MILANO - Che Marco Mengoni sia un artista multiforme lo dimostrano una voce variegata e di grande estensione, la capacità di navigare tra i generi musicali, passando dal pop più melodico a richiami Motown, le trasformazioni di look sul palco. Insomma, è uno che ama essere e fare molte cose diverse, senza fare scelte precise o forse facendone mille. Ieri è stato multiforme anche il concerto di debutto del suo nuovo tour L'essenziale, stesso nome della canzone con cui ha vinto Sanremo. Prima parte quasi da crooner, seconda da rocker, scatenato, in trionfo.
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Freddezza acustica.Marco parte impalato dietro al microfono, vestito di nero (Ferragamo) con l'unica eccezione delle sneaker bianche, muovendo pressoché solo la bocca con Prontoacorrere, Evitiamoci, Bellissimo e Non passerai, canzoni sicuramente più intimiste. Complice la scelta del posto, il teatro degli Arcimboldi, il risultato è di una certa freddezza: acustica non perfetta per il rock, netta separazione tra palco e pubblico che perdipiù soffriva assai, giovanissimo com'era, a dover restare seduto sulle poltroncine senza potersi dimenare. Aggiungiamo 25 giorni di antibiotici e una certa emozione (leggasi, fifa) di Marco stesso, e il quadro è chiaro. Per fortuna che caldissime erano appunto le circa 2mila ragazzine che avevano riempito il teatro per sostenere il proprio beniamino, pronte a schiamazzare d'amore per qualunque cosa succedesse. Sul palco, nove tralicci che regalavano giochi di luce, "potrebbero fungere da antenne, per trasmettervi tutti i miei grazie".
La seconda parte fa ballare. Che neanche lui sia troppo contento è stato chiaro quando quasi a metà scaletta ha detto ai tecnici: "Ancora non ci siamo con lo shuffle". E da lì, com'è come non è, tutto è migliorato. Dopo l'intervallo - "fatto perché possiate condividere tutto quello che avete visto e filmato", solo che gli Arcimboldi sono schermati, quindi foto e video sono restati dentro i telefonini - Marco si ripresenta vestito tutto di viola, "alla faccia della scaramanzia", cambiando anche il look dello show. Che diventa decisamente più rock, caldo, quasi psichedelico se pensiamo a una introduzione alla Pink Floyd di Un'altra botta. Insomma, un altro spettacolo, dove al calore del pubblico si unisce quello del palco, finalmente. Una formula voluta, come ammette in camerino: "La prima parte serve per scaldare i muscoli, la seconda per ballare". E per scorrazzare sul palco, finalmente #Prontoacorrere come si chiama il nuovo album. Un crescendo rock che ha divertito anche chi non è propriamente un fan e che ha mostrato le potenzialità di Mengoni, ancora in parte inespresse come logico in un 24enne. "È uno spettacolo più europeo che dipende molto anche dalla mia nuova squadra artistica, stavolta provo anche a imbracciare una chitarra in I got the fear, pur non avendola mai suonata in passato e avendo interrotto le lezioni che ho provato a seguire".
Scaletta da limare. Molte di più, e molto più divertenti, anche le chiacchiere tra una canzone e l'altra, come l'aneddoto di quando doveva suonare al Forum di Assago ma arrivando in ritardo e senza pass: "Gli addetti alla sicurezza non mi volevano fare entrare, non c'è stato verso. Fino a quando non gli ho detto di guardare che la mia faccia era riprodotta sul loro, di pass". Scaletta da limare nei prossimi appuntamenti, "a Milano, dove ora vivo, ho voluto dare tutto il possibile". Ma il tour è destinato a cambiare: ancora alcune date teatrali, (tra queste 20 maggio Colosseo di Torino, 21 Carlo Felice di Genova, 23 Verdi di Firenze, 26 Augusteo di Napoli, 29 Auditorium di Roma) dove si spera ci siano meno inconvenienti che agli Arcimboldi, poi in estate si passa all'aperto (8 luglio Brescia, 10 Siena, 4 agosto Paestum, 18 agosto Macerata, 26 Taormina). Per tornare agli Arcimboldi il 25 settembre e chiudere il 28 al Gran Teatro di Roma.
