'Il medico di campagna', quelle storie a lieto fine che fanno bene alla salute
Roberto Nepoti
Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile
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Il cinquantenne Jean-Pierre è un dottore alla vecchia maniera, che cura i malati sette giorni su sette, ventiquattro ore al dì. Si considera insostituibile; ma quando scopre di avere un cancro, deve accettare l’aiuto di Nathalie, dottoressa neolaureata (però con una solida esperienza da infermiera). Anche se non vorrebbe cederle neppure un palmo del suo potere, che confina spesso con quello di vita o di morte.
Il medico di campagna, il film fra medicina e globalizzazione
Premesso che si tratta di un bel film, un feel-good-movie alla francese con qualche venatura amara, Il medico di campagna darà materia di discussione agli spettatori. Molti dei quali, come pazienti, rimpiangono l’umanesimo della medicina porta-a-porta a fronte di quella impersonale di oggi, quando il dottore è sempre meno un confidente e sempre più un “tecnico”.
E tuttavia Thomas Lilti, che ha esercitato a lungo come medico prima di soccombere al virus del cinema, non fa prediche ma si limita a porre la questione, che è seria. Senza mai dimenticare che sta raccontando una storia di “caratteri”; e lo fa molto bene.