventare la signora della casa, ma c’è un segreto che potrebbe mandare tutto in frantumi: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Ora, nell’anarchia del dopoguerra, mentre quotidianamente donne vengono rapate, dileggiate e offerte alla pubblica piazza quel passato torna a presentarle il conto. E Marie è pronta a tutto pur di difendere la vita che si è conquistata, trasformandosi da vittima in carnefice. La interpreta l’attrice danese Mathilde Arcel, 30 anni e una gavetta nelle serie tv del suo Paese prima di questo ruolo da protagonista che l’ha consacrata.

Il Leone d’argento – Gran Premio della giuria, il film sudcoreano Possible love avrà una doppia uscita. Arriverà in un numero limitato di sale il 23 ottobre ma subito dopo, il 6 novembre arriverà su Netflix. Il film del regista Lee Chang-Dong amato dai festival europei – a Cannes ha vinto il premio alla sceneggiatura per Poetry nel 2010 e a Venezia il Leone d’argento nel 2002 per Oasis – è la storia di due coppie sposate – da una parte un lavoratore che è stato licenziato e la sua compagna, dall’altra una regista di documentari e suo marito – le cui strade si incrociano durante la realizzazione di un documentario, portandoli a confrontarsi con vite diverse e desideri inespressi.

Il Leone d’argento – premio per la miglior regia, il film del regista russo dissidente Ilya Khrzhanovsky non ha ancora una distribuzione italiana ma sicuramente questo riconoscimento importante lo aiuterà a trovarla. Il film – dedicato alla figura di Lev Landau, fisico premio Nobel che sviluppò i primi ordigni nucleari sovietici e fu per decenni a capo dell’Istituto di fisica a Mosca contribuendo “controvoglia” alla prima bomba nucleare sovietica – era il film più audace a livello produttivo e più fuori degli schermi del concorso. Un progetto durato 20 anni e che ha prodotto un film di 195 minuti che si snoda attraverso diversi decenni ed esplora temi come la scienza, la libertà, l'intimità, il potere, la moralità e la responsabilità individuale all'interno di una società totalitaria.

Arriva al cinema il 5 novembre, distribuita da The Walt Disney Company, la scoppiettante commedia nera Wild horse nine del regista britannico di origine irlandese Martin McDonagh (Gli spiriti dell’isola e Tre manifesti a Ebbing Missouri),ambientata poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ. John Malkovich, 72 anni, titoli di culto come Le relazioni pericolose, Essere John Malkovich, Nel centro del mirino e L'impero del sole e due candidature agli Oscar ma nessuna statuetta, ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile e prenotato la candidatura agli Oscar. In conferenza stampa si era schermito rispetto alla possibile nomination: “Ho avuto una carriera molto lunga e collaborazioni con attori e autori fantastici ma non mi sento in competizione con nessuno. Per me la cosa più bella è che il film riceva attenzioni. Per quel che riguarda il mio futuro non ho intenzioni di scrivere un libro di memorie e non ho piani per la pensione. Credo che saranno gli altri a decidere quando sarà il momento per ritirarmi”. Infatti non era presente alla premiazione in Sala Grande perché impegnato su un set.

Un bon petit soldat di Stéphane Brizé – premiato per la miglior sceneggiatura – arriverà nelle sale in questa stagione distribuito da I Wonder. Il cinema del regista francese si riconosce da due elementi: Vincent Lindon, quasi sempre protagonista, e il tema con cui continua a distanza di anni a dialogare in modo sempre originale e provocatorio: il lavoro (sua la trilogia La legge del mercato, In guerra e Un altro mondo). Un bon petit soldat ha invece per protagonista Carla, interpretata da Alba Rohrwacher, una dirigente brillante e interamente votata al lavoro ma dietro un’apparenza impeccabile nasconde una profonda insicurezza. È riuscita a costruirsi una carriera di successo, a scapito del tempo trascorso con il suo bambino, e della pressione che inevitabilmente trasmette al figlio. Quando ottiene un nuovo incarico con maggiore responsabilità si trova a dover prendere delle decisioni difficili che mettono in crisi i suoi valori.

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Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor sarà al cinema il 28, 29 e 30 settembre, distribuito da I Wonder. E vi consigliamo di andarlo a vedere. Il potente film dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor girato di notte sui tetti di Tel Aviv. Il documentario di 80 minuti – il film più breve e più sconvolgente dei 21 in concorso – è il frutto di un lavoro di inchiesta dei filmaker in collaborazione con il Guardian con l’obiettivo di svelare i meccanismi dietro le calcolate uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele, ovvero Naza termine militare che indica le vittime collaterali. Mentre la vita di tutti i giorni scorre dietro le finestre dei grattacieli della città israeliana, 24 ufficiali dell’IDF che sotto anonimato – chi perché pentiti del proprio operato e chi convinti di aver fatto il proprio dovere – hanno accettato di raccontare cosa accade nel quartier generale di Tel Aviv da cui partivano i bombardamenti sui palazzi di Gaza. Un premio che arriva a un anno dal Leone d’argento (e il mancato Leone d’oro) per La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, la regista tunisina quest’anno in giuria.

Il premio Marcello Mastroianni, dedicato ai talenti emergenti, è andato alla ventitreenne francese Malou Khebizi per il film 15/18 (A place to heal) di Cédric Kahn che interpreta Lucia una diciassettenne che torna nel reparto psichiatrico per adolescenti di un ospedale. Il regista di Roberto Succo e Il caso Goldman, 60 anni, costruisce insieme alla sua co-sceneggiatrice Kahina Le Querrec un affresco di una generazione alle prese con traumi profondi ma anche un’incontenibile energia. Un film importante che ci interroga sul nostro ruolo di adulti e sulle nostre responsabilità nei confronti dei ragazzi. Arriverà in sala con IWonder.

Infine, ma è il primo ad arrivare in sala, il 17 settembre con Medusa, l’unico film italiano a essere stato premiato: I figli della scimmia, opera prima del regista Tommaso Landucci. Che ha vinto nella sezione Orizzonti il premio per la sceneggiatura e quella al miglior attore che è andato a Riccardo Scamarcio anche produttore del film. Il film, scritto da Landucci con Damiano Femfert, racconta le difficoltà di un padre nel misurarsi con i propri limiti nel gestire le difficoltà del figlio disabile, interpretato da Andrea Aggio.

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