Schegge di Sanremo/2 Ray Charles e Toto Cutugno. Mino Reitano e lo striscione solidale

Schegge di Sanremo/2 Ray Charles e Toto Cutugno. Mino Reitano e lo striscione solidale

Secondo appuntamento con le memorie agrodolci di un inviato al Festival

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Una delle edizioni più incredibili della storia fu quella del 1990. Per lavori improcrastinabili al teatro Ariston, il festival fu spostato in un palazzone denominato Palafiori, un enorme costruzione di cemento appena edificata fuori Sanremo, in una frazione chiamata Bussana. Fummo quindi deportati in periferia, in questo enorme e vuoto edificio con una gradinata gigantesca con tanto di balconata dove fu situata la sala stampa. Bastava affacciarsi per vedere il palco in diretta che quell’anno fu gestito da Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci.

Il festival l’aveva preso in mano Adriano Aragozzini che si era messo in testa alcune stravaganti idee, tipo abbinare ai cantanti in gara degli artisti stranieri, ma la più strampalata di tutte fu quella di abbinare Ray Charles a Toto Cutugno, cosa che per ovvie ragioni lasciò tutti increduli, e rimanemmo increduli fino al pomeriggio in cui “the genius”, il leggendario “brother Ray” che aveva insegnato a cantare a più generazioni, era atteso alle prove, dove avrebbe dovuto cantare la canzone di Cutugno. Ricordo che eravamo tutti assiepati sotto il palco come scolaretti, emozionati e ancora dubbiosi. Ray arrivò si sedette al pianoforte e finalmente attaccò Good love gone bad, ovvero la sua versione di Amori, il pezzo che Cutugno aveva presentato in gara. Ci guardavamo stupiti perché del pezzo di Toto non era rimasto granché, con poche variazioni e due note spostate, il pezzo era praticamente un altro e così l’ordine naturale delle cose fu in un certo senso ristabilito.

Ma l’edizione 1990 va ricordata anche perché fu l’unica volta nella storia in cui i giornalisti accreditati riuscirono a irrompere per una manciata di secondi nella diretta televisiva. Successe perché malgrado tutto, malgrado il grado di sofferenza di fondo che si viveva come inviati al festival, c’era più umanità, e insomma poteva accadere di incontrare nella hall dell’albergo Mino Reitano che ti guardava dritto negli occhi col suo sguardo lucido e malinconico e ti chiedesse con tono lacrimoso: “ma tu perché ce l’hai con me” e ti toccava spiegargli che no, non era così, che tu non avevi nulla di personale contro di lui, era solo il normale gioco delle parti, anzi era soprattutto un gioco, una gara, se gli avevi messo 3 non era per cattiveria ma solo perché la sua canzone non era esattamente quello che intendevo per buona musica, ma per carità era solo un parere personale, magari sbagliato e lui poteva contare sul suo affezionato pubblico.

Ricordo che raccontai l’episodio ad alcuni colleghi e ci dicemmo che in effetti, alla fine, perché accanirsi sul povero Reitano che tanto per il resto dell’anno, fuori dal festival, non ci sarebbe più capitato di incontrarlo. Ci sentimmo anche in colpa per averlo sistematicamente maltrattato negli anni precedenti e quindi dicemmo basta, facciamo pace, tranquillizziamolo, e così, in un raro momento di goliardia, arrivammo a costruire uno striscione con scritto “Mito Mino” e lo dispiegammo dalla balconata del tetro e colossale bunker di cemento, approfittando della occasione unica che ci si presentava ovvero che la balconata della sala stampa fosse visibile dal palco.

Marcello Mencarini / rosebud2
Marcello Mencarini / rosebud2 

Arrivato Reitano sul palco partì il coro “Mino Mino” e Johnny Dorelli si interruppe e si chiese cosa stesse succedendo, segnalando lo striscione a Reitano che però la prese male, pensando all’ennesima presa in giro e che eravamo irrimediabilmente cattivi, mentre da parte nostra era stato un tentativo di riconciliazione. Del resto anche Aragozzini non era stato clemente con lui, considerando che aveva portato a segno diversi colpacci, aveva abbinato La Toya Jackson a Marcella Bella, Miriam Makeba a Caterina Caselli, e invece a Reitano toccò tale Valeria Lynch di cui è difficile trovare tracce. Quell’anno vinsero, ampiamente annunciati, i Pooh, Cutugno arrivò secondo per il quarto anno consecutivo, e al terzo arrivò Vattene amore, ovvero “trottolino amoroso” che fu cantata da tutta Italia e in abbinamento da Nikka Costa, anche se di questo dettaglio non abbiamo praticamente alcuna memoria. (2. continua)

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