ROMA - "Piaccio così tanto ai bambini perché sembro un cartone animato. E' l'unica spiegazione che riesco a trovare". E in effetti di umano sembra avere poco Psy, nome d'arte di Park-Jae Seng, 35enne star planetaria grazie a quella Gangnam Style che ha fatto ballare tutto il mondo. Con un incedere un po' rigido, un viso che sembra plasmato nella cera, un completo scuro di foggia militare con le mostrine, si presenta alla stampa in un grande albergo di via Veneto a poche ore dalla sua esibizione allo stadio Olimpico, prima della Tim Cup, il derby Roma-Lazio. L'artista di Seul porta con sé quel miliardo e mezzo di visualizzazioni su YouTube (e oltre 7 milioni di "like") che in una stagione lo hanno fatto diventare un fenomeno senza eguali. Ora tenta il bis con Gentlemen, il suo nuovo singolo, che al suo debutto in rete ha registrato in un solo giorno 22 milioni di clic. Sei album all'attivo in Corea, il suo paese, in autunno comincerà a lavorare al settimo, il primo da lanciare su scala internazionale.
È la prima volta che viene in Italia, "la prima per lavorare - precisa - in verità sono già stato qui da turista nel 2009". Un'iniziativa fortissimamente voluta da Telecom "per restituire allo sport, al calcio in particolare, tutto il suo portato di gioia e divertimento - spiega Carlotta Ventura, direttore Domestic Media di Telecom Italia - una specie di Superbowl insomma, con la star prima del fischio d'inizio, una spettacolarizzazione del grande evento sportivo per creare sinergia fra chi fa sport e chi fa spettacolo, in fondo in entrambi i casi c'è di fronte un pubblico da accontentare". La prima performance italiana di Psy in Italia è stata trasmessa in esclusiva su Cubomusica.it. "E ringraziamo Psy - aggiunge Carlotta Ventura - perché è qui per una cifra, pagata tutta da Telecom senza incidere affatto sui biglietti della partita e infinitamente lontana da quel milione e 300 mila euro di cui ho letto su alcuni giornali, parliamo di cifre inferiori a un decimo di quelle che sono state scritte".
"Scusate ma mi siedo - dice Psy - vengo da Singapore e ho fatto un volo di dodici ore", poi parla subito del suo sosia che nei giorni scorsi ha imperversato al festival di Cannes e che, vestito esattamente come lui, ha firmato autografi e si è imbucato alle feste più glamour facendosi fotografare con gli invitati. "L'ho trovato divertente, anche se in realtà ha bevuto un sacco di champagne e ha fumato moltissime sigarette in pubblico, quindi un lieve danno alla mia immagine l'ha creato" dice l'artista, che evidentemente preferisce fumare lontano da occhi indiscreti visto che fra le sue richieste per il soggiorno romano ci sarebbero state una stanza per fumatori munita di un forno a microonde per cucinare gli amati noodles. Richieste accordate a una star la cui vita "è divisa in due - spiega - prima di Gangnam e dopo Gangnam: faccio musica da dodici anni ma mi conoscevano solo in Corea del Sud, mentre grazie a Gangnam sono riuscito a varcare quei confini, ho viaggiato in trenta paesi del mondo, ho collaborato con artisti molto importanti e partecipato a grandi eventi. Sicuramente la mia vita è molto cambiata, fosse solo per il fatto che è dallo scorso settembre che non torno a casa...".
Tanti paesi tranne uno: pochi mesi fa, presentando Gentleman nello stadio di Seul ha detto "gridiamo forte affinché possano sentirci anche di là", intendendo con "di là" la Corea del Nord. "Ma in realtà non so se mi conoscano anche lì, non arriva alcuna notizia e, come sapete, fra i due paesi non c'è alcuna forma di comunicazione". Ma i suoi orizzonti ormai sono altri, si è esibito anche per il presidente americano Barack Obama ma non prima di aver chiesto scusa per un brano del 2004, fortemente antiamericano, in cui pronunciava espressioni tipo "ammazziamo gli yankee". "Non era quello il senso della frase - taglia corto - ci dev'essere stato un errore di traduzione, io volevo cantare un brano contro la guerra e con il passare del tempo mi sono reso conto che la violenza appartiene al mondo intero e non a una sola superpotenza".
Di musica italiana non conosce granché, dell'Italia gli piace "la passione", dice che la cosa che più lo ha stupito del nostro paese è stato "vedere i flashmob con decine di migliaia di persone che ballavano Gnagnam Style, solo una forte passione può portare a far cose di questo genere ed è la stessa che anima il mio paese, in questo siamo molto simili". E capisce anche quanta passione ci sia allo Stadio Olimpico, "anche nel mio paese ci sono incontri sportivi di questo tipo e ho l'esatta percezione dell'atmosfera, così come ho chiaro quale sia il mio compito: far divertire e rilassare". Prima di lui, la Junior Tim Cup con duemila ragazzini che lo aspettano con ansia, "so di piacere ai bambini, il riscontro ce l'ho in casa con le mie due gemelline e penso che sia dovuto al fatto che ricordo un cartone animato". Invece ormai è una superstar totalmente inserita nello showbusiness, che ha conosciuto dopo e grazie a Gangnam, "un mondo pieno di difetti, è vero, ma quale business non ne ha? Direi che il peggiore sta nel fatto che la fama può finire presto, così come è arrivata".
Psy in Italia, passione per grandi e piccini: "I bimbi mi amano, sembro un cartoon"
ALESSANDRA VITALI
L'artista sudcoreano per la prima volta nel nostro paese in occasione del derby Roma-Lazio. "La mia vita è divisa in due fasi: prima e dopo Gangnam Style. Ora sono una star, ma so che può finire in qualsiasi momento