'Orecchie' e altri misteri in una Roma in bianco e nero
Paolo D'Agostini
Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
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Ha le sue buone ragioni l’autore Alessandro Aronadio a parlare di gusto umoristico “quasi ebraico” e a definire il suo Orecchie “un on the road a piedi lungo un giorno, una tragicomica via crucis attraverso una Roma in bianco e nero”. L’inusuale fotografia in bianco e nero è la cifra, che all’occhio contemporaneo risulta fatalmente stravagante e sofisticata, di questa commedia nera, romana nell’ambientazione ma non molto italiana nello spirito. Un improvviso fischio alle orecchie, disagio fisico e metafora di disagio esistenziale, accompagna il brusco risveglio e poi l’intera giornata del protagonista, kafkianamente segnata da una serie di misteri, incomprensioni, assurdità da incubo. Un mondo e relazioni che risultano tutti sconosciuti e ostili all’uomo: dalle due suore che gli irrompono in casa al mefistofelico medico che lo terrorizza, dalla fidanzata dentista che prima di uscire gli ha lasciato sul frigo un postit per informarlo del decesso di un presunto amico Luigi mai conosciuto al prete poco rassicurante Rocco Papaleo.
ORECCHIE
Regia di Alessandro Aronadio
Con Daniele Parisi, Silvia D'Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo
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