'Il senso di una fine', una lettera scatena il lungo filo della memoria
Roberto Nepoti
Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
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Adattamento del breve romanzo – in parte autobiografico - di Julian Barnes Il senso di una fine (ed. Einaudi), un film di produzione inglese diretto dal regista delle Nostre anime di notte. Se là dominava il gioco di coppia tra Robert Redford e Jane Fonda, qui tengono banco i due britannici Jim Broadbent e (in una parte più breve) Charlotte Rampling. Tony Webster, divorziato alla vigilia della settantina, riceve una lettera che lo induce a fare il bilancio della propria vita: tra fallimenti sentimentali e amicizie travagliate, inclusa quella con un suicida. Saranno autentici, i ricordi, oppure “ritoccati” dalla mente di chi li evoca? Per rivelarci gli elementi del racconto a rilascio lento, l’indiano Ratesh Batra varia dal presente al passato e viceversa, sempre sul filo della memoria. Un film che non addita né colpevoli né innocenti, tutto al servizio (come l’altro citato) di attori navigatissimi. Cinema di parola, teatrale in senso non spregiativo, con una regia competente ma senza picchi.
IL SENSO DI UNA FINE
Regia di Ratesh Batra
Con Jim Broadbent, Michelle Dockery, Charlotte Rampling OOO