Prossimo impegno. Ma il prossimo impegno è l'Eurovision Song Contest, una volta noto come Eurofestival, dove andrà da vincitore di Sanremo e proprio con L'essenziale, dal domenica 12 a sabato 18 a Malmö: "In Svezia porterò una bandiera italiana e mi presenterò elegantissimo: in quel momento rappresento un Paese sinonimo nel mondo di eleganza".
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Freddezza acustica.Marco parte impalato dietro al microfono, vestito di nero (Ferragamo) con l'unica eccezione delle sneaker bianche, muovendo pressoché solo la bocca con Prontoacorrere, Evitiamoci, Bellissimo e Non passerai, canzoni sicuramente più intimiste. Complice la scelta del posto, il teatro degli Arcimboldi, il risultato è di una certa freddezza: acustica non perfetta per il rock, netta separazione tra palco e pubblico che perdipiù soffriva assai, giovanissimo com'era, a dover restare seduto sulle poltroncine senza potersi dimenare. Aggiungiamo 25 giorni di antibiotici e una certa emozione (leggasi, fifa) di Marco stesso, e il quadro è chiaro. Per fortuna che caldissime erano appunto le circa 2mila ragazzine che avevano riempito il teatro per sostenere il proprio beniamino, pronte a schiamazzare d'amore per qualunque cosa succedesse. Sul palco, nove tralicci che regalavano giochi di luce, "potrebbero fungere da antenne, per trasmettervi tutti i miei grazie".
La seconda parte fa ballare. Che neanche lui sia troppo contento è stato chiaro quando quasi a metà scaletta ha detto ai tecnici: "Ancora non ci siamo con lo shuffle". E da lì, com'è come non è, tutto è migliorato. Dopo l'intervallo - "fatto perché possiate condividere tutto quello che avete visto e filmato", solo che gli Arcimboldi sono schermati, quindi foto e video sono restati dentro i telefonini - Marco si ripresenta vestito tutto di viola, "alla faccia della scaramanzia", cambiando anche il look dello show. Che diventa decisamente più rock, caldo, quasi psichedelico se pensiamo a una introduzione alla Pink Floyd di Un'altra botta. Insomma, un altro spettacolo, dove al calore del pubblico si unisce quello del palco, finalmente. Una formula voluta, come ammette in camerino: "La prima parte serve per scaldare i muscoli, la seconda per ballare". E per scorrazzare sul palco, finalmente #Prontoacorrere come si chiama il nuovo album. Un crescendo rock che ha divertito anche chi non è propriamente un fan e che ha mostrato le potenzialità di Mengoni, ancora in parte inespresse come logico in un 24enne. "È uno spettacolo più europeo che dipende molto anche dalla mia nuova squadra artistica, stavolta provo anche a imbracciare una chitarra in I got the fear, pur non avendola mai suonata in passato e avendo interrotto le lezioni che ho provato a seguire".
Scaletta da limare. Molte di più, e molto più divertenti, anche le chiacchiere tra una canzone e l'altra, come l'aneddoto di quando doveva suonare al Forum di Assago ma arrivando in ritardo e senza pass: "Gli addetti alla sicurezza non mi volevano fare entrare, non c'è stato verso. Fino a quando non gli ho detto di guardare che la mia faccia era riprodotta sul loro, di pass". Scaletta da limare nei prossimi appuntamenti, "a Milano, dove ora vivo, ho voluto dare tutto il possibile". Ma il tour è destinato a cambiare: ancora alcune date teatrali, (tra queste 20 maggio Colosseo di Torino, 21 Carlo Felice di Genova, 23 Verdi di Firenze, 26 Augusteo di Napoli, 29 Auditorium di Roma) dove si spera ci siano meno inconvenienti che agli Arcimboldi, poi in estate si passa all'aperto (8 luglio Brescia, 10 Siena, 4 agosto Paestum, 18 agosto Macerata, 26 Taormina). Per tornare agli Arcimboldi il 25 settembre e chiudere il 28 al Gran Teatro di Roma.
Prossimo impegno. Ma il prossimo impegno è l'Eurovision Song Contest, una volta noto come Eurofestival, dove andrà da vincitore di Sanremo e proprio con L'essenziale, dal domenica 12 a sabato 18 a Malmö: "In Svezia porterò una bandiera italiana e mi presenterò elegantissimo: in quel momento rappresento un Paese sinonimo nel mondo di eleganza".