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'The Birth of a nation', così nasce una Nazione nel ricordo degli schiavi

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
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Scritto, diretto e interpretato da Nate Parker, attore alla prima esperienza registica, The Birth of a Nation non nasconde le sue ambizioni: fino dal titolo, che è lo stesso di un capolavoro del cinema muto. Del monumentale film di David W. Griffith, però, Nate ribalta la prospettiva: da razzista che era quello, il suo è raccontato dal punto di vista degli schiavi. Nathaniel, figlio di una schiava (il personaggio è storico), diventa ministro del culto; assistendo a prepotenze e umiliazioni contro la sua gente, però, si converte in predicatore (ma anche un po' in sciamano) e rilegge in modo nuovo gli episodi della Bibbia. Storia di una rivolta sanguinosa nella Virginia del 1931 il film — si diceva — è ambizioso. Troppo. Per quanto s'impegni visibilmente, e sia fiancheggiato da un buon cast di supporto, Parker non ha il fiato per sostenerlo da capo a fondo. Se nella prima parte trova un buon passo e una certa potenza, andando avanti sconta la mancanza di sfumature; e, nel finale, diventa più predicatorio del suo eroe.

THE BIRTH OF A NATION
Regia di Nate Parker
Con Armie Hammer, Gabrielle Union, Penelope Ann Miller
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