Nella notte fra domenica e lunedì andrà in scena il rituale più antico, più prestigioso e più stantio del cinema mondiale: a Los Angeles si assegnano i premi Oscar per i film usciti nell’anno solare 2025, e come sempre il valore artistico (sempre opinabile) dei singoli film passerà in secondo piano rispetto al loro legame con l’attualità e alla loro rilevanza politica. È così da sempre. Chi pensa che l’Oscar vada al “film più bello” si illude, anche se qualche volta ovviamente è successo.
È anche successo, come no?, che la cerimonia andasse in scena con gli Stati Uniti in guerra. Nel ’43 e nel ’44 vinsero rispettivamente La signora Miniver di William Wyler e Casablanca di Michael Curtiz, il primo un film sul fronte interno britannico, il secondo un vigoroso melodramma antifascista. Erano i film più belli dell’anno? Non necessariamente. I giurati dell’Academy, che nel frattempo si sono moltiplicati e globalizzati, non votano nel vuoto pneumatico. Annusano, o subiscono, l’aria del …
Nella notte fra domenica e lunedì andrà in scena il rituale più antico, più prestigioso e più stantio del cinema mondiale: a Los Angeles si assegnano i premi Oscar per i film usciti nell’anno solare 2025, e come sempre il valore artistico (sempre opinabile) dei singoli film passerà in secondo piano rispetto al loro legame con l’attualità e alla loro rilevanza politica. È così da sempre. Chi pensa che l’Oscar vada al “film più bello” si illude, anche se qualche volta ovviamente è successo.
È anche successo, come no?, che la cerimonia andasse in scena con gli Stati Uniti in guerra. Nel ’43 e nel ’44 vinsero rispettivamente La signora Miniver di William Wyler e Casablanca di Michael Curtiz, il primo un film sul fronte interno britannico, il secondo un vigoroso melodramma antifascista. Erano i film più belli dell’anno? Non necessariamente. I giurati dell’Academy, che nel frattempo si sono moltiplicati e globalizzati, non votano nel vuoto pneumatico. Annusano, o subiscono, l’aria del tempo.
Per questo sarebbe clamoroso se tra i film stranieri vincesse Un semplice incidente di Jafar Panahi: un film iraniano che denuncia le atrocità del regime di Teheran proprio mentre quello stesso regime viene bombardato; o se invece fosse premiato La voce di Hind Rajab, il film sulla bambina palestinese uccisa a Gaza (all’attore Motaz Malhees è stato negato il visori per entrare negli Usa). O, ancora, se fra i documentari si imponesse Mr. Nobody Against Putin, un film co-prodotto da Danimarca, Repubblica Ceca e Germania ma così russo che più russo non si può, anche se la Russia è contrariata dalla sua candidatura: racconta l’indottrinamento che subiscono gli scolari russi per essere trasformati in perfetti patrioti e futuri soldati, e fa impressione leggere nel database imdb.com, alla voce “star” (interpreti), il nome di Lavrentij Berija. Il famigerato capo della polizia segreta di Stalin si vede ovviamente in filmati di repertorio, ed è uno dei personaggi storici che la Russia di Putin sta disinvoltamente rivalutando.
"Sinners - I peccatori", se balli con il diavolo ti seguirà fino a casa - trailer
Quel che è certo, è che Los Angeles è blindata, con misure di sicurezza eccezionali. Il conduttore della cerimonia Conan O’Brien ha raccontato di come gli autori stiano “limando” ogni battuta, alla ricerca dell’equilibrio “tra divertire il pubblico e riconoscere la realtà che ci circonda”. La politica entrerà nella cerimonia attraverso i film, e quest’anno il premio più politico rischia di essere proprio quello per il miglior film. Se vincesse - come chi scrive ardentemente si augura - Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson sarebbe un voto fortemente anti-Trump.
Il film di Anderson è stato girato nel 2024, prima della rielezione, ma è un’incredibile premonizione del secondo mandato di un presidente che quasi tutti, a Hollywood, detestano. Il problema è che non lo detestano affatto gli oligarchi, da Bezos in giù, che controllano le multinazionali dei media e quindi, indirettamente o meno, il cinema. Sarebbe bello sapere se i grandi capi abbiano fatto o no pressioni perché la cerimonia sia la più anodina possibile. Non ce lo diranno mai, lo dedurremo da due cose: i premiati e i loro eventuali discorsi. Parecchi possibili vincitori appartengono alla Hollywood più radical, e sarà interessante vedere se verranno premiati, ed eventualmente sentire cosa diranno. Noi abbiamo un sogno (impossibile): che fra gli attori vinca Wagner Moura, protagonista del brasiliano L’agente segreto, un militante di sinistra che sicuramente non le manderebbe a dire.
Comunque la gara sembra un duello fra Una battaglia dopo l’altra e I peccatori. Noi tifiamo per il primo, soprattutto per Paul Thomas Anderson: fin qui 14 candidature personali, fra regia sceneggiatura e produzione, e nemmeno una vittoria. È ora di vincere qualche Oscar, PTA: vallo a prendere, è tuo.