“Anora”, il film da cinque Oscar. Il regista dal palco: “Andate in sala”

“Anora”, il film da cinque Oscar. Il regista dal palco: “Andate in sala”

Il film trionfatore è nei cinema

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Ani è una ventitreenne spregiudicata, esperta di lapdance e lontanissima dal cliché della prostituta sfruttata, conosce i suoi diritti sindacali (anche se non li ha) e le sue unghie a farfalla sono pronte a graffiare. È una sex worker e ha tutte le carte per fare la sua strada.


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Anora di Sean Baker, regista indie americano di Tangerine e Un sogno chiamato Florida, ha conquistato ben cinque premi Oscar compreso miglior film, miglior regia, miglior montaggio, miglior sceneggiatura e miglior attrice protagonista. Il regista dal palco ha lanciato un appello: “In un mondo in cui ci sono divisioni, il ruolo del cinema è ancora più importante. Le sale indipendenti fanno fatica a resistere, durante la pandemia abbiamo perso migliaia di sale cinematografiche. Ai registi dico di fare film da proiettare al cinema, ai distributori di lavorare sulle uscite nei cinema e ai genitori di portare i figli in sala, loro saranno la prossima generazione di cinefili".

Si entra in un club di New York affollatissimo, la musica è assordante, tavoli gremiti di uomini, l’alcol scorre a fiumi, giovani donne propongono danze erotiche nei privé, i dollari da pizzicare nei tanga delle ballerine. Quando una sera un cliente chiede una ragazza che parli russo (“mia nonna emigrata in America non ha mai imparato l’inglese”) conosce Vanya, di un paio di anni più giovane, figlio di un oligarca, una villa col garage pieno di motori nella Little Odessa di Coney Island. Potrebbe essere una nuova Pretty Woman ma invece è una commedia rocambolesca realistica e a tratti surreali quando Ani, il giovane russo e il gruppo di amici arriva a Las Vegas. Il film con protagonista la giovane Mikey Madison è tornato nelle sale italiane, forte delle nomination agli Oscar, il 20 febbraio.

'Anora', cinque Oscar per la favola sulla sex worker

“L’idea del film nasce dalla lettura di Modern whore, l’autobiografia di Andrea Werhun – aveva spiegato il regista a Cannes dove il film ha vinto l Palma d’oro – volevo esplorare l’esistenza di una giovane sex worker di New York. Ho scritto il personaggio per Mikey (Adison, Scream, C’era una volta a… Hollywood, ndr), le ho chiesto se fosse interessata e che sarei tornato a lei dopo tre mesi. È passato un anno. Il cuore del film sono la forza e la dignità di Anora. Mi interessava affrontare il tema del potere e delle sue dinamiche. Ani è in controllo sempre, anche quando il mondo intorno a lei sta collassando”.

(reuters)

Quando Vanya fa la proposta a Ani di passare con lui una settimana, lei contratta quindicimila dollari. La settimana trascorrerà a colpi di party, tra droga e alcol, videogame e musica rap, festini con gli amici scorrazzati da una parte all’altra degli Stati Uniti con il suo jet privato. Fino ad arrivare a Las Vegas dove Vanya propone a Ani di sposarlo, a quel punto la favola di Cenerentola comincia a mostrare le sue crepe. I ricchi genitori si apprestano a calare per annullare il matrimonio.

Quando gli chiediamo se aveva pensato al parallelo con Pretty woman, seppure in un registro totalmente diverso, ci risponde: “Non ci ho pensato per molto tempo lavorando al progetto, solo durante il montaggio qualcuno mi ha fatto fare caso alle somiglianze. Sono cresciuto negli anni 80 probabilmente quel film ha avuto un effetto su di me, forse esiste un’influenza incosciente. Per me era importante sfruttare alcuni tropi della commedia romantica per un racconto che però fosse radicato totalmente nella realtà. Cosa che Hollywood solitamente non fa”.

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